giovedì 8 ottobre 2026

La Via di San Francesco - Via del Sud - 2° episodio

Edicola all'ingresso dell'Eremo di San Francesco - Monteluco

01 ottobre 2026 Bologna - Assisi Santa Maria degli Angeli (PG)
Come da programma (fissato alcuni mesi fa), io e la mia amica e collega Mari, ci accingiamo ad aggiungere nuove tappe alla Via del Sud del cammino di San Francesco. L'obiettivo è arrivare a Roma ma, anche questa volta per il tempo a nostra disposizione, decidiamo di fermarci a Rieti; proseguiremo fino alla ultimazione in Roma in un successivo viaggio. 
Da Bologna alle 15.50 partiamo con il bus Flixbus fino a raggiungere Assisi - Santa Maria degli Angeli. All'arrivo, sono circa le 20.50, siamo subito dirette alla nostra casa religiosa "Casa Perfetta Letizia" delle Suore Missionarie di Susa. Qui ad attenderci ci sono Suor Viola (che ormai conosciamo) e Suor Silvia da Torino (nuova arrivata).
Suor Viola ci assegna la depandance esterna dal nome "San Francesco" tutta per noi: 4 letti e un bagno. Facciamo subito la cena in struttura con fusilli al tonno e pomodoro, cotoletta di pollo impanata (di quelle già pronte), peperoni arrostiti e patate al forno buonissime, vino rosso, acqua e frutta. Non manca il dolce (pesche all'archemes da Bologna, tipiche della tradizione emiliana, un piccolo presente) accompagnato dall' "acqua benedetta delle suore", una buonissima grappa che Suor Viola ci offre volentieri perchè orgogliosa delle sua provenienza, infatti arriva direttamente dalla sua Albania. Ci auguriamo la buonanotte e ci diamo appuntamento al mattino seguente di buon ora, perchè abbiamo il treno regionale alle 7.20 che da Assisi ci porterà a Spoleto da dove inizierà il nostro cammino.

02 ottobre. Sveglia alle 6.00 
1^ tappa Spoleto-Ceselli 18km - Percorso impegnativo
Facciamo una colazione veloce in struttura, salutiamo le suore e usciamo. L'aria mattutina è fresca ma piacevole. Ci affrettiamo perchè abbiamo il treno alle 7.20 diretto a Terni con fermata a Spoleto. All'uscita dal treno, una coppia ci chiede se conosciamo la fermata del bus diretto a Cascia. Diciamo loro di non essere del posto ma l'accento non ci inganna ... Sono pugliesi e sono proprio di Gravina, abitano nel quartiere Giulianello. E il figlio abita in via Unità d'Italia, cioè dietro casa mia! 
A Spoleto sappiamo dove fare colazione (e soprattutto andare in bagno) in un bar del corso principale dove avevamo fatto pausa nello scorso cammino. Da qui ci incamminiamo verso la Rocca Albornoziana perché è da lì che parte il cammino di San Francesco. Facciamo un'altra pausa caffè nel bar degli Artisti in piazza Mercato, unico bar aperto, per apporre il primo timbro sulla credenziale (io purtroppo l'ho dimenticata a casa, ma ho un post-it con me). Sono le 8.55 circa, l'uscita dal centro è molto bella perché attraversiamo il Ponte delle Torri, un ponte caratterizzato da possenti arcate, derivato da un acquedotto romano, con una vista stupefacente sulle colline verdeggianti attorno. Camminiamo lungo sentieri bel segnalati (il segnale giallo-blu che ci ha guidato nello scorso cammino), con ripide salite, con fondo a tratti terroso, pietroso e con roccia affiorante in mezzo ai boschi di lentaggine e altre specie arboree ed arbustive. Dopo circa 7 km da Spoleto, quasi tutti in salita, arriviamo allo splendido santuario-eremo di San Francesco in Monteluco. Qui hanno dimorato i primi frati francescani in piccole celle dal soffitto in vimini (in alcune è ben conservato). Il monastero ospita la cappella di San Leopoldo e San Bernardino che visitiamo. Mentre quella di Sant'Antonio è chiusa. All'uscita, breve sosta nel bosco sacro di Monteluco, un'estesa area boscata di lecci. Riprendiamo il cammino che è ancora in salita per alcuni tratti e quindi in discesa, all'interno di boschi.  