mercoledì 15 aprile 2026

E con la Pasqua non possono mancare le “scarcelle”!


Foto Antonella Tartaro

Io sono molto legata alla mia terra, nonostante i tantissimi anni trascorsi lontano dalla Puglia, tra studi e attività lavorativa, ma con molto piacere ancora mi diletto a riproporre preparazioni tradizionali che la mamma o le donne di casa (nonna, zie, …) facevano un tempo quando la vita quotidiana e i giorni di festa, o che precedevano la festa, erano “frenetici” di attività casalinghe e gastronomiche che ancora porto con me nei ricordi più belli. Vale anche per il Natale, il Capodanno, e persino per la “Salsa”, quando in estate, tra agosto e settembre, si era intenti alla preparazione delle conserve di pomodoro per l’inverno (passata di pomodoro oblungo “Pomodoro di San Marzano” che vedeva tutti i componenti della famiglia impegnati per diversi giorni, addirittura dalla fase di raccolta del pomodoro, in certe occasioni).

Torno alla Pasqua e alla preparazione delle scarcelle. La Scarcella è un dolce tipico della tradizione gastronomica pasquale pugliese e si prepara nei giorni durante la Settimana Santa o nei giorni a essa precedenti, e viene donata ad amici e parenti in segno augurale di “rinascita” e simbolo di pasqua, con il forte richiamo religioso alla Resurrezione di Cristo.

“L'etimologia del suo nome è dibattuta: potrebbe provenire dal termine scarsella, poiché probabilmente in origine era una pietanza da viaggio, di facile trasporto e adatta a essere messa in borsa. Ancora oggi, in alcune zone, è uso comune modellare la scarcella dandole la sagoma di una borsa stilizzata” (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Scarcella).

Ho letto e ascoltato altre versioni, tra cui quella in dialetto gravinese dove il termine “scarcedd” sta per “scarcerato-liberato” e quindi riconducibile al significato religioso di liberazione dal peccato originale.

La forma tradizionale di questo dolce è quella di un cestino piatto con manico ma viene anche modellata con la sagoma di colomba, di coniglietto, di campana, di cuore, di “pupa”, etc. Essa tradizionalmente ha come decorazione uno o più uova sode non sgusciate, incorporate a seconda della forma, e arricchita da codette colorate, perline d’argento di zucchero, ovetti di cioccolato, etc.

La ricetta, come la maggior parte delle ricette tradizionali di dolci pugliesi, prevede l’utilizzo di ingredienti poveri, semplici e genuini come uova, farina, zucchero, latte e olio che danno vita ad una pasta frolla speciale aromatizzata con la scorza di limone.

venerdì 10 aprile 2026

La Via Francigena da Lucca a Siena in 6 tappe dal 2 al 7 aprile 2026


La mia amica, compagna di viaggi, di nome Mg, da tempo proponeva un cammino da fare insieme e aveva scelto un tratto toscano della Francigena da San Miniato a Siena, il più bello a detta di guide e di camminatori che ci hanno preceduto. Ma valutando la disponibilità di tempo del periodo pasquale, soprattutto dell’Mg che di mestiere fa l’insegnate, decidiamo di fare il tratto da Lucca a Siena di circa 135-140 km in 6 giorni. Quello che segue è il racconto di questa nuova esperienza di cammino. 

2 aprile. 1^ tappa Lucca-Altopascio km 18-20. 

Partenza da Bologna con treno regionale delle 8.05 per Lucca con cambio treno a Prato. All’arrivo ci dirigiamo verso il Museo della Cattedrale di San Martino per acquisto della credenziale che comprende anche la visita della Cattedrale stessa. 

Nell’ufficio incrociamo i primissimi pellegrini, anche loro per la credenziale, una italiana e una coppia di stranieri. E con la credenziale i primi due timbri all’acquisto e all’ingresso in Cattedrale.

Facciamo un giretto in città che si presenta molto vivace e meritevole di una visita. Abbiamo già apprezzato la sua bella ed estesa cinta muraria all’arrivo e passeggiando apprezziamo la chiesa di San Michele, le vie del centro e la via Fillungo, la Piazza dell’Anfiteatro. Dalla piazza raggiungiamo la Porta Elisa per l’inizio del cammino sulla Via Francigena. La segnaletica è una freccia marrone con la scritta Francigena Nord e Sud (a seconda della direzione che si percorre) che ritroveremo lungo il cammino, spesso con l’aggiunta dei simboli di bicicletta per indicare il percorso in bici, di pedoni a indicare il percorso a piedi ed anche di automobile per le strada carrabile.

L’orologio batte le ore 12.07 ed è solo l’inizio. Il percorso che seguiamo è in parte ciclopedonale e in parte su marciapiede di strade trafficate perché siamo in uscita dalla città. Camminiamo quasi obbligati ad andare in fila indiana. Poi continuiamo su strade secondarie e meno trafficate fino a Capannori. Qui facciamo una sosta snack in giardinetto pubblico. Riprendiamo il cammino seguendo una segnaletica che riporta la scritta Francigena Ospitale perché la freccia marrone del percorso non la vediamo intorno a noi. In poche parole ci perdiamo in Capannori e così chiediamo a più passanti la strada per ritornare sulla Francigena verso Altopascio. Grazie alle indicazioni dei locali, ritroviamo la segnaletica che è anche rappresentata da un adesivo bianco-rosso con l’aggiunta dell’immagine di un pellegrino e che la ritroveremo spesse volte sui pali della segnaletica stradale. Lungo il cammino tanto glicine profumato a ridosso di muri e pergole di case, campi coltivati, alcuni con piantagioni gialle che imparo essere piantagioni di colza. Arriviamo a Porcari, qui facciamo una sosta caffè in un bar dove ritroviamo i 2 pellegrini stranieri del mattino. La signora del bar riconosce il mio accento pugliese e parlando mi dice di avere una carissima amica di Gravina, di cognome Aquilino, conosce anche suo marito e racconta di essere stata a Gravina proprio loro ospite. Ricorda di aver visto un uccello enorme all'ingresso del paese (io le dico che si chiama “Cola Cola”, ed è una gigantografia in vetroresina di un piccolo oggetto tradizionale che rappresenta un fischietto a forma di uccello che è simbolo antico della mia città; è in terracotta dipinto a mano, risultato della sapienza artigianale ed artistica della tradizione gravinese). Racconta di aver mangiato il buonissimo panzerotto e la focaccia, di essere stata in un posto molto bello di cui non ricorda il nome. È incredibile, pure io sono di Gravina e spesso mi capita di trovare collegamenti inaspettati! Da lì riprendiamo il cammino con segnaletica costante, su strade asfaltate e attraversamenti stradali trafficati. Il meteo è buono, soleggiato con velature, non è freddo ma quando soffia il vento c'e' freddo. Il paesaggio attraversato non è particolarmente bello, semplici campagne di campi coltivati. Arriviamo ad Altopascio nel primo pomeriggio e raggiungiamo il nostro b&b “La Casa nel Vicolo”. Una stanza con angolo cottura e bagno al p.t. in centro. Non male. All'interno ha un vecchio forno fuori uso e un pozzo a pavimento con coperchio in vetro. Non ha finestre se non un sopraluce alla porta di ingresso. Subito facciamo la doccia e poi riposiamo. Cerchiamo in Google un posto dove cenare e così usciamo per le 19.30 circa. “La Loggia Bar - spaghetteria” da Alessandro è il nostro locale, a due passi dal nostro b&b. Cena frugale con spaghetti Pirata e birra Becks, dolce apple pie per me e cheese cake ai frutti di bosco, per Mg. Giretto serale per le strade del piccolo centro; oggi è giovedi santo, in chiesa c’è tanta gente per la Messa. Ma noi andiamo a casa a nanna.