Incrociamo i primi 4 pellegrini che camminano in direzione opposta alla nostra e subito dopo altri 2. Continuiamo a camminare lungo stretti sentieri terrosi e pietrosi in discesa, puntellati di tantissimi ciclamini, di felci, mentuccia e timo. Non mancano anche  piante di ginepro, di ginestra e di asparago selvatico. Sentiamo il piacevole suono dello scorrere dell'acqua e da lì a poco guadiamo nel bosco un ruscello dove sostano 4 pellegrini che crediamo non italiani perchè parlano in inglese. Li salutiamo e proseguiamo. Il cammino è quasi sempre in discesa, tranne brevi tratti in salita. Al decimo km decidiamo di fare anche noi una sosta per ristorarci. Ci raggiungono due pellegrine che riconosciamo essere quelle del gruppo dei 4 incontrati poco prima. Sono americane del Wisconsin, abitano vicino a Chicago. Scambiamo due chiacchiere, facciamo foto, e scopriamo che alloggeranno nel nostro stesso B&B "il Ruscello" in Ceselli. Lungo il cammino a tratti aperto sulla vallata con colline verdeggianti, puntellate di macchie di rosso autunnale e qualche costruzione in lontananza, procedendo sempre in discesa, raggiungiamo la frazione di Pontuglia dove c'è un antico mulino visitabile. Da li', in discesa, costeggiamo il piccolo ruscello che è incanalato a bordo strada dal rumore fragoroso (impareremo dopo che si tratta del fiume Nera e che ci accompagnerà a lungo perchè stiamo attraversando la Valnerina). Decidiamo di sostare per calmare il "bollore" dei nostri piedi. L'acqua è molto fredda, ma piacevole è la sensazione e il beneficio che ci offre. Ci superano salutandoci le due pellegrine americane dirette al B&B. Riprendiamo anche noi il cammino lungo una strada, ormai asfaltata gia' da qualche km, quindi molto comoda e agevole. La temperatura lungo il cammino è piacevole, il sole non scotta e il tragitto percorso è stato quasi sempre in mezzo a boschi, tra paesaggi  davvero splendidi. Alle 15.00 arriviamo a Ceselli. Al nostro B&B ci accoglie la sig.ra Oriana. Abbiamo un intero appartamento tutto per noi. Dopo la doccia e il riposo, usciamo mezz'ora prima della prenotazione al ristorante accanto al B&B (dallo stesso nome), così approfittiamo per visitare il centro storico di Ceselli a poca distanza da noi. Alle 19.30 siamo le prime ad arrivare al ristorante, e insieme a noi, due coppie di bresciani e quindi le due pellegrine americane. Noi ordiniamo una strapazzata di uova con tartufo, tagliatelle al tartufo e pachino, cicoria ripassata in padella. Vino bianco e acqua frizzante. A fine pasto facciamo un po' di chiacchiere con le americane. Una delle due ha 73 anni, è in pensione e viaggia molto, infatti dopo il cammino è diretta a Copenhagen. L'altra, invece, ha 61 anni, ancora in attività, se ne torna in Wisconsin. Ci chiedono se siamo madre e figlia (già stamattina un signore a Spoleto ha fatto la stessa domanda, e vi lascio immaginare la mia reazione!!!). Le americane vorrebbero pagare 4 uova sode che hanno chiesto all'Oriana perchè a loro dire la colazione è un po' scarsa. Non sanno quanto lasciare in più e chiedono alla cameriera quanto potrebbero costare 4 uova sode. Alla fine tra i 2 euro della cameriera e i 4 euro a cui pensavano, io dico "don't worry, be happy". E tutti scoppiamo in una grande risata. La serata si conclude con i saluti finali e un "arrivederci" detto all'americana, cioè alla "Stanlio&Ollio". Ore 21.30 siamo nel nostro appartamento. Domani sveglia alle 6.00, abbiamo molti km da fare.

03 ottobre. S
veglia alle 6.00. 
2^ tappa 28 km Ceselli-Arrone-Piediluco - Percorso non impegnativo (Ceselli-Arrone) di media difficoltà (Arrone-Piediluco)
Colazione nel B&B e uscita alle 6.50. Ci incamminiamo dirette ad Arrone che dista 15 km. La strada è asfaltata e sterrata ma pianeggiante. Il percorso odierno sappiamo essere abbastanza facile, almeno fino ad Arrone. Il paesaggio è splendido, colline verdeggianti e dal profilo sinuoso e ondulato. Il fiume Nera non ci abbandona durante tutto il tragitto. Sentiamo il suo scorrere, alcune volte più rumoroso altre volte quasi silente. A Ferentillo, che è alto rispetto al nostro sentiero (si riconosce dalla torre in cima isolata), incrociamo dapprima una pellegrina e subito dopo un altro pellegrino in senso contrario al nostro (saranno diretti a Assisi). Il cielo è parzialmente nuvoloso e le temperature sono gradevoli anche se oggi indossiamo la felpa per un bel po'. Arriviamo ad Arrone e qui facciamo una breve sosta caffè con pastina e inevitabile bagno. Prendiamo il timbro per la credenziale e continuiamo dirette verso Piediluco. Abbiamo davanti a noi circa 13 km all'arrivo. Attraversiamo paesaggi molto belli, ritroviamo le distese di ulivi, che non vedevamo dal cammino scorso (quello fatto in maggio), filari di vigneti, e lungo il margine dei sentieri, molti alberi di noci di cui raccogliamo i frutti. E tante siepi e arbusti di alloro lungo i margini di sentieri e di abitazioni. Ne raccogliamo un bel pò, perchè la Mari vuole preparare l'allorino (liquore digestivo buonissimo che io preparo da tempo). Attraversiamo tratti brevi boscati fino ad arrivare ad un bivio con la segnaletica che indica due direzioni: Piediluco-Roma e Greccio-Terni, quest'ultima direzione porta verso le Cascate delle Marmore per poi ricondurre su Rieti. Noi prendiamo la prima e ci incamminiamo verso un sentiero sterrato e pietroso in salita, molto ripido con molti tornanti e molto lungo. Arriviamo dopo una bella sfacchinata in località Marmore. Qui c'è tanta gente perché oggi è sabato e molti approfittano per visitare le cascate e trascorrere una giornata all'aperto, le temperature lo consentono. Ci fermiamo in un parco per breve pausa con barrette, noci, prugne fresche. Quindi riprendiamo a camminare seguendo la segnaletica, sempre chiara e presente. Non ci si può sbagliare. Costeggiamo ancora il fiume Nera che in alcune zone si estende tanto da sembrarci fermo come un lago. Si sente il verso delle fologhe che sono assai numerose. Il sentiero è assolato, con fondo terroso e molto tranquillo. Il paesaggio davanti a noi è molto bello, colline e pini che svettano a distanza ma anche lungo il nostro sentiero, si sente il profumo di resina e si vedono gli aghi di pino sul sentiero che calpestiamo. Non vi sono pellegrini. Oggi abbiamo incontrato più ciclisti in giro che camminatori. Piediluco non è distante, si intravede il suo profilo a distanza ma mancano ancora 5km. Percorriamo un breve tratto su una strada asfaltata e carrabile prima di addentrarci  in un bosco su uno stretto sentiero, dapprima in salita e poi in discesa. Qui in senso contrario finalmente incrociamo 6 pellegrini. Andiamo avanti mancando pochissimi km al nostro arrivo. Contattiamo il sig. Alberto che deve accoglierci nell'ostello Santuario di San Francesco in Piediluco (il suo riferimento mi è stato dato dal parroco don Lorenzo che avevo contattato già mesi prima e poco prima di arrivare). Sono circa le 14.30 e in paese c'è movimento di gente perché il posto sembra molto carino vista la presenza del lago. Al civ. 63 di Corso Raniero Salvati c'è l'Ostello e la Chiesa di San Francesco del XIII sec. sostiamo sui gradini aspettando che arrivi il sig. Alberto che arriva da lì a pochi minuti e ci conduce nella nostra stanza doppia con due letti. C'è un bagno e una cucina in comune, e altre due stanze, una doppia e una quadrupla, entrambe con letti a castello. Un bel balconcino assolato dove stendiamo i nostri panni ad arieggiare. Qui il sig. Alberto ci da tutte le info necessarie, ci lascia le federe usa e getta, le chiavi del portone e ci saluta. Lasciamo donativo e apponiamo timbro sulla credenziale. In struttura siamo sole e quindi questo ci conforta. Il bagno sarà tutto nostro. Ci docciamo come sempre e poi riposiamo i nostri piedi (e non solo) distrutti dalla fatica. Dopo un breve riposo, sotto 2 doppi piumoni per il tanto freddo dovuto alla stanchezza e al luogo, usciamo per un giretto in paese. Confermiamo la bellezza del posto e la sua particolarità. Esso si sviluppa su una collina che protende verso il lago. Le case sono piccole e le viuzze in salita e con gradini, sono un'estensione delle case stesse. Addobbate con vasi di fiori, sedie e panchine e tanto altro. Alle 19.00 abbiamo prenotato la cena nel ristorante che il sig. Albero ci ha suggerito il ristorante "Giosefatta". Fettuccine al profumo di lago, carbonaretti in salsa verde (pescetti di lago alla griglia), cicoria ripassata in padella, sbriciolata alla crema, vino bianco grechetto, acqua. Tutto molto, molto buono. A nostro dire la migliore cena finora degustata lungo il cammino.