3 aprile. 2^ tappa Altopascio-San Miniato 28-30km. 

Ore 7.30 sveglia, caffe in b&b e siamo già pronte per uscire. Lasciamo il b&b e facciamo colazione in un bar del posto. Quindi ci allontaniamo dalla città seguendo le indicazioni per la Francigena Sud. Ma le indicazioni si perdono come sempre laddove ci sono molte strade trafficate e periferiche, o comunque non sono sufficienti e chiare laddove sono necessarie a non confondere i pellegrini. Così chiediamo ad un passante che ci indica la direzione giusta. Camminiamo dapprima su tratti sterrati e pedonali, poi attraversiamo un paesaggio più campestre e incontriamo 2 pellegrini stranieri la cui presenza ci conferma che la direzione è giusta. Ma dopo alcuni chilometri di nuovo ci perdiamo (come detto, la segnaletica è un po' carente e noi non abbiamo le tracce gps). Dopo circa 1km di giro a vuoto ritroviamo il sentiero lasciato inizialmente, perché interrotto da un albero caduto, e ritorniamo sul sentiero della Francigena Sud. Camminiamo su sentieri sterrati o di terra e non mancano alcune pozzanghere a causa della pioggia di qualche giorno fa. Ci sono poche felci, tanta vegetazione spontanea e pochi alberi. Negli attraversamenti stradali carrabili ci sono macchine e camion che ci mettono ansia. Arriviamo prima a Galleno e poi raggiungiamo Ponte Cappiano dove ci fermiamo per breve sosta bar per poi riprendere fino a Fucecchio. Il percorso è ancora su strada asfaltata e trafficata (almeno il primo tratto) e poi si immette su pista ciclabile. Incrociamo altri pellegrini, alcune coppie, una famigliola di 5 persone (babbo, mamma 2 figlie femmine e un maschietto), e gruppi di amici. A Fucecchio raggiungiamo la Collegiata che si affaccia su un piazzale da cui si gode una bella veduta che spazia su un panorama vasto con case in basso in mezzo al verde e in lontananza gruppi di montagne, alcune alte con punte innevate. Lì sostiamo per circa mezz'ora su una panchina sotto l'ombra di grossi lecci. Mangiamo le “scarcelle” che avevo preparato per Pasqua (è un tipico dolce pasquale pugliese a pasta di biscotto decorato con uovo sodo e codette colorate che può essere di varie forme, di coniglietto, colomba, campana, cestino, etc.) e riposiamo anche i nostri piedi (io ho una vescica che mi duole e Mg i secondi diti dei piedi). Riprendiamo il cammino, riempiamo le borracce alla fontanella del paese e ci dirigiamo verso San Pierino che è una piccola località prima di arrivare a San Miniato. Proseguiamo come sempre dapprima su strade asfaltate e percorse da automobili, poi, non ancora in città, ma ormai prossime, imbocchiamo uno stretto sentiero su un rilevato stradale e davanti a noi ci sono 2 pellegrini. Gentilmente ci lasciano passare, quindi li superiamo e li precediamo per un pò. Si tratta di una giovane coppia che presto ci raggiunge e ci supera a sua volta perché taglia il percorso nella direzione di San Miniato. Scambiamo due chiacchiere con loro, lui riferisce di aver fatto il cammino francese. Anche noi raccontiamo dei nostri cammini e poi chiediamo loro da dove provengono. Lui dalla Puglia di Monopoli (non avevo alcun dubbio, l'ho riconosciuto dal suo accento dalla prima parola proferita!), lei da Monza. Lui porta sulle spalle il suo zaino e pure quello di lei davanti sul petto, perché lei ci sembra essere molto stanca e cammina a fatica. Li salutiamo e proseguiamo con il nostro passo svelto perché non vediamo l’ora di arrivare. Superiamo anche una coppia di ragazze, le salutiamo e via verso San Miniato che ormai è alle porte. Ma giunti in paese, cerchiamo di trovare il nostro b&b. Ancora 34 minuti di cammino a detta dello smartphone. Ho male al piede destro, sotto al tallone ma resisto. Mancano almeno 2 km, se non di più, percorriamo un sentiero campestre tutto in salita che sembra tagliare la strada principale su cui ci immettiamo alla fine del sentiero stesso; ma pure la strada principale è tutta in salita con curve, percorsa da molte macchine che scendono e salgono in velocità. Un tratto bruttissimo. Non vediamo la fine e chissà se la strada e' quella giusta. Arrivate in paese su in cima, chiediamo informazioni ad una signora del b&b prenotato con Booking, se conosce la via, e sembra che sia poco distante. Alle 16.00 circa entriamo nel nostro b&b “Domus San Miniato” che è molto grazioso, al 1° piano un appartamentino con arredo nuovo e ben attrezzato, corridoio con cucina, bagno, stanza da letto. Come sempre, doccia e riposo. Io mi accorgo di avere almeno due nuove vesciche (piede six e dex) di cui una in pianta molto estesa e dolorosa. Mi curo le vesciche e spero in bene. Anche Mg ha una piccola vescica. Insomma oggi abbiamo percorso circa 30km è stata dura non per il tracciato che, a parte qualche tratto in salita, è stato semplice e non bellissimo a mio avviso, ma soprattutto per gli ultimi infiniti km, per i dolori ai piedi e la lunga salita che non ci dava speranze di trovare la nostra destinazione finale. Il meteo è stato bello, sole, caldo e poco vento. Usciamo per cenare e dopo aver lasciato il tavolo in una macelleria-bisteccheria del centro (non avevano verdure e insalata, la carne l’avremmo pure presa volentieri), decidiamo di cenare nel bar ristorante “Cantini” che ha una bella vetrata interna con affaccio panoramico su un paesaggio splendido. Monti piu' alti dell'appennino tosco-emiliano e il gruppo di montagne pistoiesi (ce lo riferisce la padrona). Qui ordiniamo tagliata di pollo su letto di rucola, insalata mista, birra Moretti, acqua frizzante e cantucci con vinsanto. Nel locale arriva anche la coppia che avevamo incontrato all'ingresso in città. Ci salutiamo e ci auguriamo di ritrovarci lungo il cammino.
Rientro in appartamento, tisana drenante per Mg e caffè deca per me. Medicazione dei piedi e buonanotte.

4 aprile. 3^ tappa San Miniato-Gambassi Terme 24-25km. 

Ore 8.30 circa lasciamo il b&b per la colazione nel primo bar che troviamo in centro. E nel bar ritroviamo la famigliola dei 5 che anche ieri sera cenava nel nostro bar ristorante. Poi seguendo la segnaletica usciamo dal paese e imbocchiamo una strada asfaltata. Andiamo avanti per un paio di km ma come ormai è capitato nei giorni scorsi non vediamo pellegrini né davanti a noi, né dietro di noi. Ci chiediamo se è la strada giusta anche se abbiamo seguito la segnaletica sin da subito. Purtroppo non c'e' nessuno a cui chiedere info, io provo ad attirare l'attenzione di qualcuno nelle poche case in zona con il richiamo "c'è nessuno?". Dapprima interpello una vecchietta, affacciatasi da una finestra, ma senza avere una risposta certa, dopo una signora gentilissima di una casa poco distante che ci accoglie in casa. Ex insegnante di scuola primaria di San Miniato ci mostra una cartina per capire il percorso da prendere ma, visto che di solito vede passare pellegrini, ci conforta sul fatto di continuare lungo quella strada anche se ci dice che potrebbe esserci una alternativa tornando indietro. C'è anche suo marito siciliano ma ormai da 70 anni lontano dalla sua terra. Ci raccontano dei loro tanti viaggi in moto anche se da qualche anno sono fermi. Approfittiamo del bagno e di un caffè gentilmente offerto. Davvero gentilissimi, ci abbracciamo augurandoci buona Pasqua e ci salutiamo. Proseguiamo il cammino e ritroviamo la segnaletica, siamo confortate anche se è quella che indica il percorso ciclabile. Percorriamo chilometri lungo una provinciale, non ci sono tante automobili ma quando passano sfrecciano e ci mettono ansia. Non è bello camminare su una strada asfaltata e percorsa in velocità dalle macchine. Dopi diversi chilometri, richiamo l'attenzione di un signore intento al suo orto per chiedere se la strada sarà ancora così per molto. Ci riferisce di aver sbagliato percorso perché la Francigena pedonale è quella interna molto bella e il nostro errore può essere stato proprio in uscita dal paese. Non ci resta che continuare fino a Corazzano, una località ancora distante circa 5km. Da lì, dopo aver superato questa frazione, dovremmo dirigerci verso Castelfiorentino senza arrivarci per incrociare di nuovo la Francigena pedonale. Ci armiamo di coraggio e proseguiamo lungo la strada. Ci conferma dell'errore anche un podista che corre lungo la provinciale. Arriviamo finalmente a Corazzano per poi proseguire per centinaia di metri fino ad un incrocio dove ritroviamo la segnaletica e l'indicazione del Castello di Coiano. Siamo di nuovo rincuorate perché la strada è si asfaltata ma secondaria, poche macchine ma tanta salita con tornanti. Dopo circa 1km arriviamo ad una pieve e finalmente vediamo alcuni pellegrini e l'indicazione della fontana per l'acqua. Non è facile trovarla, chiediamo a dei pellegrini, finalmente la troviamo in un’area attrezzata a pic-nic con tavoli. Ci sono molti pellegrini che mangiano, chiacchierano, riposano. Noi facciamo altrettanto, barrette energetiche, frutta secca e acqua a volontà. Riposiamo i nostri piedi distrutti dalle vesciche e dalla fatica. Poi, rinvigorite, riprendiamo il cammino seguendo la segnaletica Francigena Sud. Ci immettiamo in un bel sentiero sterrato in discesa, attorniato da alberi, querce, ulivi, e altre essenze. Scendiamo per un po' ma di nuovo ci accorgiamo di non vedere pellegrini e ci chiediamo il perché. Forse abbiamo di nuovo sbagliato strada? Come è possibile se abbiamo seguito la segnaletica? Insomma, siamo davvero mortificate, arriviamo alla fine del sentiero e vediamo una strada a poca distanza molto trafficata e pensare di percorrerla ci fa male. Incontriamo una signora, un ragazzo giovane e un cane "Alba", un golden retriver, molto bello che giocano insieme. Chiediamo della Francigena. Ci confermano che abbiamo sbagliato strada e che siamo verso Castelfiorentino. Siamo distrutte dalla fatica e dal fatto che dalla mattina non abbiamo azzeccato mai la strada giusta. Si offrono di accompagnarci o su al Castello di Coiano per riprendere il sentiero sul crinale fino a Gambassi, o direttamente a Gambassi, o, sentito il babbo del giovanotto, in un punto dove riprendere il percorso della Francigena a 5km da Gambassi. Optiamo per questa ultima soluzione, ci sembra la migliore. Posso senza dubbio dire che le persone incontrate fin qui dal primo giorno di cammino, sono davvero di una disponibilità ammirevole e gentilissime. Il ragazzo ci accompagna in macchina fino a poco prima della località Pillo a 5km da Gambassi Terme. Lo ringraziamo e ci incamminiamo su una ciclabile avendo ritrovato anche la segnaletica. Ma le nostre speranze si infrangono solo dopo poche centinaia di metri. La strada che dovremmo percorrere è in salita, asfaltata e percorsa da molte macchine in velocità. Non ce la sentiamo, non è sicura e siamo molto stanche, di tutto. Una giornata nera da cancellare o dimenticare. Eppure le guide e le persone del posto hanno riferito che il percorso tra San Miniato e Gambassi è uno dei più belli della Francigena toscana. Niente di tutto questo, di bello c'è stato il meteo che ci ha offerto un cielo sereno senza nubi e vento e una temperatura assai gradevole. Ci convinciamo subito che l'unica soluzione è chiedere un passaggio con auto stop. In pochi minuti si ferma una macchina guidata da una signora pimpante e da una passeggera accanto silente. Ci carica in macchina e ci dice di aver fatto anche lei la Francigena in passato. E quindi comprensiva della fatica dei viandanti come noi e degli errori che si possono fare durante il percorso. Ci lascia all'ingresso del paese e ci indica la strada da prendere all'indomani e di prendere il timbro nella chiesa che è proprio li' la parrocchia dei SS. Jacopo e Stefano. Facciamo esattamente così e poi dritto verso il nostro Hotel Gambassi a pochi metri di distanza. Stanza n.3 con bagno condiviso solo con una stanza singola. Doccia veloce, prima dell'arrivo dell'altro ospite, e poi consueto riposo orizzontale! Verifichiamo dove cenare (come ogni sera andando a guardare cosa propone la carta del menù nei ristoranti del posto, così da avere già delle idee chiare) e prenotiamo in una “Osteria Pinchiorba” a due passi dal nostro albergo. Ottima cena. Per me tagliolini con carciofi e calamari, per Mg paccheri con pesce spada, pesto di pistacchi e pomodori secchi. Birra Raffo e cantucci con vinsanto per 2. Mentre usciamo, la coppia che anche ieri abbiamo ritrovato nello stesso bar ristorante di San Miniato, cerca un tavolo nella stessa osteria, ma purtroppo non c'è posto. Facciamo due chiacchiere sulla giornata del cammino di oggi. Loro seguono le tracce dell'App Garmin Explore e non sbagliano percorso. Poi ci scambiamo i nomi, lei Alessandra, lui Gennaro. E ci diamo appuntamento a domani sperando noi di non sbagliare percorso. Rientriamo in hotel dopo un veloce giro in paese, è freddo si è alzato un po' di vento. E anche oggi la giornata è finita ma è da archiviare perché abbiamo percorso almeno 20km a piedi, stancandoci molto e raccogliendo poco e niente.