04 ottobre. Sveglia alle ore 6.00. 
3^ tappa km 22 Piediluco-Poggio Bustone - Percorso molto impegnativo
Colazione in ostello con quel che abbiamo noi e un caffe e tè a disposizione dei pellegrini.  Alle 7.30 usciamo dal paese ammirando il sole che si sta levando sul lago che crea una vista assai stupenda. Il riflesso dei primi raggi di sole nell'acqua è uno spettacolo imperdibile, mozzafiato! 
Ci incamminiamo seguendo la segnaletica su un percorso asfaltato e senza troppe difficoltà raggiungiamo Labro, un bellissimo borgo tutto in pietra molto ben conservato e tenuto. Non c'è nessuno, così ci sembra, infatti non c'è neppure un bar per un caffè. Uscendo dalla porta aretina ci incamminiamo sempre su strada asfaltata per poi iniziare lunghi sentieri, anche strette mulattiere tra i boschi, tutti in salita, salite ripide sassose, pietrose. Le temperature sono più alte dei giorni scorsi, il paesaggio è cambiato, sembra più urbanizzato, subito dopo Labro. La segnaletica c'è, forse meno frequente di prima e occorre attenzione per non perdere la strada giusta. I boschi che attraversiamo sono più aperti, penetrati dai raggi del sole. Ci sono querce, olmi, aceri, arbusti di ginestre e ginepro. Dopo tanta salita, molto faticosa, arriviamo al punto più alto della tappa odierna, dove si trova il faggio monumentale di San Francesco. In una estesa faggeta, tra faggi secolari, si trova il faggio che la tradizione vuole legato alla vita e culto di San Francesco. C'è anche una piccola chiesa in pietra costruita in tempi recenti su un vecchio rudere utilizzato da pastori in cui si sta celebrando la messa del Santo; si è raccolta tanta gente, all'interno della chiesa e fuori nell'area circostante. Dopo la messa è prevista l'inaugurazione di alcune sculture che somigliano a radici di albero, posizionate in modo sparso nei dintorni del bosco, opera di un artista locale. Così ci informa un fotografo che incontriamo al nostro arrivo al sentiero del faggio. Lasciamo il santuario per riprendere il nostro cammino. Con qualche incertezza sulla segnaletica, grazie alla mappa che la Mari utilizza e alla conferma di due pellegrini stranieri (i primi del giorno diretti ad Assisi), ci avviamo sulla strada verso Poggio Bustone. Il sentiero è subito in forte discesa, ghiaioso e terroso e si rischia di scivolare. Pian piano finiamo su una carrabile, anch'essa in discesa e poi ancora su sentieri sterrati, con roccia affiorante e ghiaia, o stretti sentieri tra boschi ma sempre prevalentemente in discesa. Accusiamo molta stanchezza, i piedi sono dolenti a causa delle discese. Non abbiamo trovato fontane, siamo a corto di acqua ed è caldo. Facciamo una breve sosta per riposare i nostri piedi. Il paese ci sembra lontano, ancora non appare ai nostri occhi, nonostante che manchino circa 4 km. Siamo su un percorso in discesa quando incrociamo la terza pellegrina che ci appare baldanzosa ed energica al contrario di noi che siamo fortemente e visibilmente stanche. Proseguiamo in discesa su asfalto ma siamo ancora in alto rispetto alle case sparse che si vedono in basso. Davanti ai nostri occhi una enorme vallata, ed in lontananza case sparse, campi arati, fazzolletti di boschi, due enormi specchi di acqua che sono laghi ma che non conosciamo, e il profilo degli Appennini all'orizzonte.  