05 aprile. 4^ tappa Gambassi Terme - San Gimignano 14-15km.
Sveglia alle 7.30. Colazione nel Bar Centrale, il solo aperto a parte il bar del nostro albergo ma che non ci ispira. Nello stesso bar arrivano orde di camminatori, molti ormai li riconosciamo, e cerchiamo di uscire il prima possibile. Chiedo ad una camminatrice straniera di un gruppo più volte incrociato, il percorso da fare per uscire dal paese ma mi indica esattamente il contrario sia della segnaletica che delle indicazioni di mappa scaricata dall’Mg la sera precedente. Così vanno a vuoto i primi 500mt circa, ma subito ci mettiamo sul sentiero giusto. La segnaletica c'è e il percorso è molto bello sin da subito. Infatti, ci immettiamo su una strada asfaltata in discesa e poi tagliando le curve in mezzo al verde, ci dirigiamo su un sentiero sterrato in discesa che a tratti è caratterizzato dalla presenza dei tipici cipressi, segno inconfondibile dei luoghi che stimo attraversando. Il cielo è azzurro, la temperatura ottima, il panorama è davvero bellissimo. La vista spazia su un paesaggio collinare, dolcemente ondulato, verdeggiante, puntellato da costruzioni in pietra e mattoni, molto ben curate circondate da alberi, in prevalenza cipressi, ma anche querce. Le coltivazioni sono ordinate, filari infiniti e allineati alla perfezione di piante di vite, alberi di ulivo, piantagioni di fave ancora in fiore, campi arati e coltivati. In lontananza le catene montuose degli appennini. Riconosco il monte Cimone dalla punta tronco-conica inconfondibile e altre vette innevate. Il panorama davanti ai nostri occhi è di una bellezza straordinaria e ci ripaga dell'amarezza di ieri in cui non ci è stato possibile ammirare e apprezzare tanta bellezza. Proseguiamo nel cammino, guardando sempre la mappa, ma oggi la segnaletica c'è ed è chiara. Non si può sbagliare. Il sentiero è sterrato, si scende e si sale. Alcuni tratti sono costeggiati da alti e vigorosi cipressi. Ci sono pellegrini dietro di noi, un gruppo numeroso, che teniamo a debita distanza perché chiassoso. Incontriamo un pellegrino in direzione opposta alla nostra. È straniero, e' partito da Roma e vuole arrivare a Santiago passando da Genova. È in pensione si chiama Gabriele ed è un 70enne in gran forma. Ci racconta di aver perso 11kg in 3 mesi da quando cammina. Ha fatto molti cammini lunghi fino a 3.000 km; cammina in solitaria, ci riferisce che non è sposato e per questo ha tempo e modo di fare ciò che vuole (sue parole molto comprensibili persino dette in inglese!!!). Ci salutiamo e continuiamo il nostro cammino. Arriviamo in località Pancole dove c'è un bel Santuario ed una fontana dove beviamo e carichiamo la borraccia. Proseguiamo sempre circondate da un paesaggio incantevole, attraversando anche piccoli gruppi di case e frazioni, con percorsi in salita e discesa. Incrociamo tre persone arrivate in zona da Roma in macchina, lui è romano, lei beneventana e la figlia studia a Piacenza. Scambiamo due chiacchiere scherzando allegramente su Roma, la mia amatissima città. Ci salutiamo e arriviamo davanti a un nuovo complesso monastico, la Pieve di Santa Maria a Cellole. Visitiamo la chiesa in stile romanico, lo spazio accoglienza con prodotti locali. Qui ci riposiamo al sole mangiando i nostri snack. Riprendiamo dopo un'oretta circa il cammino su asfalto in discesa e davanti a noi c'è una coppia. Lui imbraccia e suona una chitarra e insieme canticchiano una canzone di Battisti, ci avviciniamo e anche noi ci uniamo al canto. Quindi, sempre camminando, iniziamo a parlare dei cantanti di un tempo e delle loro canzoni immortali, e così si finisce inevitabilmente di parlare del mio Francesco! Parte con gli accordi di Rimmel, suona e cantiamo tutti e poi con Alice non lo sa e Titanic. Che gioia!!! Conoscono tutte le parole dei brani, soppa'... quasi come me!!! Vengono da Verbania e finiscono il cammino della Francigena a Colle Val d'Elsa. Continuiamo a parlare camminando ormai verso San Gimignano, Mg davanti con lui, io dietro con la signora. Ci salutiamo alle porte della città dove ci presentiamo, lui Marco, lei Claudia, quindi Mg (lui è divertito dall'acronimo) ed io Antonella, per gli amici Anto. Lui è un fisico e quindi con Mg sono andati a braccetto nei discorsi, sua moglie, invece, insegnante di primaria. Sono le 12.30 quando entriamo in San Gimignano.  La città è affollata da tanta gente, oggi è festa, domenica di Pasqua, turisti e pellegrini ovunque. Bar, negozietti di souvenirs, locali e negozi aperti. La città è bella, ricca di torri e palazzi in pietra, chiese, musei e piazzette, tutto in un'armonia perfetta. Raggiungiamo il nostro b&b “Le Fonti” poco distante dal centro ma non è possibile occupare l'appartamento. Tuttavia possiamo lasciare i nostri zaini e ce ne torniamo in centro per fare un giretto. Ci fermiamo in un bar all'aperto per bere e stuzzicare qualcosa in attesa del check in alle 16.00. Birra artigianale locale e pizzetta formaggio e rucola. Al tavolo accanto al nostro siedono 4 ragazzine e domando loro il nome della pizza che stavano mangiando perché sembrava più appetitosa della nostra. Dall'accento riconosco che sono pugliesi. Sono di Bari, sono 17enni, studentesse liceali del classico (una è più piccola) in vacanza lì con i genitori poco distanti in altro tavolo. Parliamo, sono ragazze vivaci, allegre, felici di vivere a Bari. Ci raccontano della loro città, del buon cibo, del mare e del loro futuro universitario restando a Bari. La speranza di sapere che loro così giovani e con la voglia di vivere e rimanere nella loro città natale a studiare, l’apprezzo molto. Mi dice dell’attaccamento alla terra natale e dell’orgoglio di quanto offre. Vanno via salutandoci e anche noi andiamo per rientrare nel b&b pronto un po' prima del previsto. Un bel b&b, appartamento n.4 nuovo e accogliente, pulito e armonioso come la città di San Gimignano. Doccia, shampoo e riposo, io con solita medicazione ferite e vesciche. Alle 19.00 circa cerchiamo un posto dove cenare tramite google e tra i tantissimi decidiamo di prenotare alla “Osteria Baccano” poco distante. Ordiniamo un primo di ravioloni di ricotta e spinaci conditi con crema di pecorino e radicchio rosso, un contorno di spinaci ripassati in padella con aglio e olio evo e gli immancabili cantucci con vinsanto. Il tutto molto buono. Mentre decidiamo di andare mi scrivono in Instagram Gennaro e Alessandra. Ci aggiorniamo sulla giornata di oggi, ci scambiamo i numeri e ci diamo appuntamento a domani nella speranza di poter cenare insieme. Attraversando il centro città per rientrare nel nostro b&b, incontriamo proprio i due simpatici nuovi amici, Alessandra e Gennaro. Ci salutiamo con affetto, ci diciamo di domani e degli alberghi in cui andremo e chiediamo loro se chiuderanno come noi il cammino a Siena. Anche loro, dopo l’ultima tappa che si concluderà a Siena il 7 aprile, rientrano entrambi a casa a Livorno, dove lavora e abita Gennaro, mentre l'Alessandra partirà il giorno successivo verso Monza. Saluti finali e rientro nel b&b. Domani ci aspetta una giornata lunga di cammino.

06 aprile. 5^ tappa San Gimignano - Monteriggioni. 31km

Lasciamo il b&b intorno alle 7.45 perché oggi abbiamo tanti chilometri da fare e ci dirigiamo verso il centro per la solita colazione. Quindi ci incamminiamo e abbiamo davanti a noi la famigliola dei 5 già in cammino. Percorriamo un tratto di strada su marciapiede uscendo dal paese che da lontano offre bella mostra di se'. Il paesaggio è sempre molto bello, colline verdeggianti, case e chiese con annesse costruzioni circondati da alberi. Ci immettiamo su un sentiero sterrato e camminiamo su tratti in discesa e in salita circondati da campi e alberi. Mentre chiacchieriamo, ci accorgiamo di aver perso la strada giusta perché ci ritroviamo in un’area boschiva chiusa; ritorniamo indietro e ritroviamo la coppia di Verbania, Marco e Claudia, quelli della chitarra dico io all’Mg. Facciamo molta strada insieme, il tempo scorre piacevolmente, chiacchierando di viaggi, di studenti, di canzoni, di figli e famiglia, ... Il percorso è sterrato, terroso circondato da alberi, vegetazione bassa spontanea di sottobosco, superiamo anche due guadi. Dopo la frazione “Le Grazie”, arriviamo fino a Colle Val d'Elsa dove ci salutiamo perché loro rimangono lì per ripartire domani verso casa. Il paese (che non sapevo aver dato i natali ad Arnolfio di Cambio, lo imparo a posteriori) si presenta diviso in una parte alta parte, dove facciamo un pit-stop con caffè in un bar, e una parte bassa che raggiungiamo dopo una lunga discesa serpeggiante per poi seguire un percorso un po' articolato tra nuove costruzioni che ci immettono su sentiero campestre in mezzo al verde. Procediamo seguendo un bel percorso lungo un corso d'acqua dal colore bellissimo tra il verde e l'azzurro chiaro. Un fiume fragoroso, l'Elsa, che guadiamo in più punti su massi rocciosi protetti da corde come passamano. È un ambiente fluviale ricco di alberi e verde, c'e' tantissima gente, un andirivieni di persone, molte in compagnia dei loro cani che passeggiano e/o sostano in aree attrezzate a pic-nic per trascorrere la Pasquetta. Si tratta del parco fluviale Alta Val d'Elsa (me lo dice una delle due ragazze che avevamo già incontrato in uscita da Colle Val d'Elsa con cui avevamo scambiato poche parole) e noi lo percorriamo per diversi chilometri lungo sentieri battuti con rocce affioranti, gradini in legno, ponticelli, un sali-scendi continuo fra alberi e vegetazione arbustiva tipica dell'ambiente fluviale. Anche noi facciamo una piccola pausa snack per ricaricarci sostando in un'area lungo il percorso. Proseguiamo ancora lungo il fiume, le due ragazze riposano con i piedi nell'acqua, le salutiamo e andiamo avanti ancora un po' fino a salire su una scala che ci porta su un ponte carrabile e pedonale. Superato il ponte proseguiamo dapprima fra costruzioni periferiche poi più avanti ci immettiamo su sentieri sterrati costeggiando campi arati e coltivati, molti vigneti e uliveti sotto un cielo azzurro e soleggiato e una temperatura perfetta per camminare. Sostiamo lungo un sentiero sterrato ma all'ombra di una quercia per un breve riposo e ristoro. Riprendiamo circondate dal solito paesaggio collinare, attraversando vigneti e campi coltivati a grano, fieno, arati e anche alcuni tratti boscati. I tratti boscati mi ricordano molto alcuni sentieri sul cammino di Santiago, aree ombreggiate, sentieri in terra tra radici di alberi e bassa vegetazione. Arriviamo a Strove, un piccolo e delizioso borgo fatto di case in pietra e pavimentazioni in pietra serena, molto pulito, ordinato, curato. Un vero gioiello di architettura medievale. Da lì, dopo aver bevuto alla fontanella e riempito le borracce, ci dirigiamo verso Abbadia Isola su strade sterrate fra piccoli boschi e campi coltivati. In lontananza scorgiamo il bel castello di Monteriggioni e ci rincuoriamo, quasi ci siamo, ma dobbiamo raggiungere ancora il piccolo borgo medievale di Abbadia Isola che dista 1,5 km. È un borgo molto caratteristico per le sue costruzioni in pietra e per la chiesa romanica dei Santi Cirino e Giacomo che andiamo a visitare. Qui si trova anche un Ospitale che porta il nome della chiesa e apponiamo il timbro sulla credenziale. All'uscita incontriamo la camminatrice della Repubblica Ceca che avevamo già conosciuto nella 3^tappa quando eravamo mortificate dall'aver sbagliato strada al Castello di Coiano. Lei viaggia da sola, ha già percorso Siena-Roma e La Verna-Assisi. E' simpatica, ci chiede una foto insieme, un selfie, e ci salutiamo. Ormai ci siamo, manca poco al nostro albergo che non è in Monteriggioni ma in periferia. Dobbiamo percorrere un tratto di strada provinciale ma è inevitabile. Arriviamo al nostro albergo a 4 stelle “Hotel Piccolo Castello”. Camera n. 202 colazione compresa e cena perché uscire a cercare altro non ci va proprio. In camera doccia, medicazione e riposo in attesa della cena fissata per 19.30. Nel frattempo facciamo prenotazione viaggio con Itabus per rientrare da Siena a Bologna all'indomani e chattiamo con la coppia Alessandra e Gennaro. Anche loro sono arrivati in Monteriggioni, decidiamo di rivederci non per cena ma nell'ultima tappa di domani. Ritroviamo in sala a cena le due ragazze di Colle Val d'Elsa che avevamo incontrato più volte durante il giorno. Anche loro qui. Ottima cena con riso carciofi e scampi, un piatto di verdure grigliate, acqua e 2 birre artigianali e finiamo con l’immancabile dolce, cantucci al vin santo

07 aprile. 6^ tappa Monteriggioni-Siena 20km.

Siamo giunte all’ultimo giorno di cammino, non abbiamo molti chilometri davanti e quindi con calma scendiamo a fare colazione che sono circa le 8.30. Colazione abbondante, latte e caffè, cappuccino, torta, pane e marmellata, frutta, yogurt. Ci portiamo via anche l’ovetto sodo perchè non riusciamo a mangiarlo a colazione. Ritorno in camera, ultimissimi preparativi prima di caricarci lo zaino in spalla e partire. All’uscita, nonostante le indicazioni ricevute dalla receptionist per raggiungere Monteriggioni su una strada di campagna, finiamo per percorrere la provinciale trafficata in compagnia di 2 pellegrini, una coppia di Bergamo. Arriviamo in paese lungo un bel sentiero sterrato in salita e curvo, ad abbracciare quasi la collina su cui si erge il Castello turrito di Monteriggioni. Il borgo è ben curato con una piazzetta centrale e tanti bar ristorantini su cui si affaccia la chiesa di Santa Maria. Visitiamo la chiesa, poi carichiamo la borraccia alla fontanella e superata una delle porte del castello, usciamo dirette a Siena. Seguiamo facilmente la segnaletica e la mappa, percorriamo sentieri sterrati fra le campagne. Ammiriamo il solito paesaggio collinare, campi arati dove la terra ho un intenso colore rosso ferroso, i vigneti che si estendono a vista d’occhio. Il paesaggio agrario è puntellato di tanto in tanto da costruzioni come il Castello della Chiocciola che ammiriamo al nostro passaggio. Mentre percorriamo i sentieri, incontriamo Gennaro e Alessandra che sono partiti da Monteriggioni al mattino, ci salutiamo e poi ci lasciamo perché abbiamo andature diverse e Alessandra è afflitta dai tendini infiammati alle ginocchia. Arriviamo in località “Lago scomparso”, nota come Pian del Lago, un'ampia zona umida/palude bonificata nel XVIII secolo dai Lorena. Situato vicino all'Eremo di San Leonardo al Lago, il bacino fu prosciugato tramite un canale sotterraneo per scopi agricoli e per eliminare la malaria e il monumento denominato “La Piramide” fu eretto per celebrare il successo dell’opera ingegneristica e il prosciugamento dell’area di 150 ettari (notizie dal totem informativo sul posto). Qui alla Piramide incontriamo distese la coppia delle 2 ragazze del nostro ultimo hotel, evidentemente sono partire presto al mattino non avendole neppure viste a colazione. Un saluto veloce e via, noi proseguiamo. Nei pressi di un cimitero ci fermiamo in un’area attrezzata con tavolo e panchine in legno e ci concediamo una pausa breve con gli ultimi snack e due chiacchiere in inglese con una coppia di camminatori americani che sostano con noi. Hanno fatto diversi cammini, addirittura due in Giappone, poi Santiago il portoghese partendo da Lisbona, visitato Bologna che hanno apprezzato particolarmente e ora sono diretti a Roma sulla Francigena. Ci offrono due ovetti di cioccolata e poi ci salutiamo. Proseguendo su un tratto in salita, intravediamo la coppia delle due ragazze accompagnate sta volta da una coppia di due ragazzi che ci precedono. Davanti a noi altri camminatori, ormai siamo alle porte di Siena, si capisce dalle prime costruzioni periferiche e dalla segnaletica che ci dice essere a Siena. Seguiamo sempre la direzione della freccia Via Francigena per molti chilometri in città, fra i le costruzioni e le strade cittadine, i semafori e gli incroci e le macchine, … Arriviamo in centro e ammiriamo la bellezza dei palazzi, delle chiese, delle case. C’è tanta gente in giro, locali, turisti e camminatori (con zaino e scarpe tecniche). Arriviamo nella splendida e famosa piazza del Campo, piazza principale della città di Siena. Unica per la sua particolare forma a conchiglia, è rinomata in tutto il mondo, non solo per la sua bellezza, ma anche per essere il luogo in cui due volte l'anno si svolge il Palio di Siena. Entriamo nel portico del Palazzo Pubblico affiancato dalla torre del Mangia per il timbro finale sulla credenziale ma ci indicano di recarci al civ.1 dello stesso palazzo sede del Comune. Ci stendiamo finalmente in terra come fanno tutti e ci riposiamo al sole. Oggi le temperature sono più alte di ieri e si avverte molto caldo (sarà anche per l'ora, sono circa le 14.00). E’ bello stare seduti e osservare il mondo intorno, con i pensieri che vagano ovunque senza fine... Da lontano intravediamo le due coppie che vanno a prendersi anche loro il timbro sulla credenziale e poi Alessandra e Gennaro che sono seduti in terra a riposare nei pressi della grande fontana “Fonte Gaia” con le sue belle sculture. Ci avviciniamo, ancora qualche chiacchiera e poi non poteva mancare la foto finale insieme, un selfie a suggellare il nostro bell’incontro, la nostra amicizia nata in cammino e che speriamo possa portarci in futuro a rincontrarci. Nel frattempo l’Mg aveva contattato Paolo, un coordinatore di un viaggio fatto in ANM, che è del posto e che ci raggiunge in piazza. E’ gioviale, dinamico e simpatico (io dico all’Mg è “gagljardo” come si dice a Roma), ci racconta della città, della piazza, del palio, delle contrade. Ci invita in un bar per una pausa ristoro da lui gentilmente offerto nel mentre si parla di un futuro viaggio in ANM. Poi, un breve giretto ad ammirare il Duomo di Santa Maria Assunta, l’ex ospedale di Santa Maria della Scala, oggi polo museale, situato di fronte al Duomo, e la chiesa Cateriniana di San Domenico, dove ci salutiamo e ci avviamo verso la stazione ferroviaria da cui prenderemo in nostro bus. Noto, mano man che passeggiamo, ma l’avevo già notato in centro, che a Siena sono numerose le rappresentazioni della lupa che allatta i gemelli e mi chiedo il perché. A posteriori leggo che si tratta della lupa e dei gemelli Senio e Ascanio che simboleggiano la leggendaria fondazione della città da parte dei figli di Remo, fuggiti da Roma. Questo mito, rafforzato durante il Rinascimento, lega indissolubilmente Siena a Roma, utilizzandolo come simbolo di identità e continuità storica. Arriviamo in stazione che non sono circa le 17.00-17.30, abbondantemente prima dell’orario del nostro bus alle 18.35. L’Mg riceve una email da Itabus che informa che il nostro bus è in ritardo, partito da Napoli, non è ancora arrivato a Roma Tiburtina. Il ritardo stimato è tantissimo, oltre le due ore. Cerchiamo di capire cosa fare e di contattare via telefono Itabus. Nessuna risposta, nessun contatto con l’azienda. Un treno ci sarebbe, in alternativa, un regionale prima e un Freccia Rossa da Firenze, ma decidiamo di non prenderlo perché avevamo la stessa identica possibilità il giorno prima ma l’avevamo deliberatamente scartata, e ora quindi dobbiamo sperare che il ritardo si accorci. L’app ci fa ben sperare perché sembra che il bus stia procedendo già oltre Roma. Ma la situazione è più grave di quanto pensiamo. I bus a scendere verso il Sud non hanno ritardi, ma i bus provenienti dal Sud stanno registrando interminabili ritardi per via del traffico del rientro dalle vacanze e per via di problemi di interruzioni viarie. Tocca rassegnarci e preparaci a rimanere ancora altre ore in attesa e arrivare a Bologna tardissimo. Facciamo un giro in un centro commerciale lì di fronte, approfittiamo del bagno e di un bar per mangiare quel che avevamo ancora con noi. Poi di nuovo davanti alla fermata del bus e qui facciamo chiacchiere con una ragazza greca, studentessa universitaria in Siena, anch’ella in attesa dello stesso bus, diretta a Bologna e da lì in aeroporto Guglielmo Marconi per un viaggio a Madrid (del giorno dopo) e di un ragazzo di Reggio Calabria insegnante di sostegno in San Giovanni in Persiceto. Alle 22.00 circa arriva il bus tanto atteso. Direzione Bologna. Arrivo circa alle 00.30.

La Lupa leggendaria per Roma e Siena merita un collage fotografico a parte e la dedico a tutte le lupe e i lupi che possano vivere alle insidie e cattiverie degli umani. In bocca al lupo... viva il lupo!!!

A conclusione dei circa 135-140 km, posso dire che il cammino è stato bello. Il meteo con temperature ottime. I borghi e le città attraversate sono davvero posti straordinari, unici, delle vere perle di arte e architettura. La gente dei luoghi, sempre gentilissima e accogliente.

Mai più spostamenti in bus (salvo che non ci siano alternative), sono inaffidabili. Anche dei treni veloci io mi fido poco in realtà (esperienze negative con ritardi di ore ne ho avute tante), forse meglio i treni regionali che sono quasi sempre in orario sebbene con tempi di percorrenza più lunghi. 

    


mercoledì 18 marzo 2026

Capitale Italiana della Cultura 2028: Ancona

Capitale Italiana della Cultura 2028: Gravina non ottiene il titolo, ma guarda avanti

Il percorso avviato lascia in eredità idee, entusiasmo e nuovi progetti per il futuro della comunità

Roma, 18 marzo 2026. Nonostante un progetto culturale ambizioso, il grande coinvolgimento della comunità e la partecipazione di istituzioni, associazioni e cittadini, Gravina non ottiene il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028. La città, però, guarda avanti: questa candidatura ha rappresentato l’avvio di un percorso di trasformazione culturale e sociale che ha innescato energie, idee e progettualità che continueranno a vivere nel territorio.
Alla città designata dal Ministero della Cultura vanno le congratulazioni della comunità gravinese per il prestigioso riconoscimento.

Per Gravina, il lavoro fatto non si esaurisce con l’esito della proclamazione, ma rappresenta una base solida su cui proseguire il cammino avviato. Nei mesi scorsi sono nate iniziative e momenti di partecipazione che hanno acceso il territorio, rafforzato il dialogo e il legame tra comunità, istituzioni e realtà culturali. Questo patrimonio di esperienze e collaborazioni accompagnerà lo sviluppo dei progetti futuri, aprendo la strada a nuove opportunità di crescita.

Il dossier di candidatura ha contribuito a delineare una visione di lungo periodo, centrata sulla valorizzazione del patrimonio culturale, del paesaggio e delle energie creative del territorio. Un percorso virtuoso che ha messo al centro la cultura come motore di innovazione e trasformazione, portando Gravina a distinguersi come unica realtà pugliese tra le finaliste del titolo nazionale e consolidando il ruolo del territorio nel panorama culturale regionale.

«Siamo ampiamente soddisfatti di essere arrivati fin qui: oggi è comunque una giornata storica per Gravina – dichiara il sindaco Fedele Lagreca –. L’essere giunta fra le dieci finaliste, competendo ai primi posti, la rende di diritto Capitale regionale della Cultura 2028. Un traguardo che ci vede già impegnati nella costruzione di un programma culturale all’altezza del ruolo di Città cerniera fra territori: non solo al centro delle Murge, ma anche punto di raccordo fra Puglia, Basilicata e Calabria. Questa candidatura è stata un’occasione storica, per la quale sono grato al consigliere delegato Ignazio Lovero che ci ha creduto caparbiamente, e al lavoro straordinario fatto dai professionisti di PanSpeech, dal comitato promotore e scientifico e dagli ambasciatori. Gravina 2028 è un punto di non ritorno: non saremo più periferia, ma centro, facendo del nostro orgoglio il motore del riscatto di un pezzo importante dell’Italia.»

«Gravina e la sua comunità sono comunque vincitrici – ha commentato l’assessore regionale alla Cultura, Silvia Miglietta –. Le progettualità elaborate nel dossier di candidatura restano un patrimonio comune che indica una visione di futuro per la città e il territorio. Sono molto orgogliosa della qualità del progetto costruito in questi mesi e dell’entusiasmo con cui è stato illustrato alla commissione ministeriale. Quando si partecipa a una simile competizione, si mette in conto che possa andar bene o andar male. Quello che conta è sapere di aver dato il massimo perché quando dai il massimo accetti qualsiasi risultato con serenità. Sono certa che tutta la comunità di Gravina continuerà a sognare e sognarsi in grande.»

«Questo percorso è stato prima di tutto un’esperienza straordinaria di crescita per la nostra comunità – ha commentato Ignazio Lovero, consigliere delegato per Gravina 2028 –. È stato un onore poterlo accompagnare in questi mesi e mettere a frutto le idee e l’entusiasmo che hanno animato la città. Ringrazio il sindaco Fedele Lagreca per la fiducia e tutti coloro che hanno creduto e collaborato a questa candidatura: insieme continueremo a fare cultura e a sviluppare il patrimonio della nostra città.»
Una fitta rete di realtà, a cui va un sentito ringraziamento, ha reso possibile questo percorso: dal team di progettazione PanSpeech ai cittadini, associazioni, operatori culturali, istituzioni, ambasciatori della candidatura, comitato scientifico e comitato promotore. Tutti hanno accompagnato la città con passione nello sviluppo del progetto culturale.

La candidatura di Gravina a Capitale Italiana della Cultura lascia in eredità alla città una visione rinnovata di futuro e strumenti concreti per trasformarlo in un laboratorio culturale sempre più vivo.
Dopo l’evento “Perché Gravina”, ospitato al Cinema Sidion, la città tornerà presto a riunirsi in un nuovo momento aperto alla comunità, durante il quale saranno presentate le iniziative culturali e gli appuntamenti che continueranno ad animare il territorio.
Fonte: Facebook sito istituzionale del Comune di Gravina in Puglia
Dal TG3 Puglia:
https://www.instagram.com/reel/DWESRrrDFjP/?igsh=MXBrYTh2eGlpb2czOA==

giovedì 12 marzo 2026

"U Ruccl" di Gravina in Puglia - Focaccia di San Giuseppe



Foto Antonella Tartaro

La focaccia di San Giuseppe conosciuta come "U Ruccl" è una focaccia rustica tipica di Gravina in Puglia e nata per celebrare la festa di San Giuseppe il 19 marzo.

In passato, ricordi di me bambina, nella mia casa, così come in quasi ogni casa (e forno), la mia nonna e la mia mamma la preparavano (non una, almeno 4-5!!!) e il profumo di olio intriso di cipolla era così "forte" e persistente che per giorni si rimaneva imprigionati nell'odore tipico e attirati dal sapore inconfondibile. L'odore forte inondava persino le strade cittadine, ad annunciare la festa imminente di San Giuseppe, la Festa del Papà.

Ancora oggi, questa antica tradizione sopravvive, un pò meno nelle case, un pò più nei forni di Gravina e la focaccia si può acquistare al dettaglio durante tutto l'anno. 

È una sorta di calzone, preparato con semola di grano duro (alcune ricette riportano farina di grano tenero), ripieno di cipolle sponsali, uvetta e alici sotto sale o sottolio, arrotolato a forma di spirale. Io porto avanti la tradizione familiare e in occasione di San Giuseppe (e non solo) la preparo con tanta gioia nel ricordo vivo della mia mamma che con le sue sapienti mani dava vita a questa "torta" salata assai speciale.



Foto Antonella Tartaro

Dal sito PAT PUGLIA Prodotto Agroalimentare Tradizionale Italiano (di cui sotto riporto il link), alcune informazioni sulla Focaccia di San Giuseppe:

L’etimo più accreditato della voce “Rùcchələ” è da ritenersi discendente dal “deverbale roteare”. 

Nel libro “Gravina e le sue tradizioni” (Mastrogiacomo, 1973) vengono spiegati piatti tradizionali della cultura gravinese. Viene nominata la focaccia di San Giuseppe, preparata e venduta in concomitanza con la festa del Santo.

E da "murgiatime - il portale del tuo territorio" (www.murgiatime.it), riporto la locandina dell'iniziativa per domenica 8 marzo 2026 e la descrizione a seguire.


A Gravina in Puglia la tradizione non è soltanto un ricordo custodito nei racconti degli anziani, ma un patrimonio vivo che si rinnova attraverso gesti, profumi e sapori. Da diversi anni il Comune ha istituito la commissione De.C.O. – Denominazione Comunale di Origine – con il compito di certificare storie e ricette identitarie, riconoscendo e sostenendo quei produttori che si impegnano a valorizzare i prodotti locali nel rispetto di un disciplinare approvato. Un lavoro prezioso che tutela l’autenticità e chiede ai produttori di comunicare annualmente le quantità realizzate, a garanzia di qualità e tracciabilità. Tra i prodotti certificati spicca “U Ruccl”, focaccia farcita con acciughe, cipolle sponsali e uvetta, generosamente affogata in olio extravergine d’oliva e cotta, possibilmente, nel forno a legna; è un equilibrio sorprendente tra il sapido delle acciughe, la dolcezza delle cipolle e dell’uvetta, esaltato dal profumo dell’olio nuovo e dalla fragranza della cottura tradizionale.  Autentico simbolo della cucina contadina gravinese. Non è soltanto una ricetta: è un rito domestico che richiama le tavolate delle feste, le cucine fumanti delle masserie, le mani sapienti delle nonne. È un racconto collettivo che il Comune sostiene promuovendo i produttori aderenti alla De.C.O., in un percorso che intreccia identità, storia e sviluppo locale. Domenica 8 marzo questa tradizione rivivrà in un’esperienza immersiva: un Cooking Class Tasting presso la masseria didattica Agricola Capone di Michele Capone, sul suggestivo Belvedere di Dolcecanto, in Via dei Piloni – Appia Antica e Big Bench 126, a Gravina in PugliaProtagonisti dell’iniziativa saranno Michele e Filomena, conosciuti come “MILOMEENA”, che dallo scorso anno coinvolgono giovani locali, turisti e appassionati di cucina contadina con l’obiettivo di riesumare saperi e sapori antichi. Un progetto che unisce didattica, enoturismo ed esperienza autentica del territorio. Filomena Tucci, oggi Presidente della Pro Loco Gravina, e Michele Capone, Presidente dell’ASSOciazione Territoriale IMprenditori Confartigianato, sono da sempre impegnati nella promozione sociale e nella valorizzazione dell’artigianato artistico agro-pastorale, sia food che non food. La loro profonda conoscenza della cultura contadina li vede componenti esperti in commissioni e albi speciali anche della Regione Puglia. L’evento non sarà soltanto una lezione di cucina, ma un viaggio nella memoria collettiva di Gravina, in vista anche delle ambizioni culturali legate a Gravina 2028. Tra impasti, racconti e degustazioni, “U Ruccl” tornerà a essere ciò che è sempre stato: un ponte tra generazioni, un simbolo di appartenenza, un gesto d’amore verso la propria terra.

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Fonte: https://www.patpuglia.it/it/12/Focaccia_di_San_Giuseppe_di_Gravina/6_200_C

Riporto alcuni link video per i più curiosi perchè come sempre ci sono ricette e tradizioni familiari diverse che meritano tutte una menzione speciale (il link):

Video di Nonna Antonietta (2011):

https://www.youtube.com/watch?v=tZV6mne2C4s

Video di Nonna Filomena (2020):

https://www.youtube.com/watch?v=0JQi5xxv5pw

Video di DovealSud (2020):

https://www.youtube.com/watch?v=R_XhfoBikWA&t=54s




sabato 28 febbraio 2026

Audizione per Gravina in Puglia a Capitale Cultura Italiana 2028

Al Ministero della Cultura l’audizione di Gravina in Puglia per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028

Il presidente Decaro: “Candidatura che parla di accoglienza. Un valore che rende unica la nostra terra e la nostra cultura

Questa mattina, alle ore 9, nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma, si è svolta l’audizione di Gravina in Puglia per il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2028.

All’incontro, trasmesso in diretta sui canali istituzionali del Ministero, la delegazione pugliese ha dato vita a un racconto plurale della visione di città, attraverso le voci dell’Amministrazione comunale, del comitato promotore, del mondo culturale e imprenditoriale e della società civile. Nel corso dell’audizione ha preso parola il Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, che ha pronunciato anche l’appello finale, a testimonianza del sostegno istituzionale a questo percorso. Presente in sala anche l’Assessora regionale alla Cultura Silvia Miglietta.

Dall’introduzione e presentazione della delegazione affidata al Sindaco Fedele Lagreca, alla presentazione del claim “Radici al Futuro” illustrato da Giorgia Floro (team di progettazione); dalla metodologia progettuale esposta da Ivan Iosca (team di progettazione) al programma culturale presentato dalla Direttrice di candidatura Mariarita Costanza: il racconto di Gravina Capitale ha attraversato tutte le dimensioni economiche, sociali e culturali della candidatura. 

Particolare attenzione è stata dedicata ai temi della sostenibilità economica, degli effetti attesi e della rigenerazione territoriale, approfonditi da Ignazio Lovero, consigliere delegato per Gravina 2028, Leonardo Patroni Griffi e Michele Andriani, presidente di Andriani Spa, in rappresentanza del mondo imprenditoriale e del comitato promotore.

La risonanza del progetto e l’ecosistema delle relazioni culturali sono stati al centro dell’intervento del presidente Decaro, mentre le istanze generazionali e lo sguardo al futuro sono stati affidati alla voce di Micaela Riviello, giovane studentessa gravinese. In chiusura, il messaggio di Raffaello De Ruggieri, Presidente onorario del Comitato scientifico e già Sindaco di Matera.

Nel corso dell’appello finale, il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro ha dichiarato che “Gravina in Puglia, pur avendo conservato la sua natura ancestrale, ha saputo farsi carico dello sviluppo e della tutela del suo territorio e della sua comunità. Oggi Gravina ha saputo guardare oltre i suoi confini stringendo alleanze strategiche con i Comuni del Geoparco Unesco, una comunità straordinaria e coesa, e con le regioni sorelle, Basilicata e Calabria, così da presentare non una candidatura identitaria ma un percorso collettivo di crescita e di riscatto che non si concentra sul rimpianto ma che invece ha lo sguardo rivolto alla possibilità. Nelle parole scritte nel dossier che accompagna la candidatura di Gravina, che la Regione Puglia sostiene, si legge chiaro il valore dell’accoglienza che rende unica la nostra terra e la nostra cultura”.

“Accogliere – ha proseguito il presidente – è un atto intellettuale e un gesto culturale, sintetizza un’idea di cultura che contiene, trattiene, elabora, genera. Il nostro lavoro non comincia e non finirà oggi perché siamo certi che questo percorso sia la testimonianza più bella di tanti uomini e tante donne che non si sono arresi e che hanno fatto di quelle profonde incisioni scavate dall'erosione dell'acqua nel territorio calcareo delle Murge, la cicatrice su cui scrivere la cronaca di un nuovo viaggio”. 

“La candidatura di Gravina a Capitale italiana della Cultura – ha aggiunto l’assessora regionale alla Cultura Silvia Miglietta – interpreta la visione di una cultura che unisce, che cura e che, valorizzando la memoria, punta a costruire futuro. Il progetto nasce da un’energia collettiva che ha già messo in movimento la città, facendo rinascere i suoi luoghi di cultura, rafforzando la collaborazione tra istituzioni, scuole, associazioni e imprese, e rimettendo al centro le persone. Un’energia che ha attraversato la Puglia e superato i confini regionali. Ma Gravina e la Puglia non si candidano soltanto a essere Capitale: si candidano ad assumersi una responsabilità, forti di un percorso già maturo che, a livello regionale, ha fatto della cultura una leva strategica di crescita, coesione e sviluppo. Il dossier di Gravina nasce da questo cammino: un desiderio collettivo, coraggioso e responsabile, che guarda al Mediterraneo come spazio di dialogo e di pace. La differenza tra un sogno e un desiderio è che il primo resta nella testa, mentre il secondo trasforma la realtà. Questo desiderio si vuole realizzare e ha fame di diventare futuro”.

Per il sindaco di Gravina in Puglia Fedele Lagreca, “questa importantissima audizione al Ministero della Cultura rappresenta il momento cruciale di un lungo percorso compiuto dalla comunità che mi onoro di rappresentare. Era un onore oltre che un dovere guidare la delegazione istituzionale insieme all’impareggiabile consigliere delegato Ignazio Lovero, a cui tutti siamo grati per il lavoro instancabilmente svolto in questi mesi, alla giunta e al consiglio comunale. Ho portato qui innanzitutto il mio orgoglio di cittadino e di medico da sempre interessato al benessere della mia gente, ma è al team che ha lavorato al dossier, ai membri del comitato promotore e di quello scientifico, oltre che alla partecipazione dei gravinesi, che va tutto il merito. Comunque vada, e siamo ottimisti e fiduciosi circa l’esito, Gravina ha scritto una pagina indelebile di entusiasmo, passione, coinvolgimento di tutte le sue straordinarie risorse umane e culturali, valorizzazione e riscatto del suo immenso patrimonio storico e ambientale. Soprattutto, ha dimostrato la capacità di farsi interprete di tutto il territorio murgiano e oltre, fino a rappresentare un pezzo importante del Sud. Questa è già una vittoria storica che consegniamo con emozione alle generazioni future”. 

La città di Gravina in Puglia resta ora in attesa dell’esito delle audizioni, previsto entro il 28 marzo, consapevole di aver condiviso una visione fondata su identità, partecipazione e responsabilità collettiva.

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Capitale italiana della Cultura 2028, è il giorno di Gravina in Puglia

Al Ministero l'incontro con la giuria di esperti per presentare il dossier della candidatura "Radici nel futuro"



Gravina in Puglia

Gravina in Puglia presenta la propria candidatura a Capitale italiana della Cultura 2028. Dalle 9 di venerdì 27 febbraio nella Sala Spadolini del Ministero della Cultura a Roma si terrà l’audizione davanti a una giuria di esperti che potrà rivolgere domande ai rappresentanti del progetto. 

Gravina è tra le dieci città finaliste con il dossier dal titolo "Radici nel futuro" che sarà presentato nell'arco di un'ora con un intervento del presidente della regione, Antonio Decaro. L'esito della competizione sarà reso noto entro il 27 marzo. A disposizione della città vincitrice un milione di euro per realizzare le iniziative previste nel dossier. 


Fonte: PRESS REGIONE PUGLIA
RAI NEWS TGR PUGLIA
Con audio vedi: https://www.facebook.com/share/v/1bFMzKkERk/