La strada che percorriamo continua ad essere asfaltata e in discesa. Siamo ormai alle porte del paese, c'è una festa in corso, si festeggia San Francesco, c'è movimento di macchine e gente. Interroghiamo Google maps per arrivare direttamente alla nostra struttura, "Accoglienza Casa dei Nonni Frate Jacopa" (a donativo), ma mancano ancora 30 minuti. Superiamo l'aggregato del centro storico, "aggrappato" ad un costone e continuiamo a seguire Google maps. Passiamo davanti ad un parco urbano "I Giardini di Marzo" ed intravediamo una scultura in bronzo raffigurante Lucio Battisti con la chitarra. D'altronde Poggio Bustone è il paese natale del famoso cantante. Manca ancora molta strada, tutta in discesa. Siamo quasi alla fine dell'abitato, anche se ci sono ancora case e  ci troviamo su uno passaggio stretto che ci conduce alla nostra struttura da cui non si va da nessuna parte, se non verso un sentiero di mezza costa protetto da staccionata che vi vede a distanza. Sono circa le 15.15. Lì ci sediamo su una panchina in attesa che arrivi la sig.ra Elena per l'assegnazione delle stanze. Nel frattempo arrivano due pellegrine straniere, una francese e una franco-canadese (amiche da 40 anni) molto simpatiche con cui chiacchieriamo un bel po' perché l'Elena si fa attendere. Hanno percorso il cammino da Roma e proseguono verso Assisi e poi da li' ancora verso Siena, sempre in cammino. Sono over 70 ma in formissima e hanno già fatto numerosi cammini. Finalmente poco dopo le 16.00  arriva Elena che ci assegna una stanza doppia e comunicante con altra stanza in cui sistema un pellegrino, Fabrizio della provincia di Imperia, arrivato pure lui li' ma è sul Cammino di San Benedetto in direzione Rieti. Elena ci propone una cena insieme con gli altri ospiti che subito accettiamo volentieri. Dopo la ormai consueta doccia e il riposo rigenerativo, alle 19.30 siamo nella cucina a cenare. Siamo in 7, compresa Elena, insieme a noi anche un'altra ospite pellegrina, una signora belga che è sul Cammino di San Francesco e diretta ad Assisi ma già in struttura da ieri. La cena prevede 2 primi, tagliatelle alla amatriciana e riso con zucca, un secondo, costatine e spuntatine di maiale, fritte in padella, contorno di spinaci ripassati in padella e insalata. Dopo la piacevole esperienza conviviale con foto ricordo, andiamo a letto. Domani colazione alle 6.30 per riprendere ciascuno la propria nuova destinazione.


05 ottobre. Sveglia alle 6.00. 
4^ tappa 18 km Poggio Bustone-Rieti - Percorso non impegnativo
Come da accordi, dopo la colazione, salutiamo Elena e seguiamo le sue precise indicazioni per uscire facilmente dal paese attraverso la strada dapprima privata (dalla sua struttura) poi pubblica che conduce direttamente verso Cantelice. Il simbolo del cammino è proprio già all'inizio del percorso e quindi ci confortiamo per le precise e corrette informazioni ricevute da Elena. Il meteo promette bene, anche se le nubi sono ancora basse, più basse delle montagne che ci circondano. Il paesaggio mattutino, con le nubi che somigliano ad una distesa di acqua, viste in lontananza, l'aria frizzante, il silenzio, ... è emozionante. Proseguiamo a passo spedito, senza esitazioni, perchè il sentiero si snoda lungo una mulattiera fra i boschi e protetto da una staccionata in legno. Arriviamo così, in poco tempo, a Cantelice; qui sosta caffè e bagno. Per uscire dal paese, ci si deve "arrampicare" lungo una ripida e lunga salita gradonata che da basso del paese porta in cima, in Piazza Castello, per proseguire lungo il cammino. Il segnale non manca e il percorso è abbastanza facile. Attraversiamo tratti boscati e una sola discesa ripida dal fondo sconnesso, con ciottoli e ghiaia sciolta. Il resto sono tratti asfaltati pianeggianti e in leggera discesa. Notiamo che il cartello segnaletico e chilometrico del cammino di San Francesco in entrambe le direzioni (Assisi e Roma) e' affiancato da quello del cammino di San Benedetto, infatti entrambi i cammini portano a Rieti. Noi seguiamo sempre il segnale giallo-blu, dipinto ovunque (sui tronchi, sui paletti segnaletici, sui guardrails, sui sassi, ...) che ormai abbiamo imparato benissimo a riconoscere, il nostro "navigatore sul campo" ma nel dubbio consultiamo il percorso in mappa sul telefono perché in alcuni casi ritroviamo il segnale bianco-rosso del CAI o quello di San Benedetto (marrone con il Tau e la b), ma non il nostro. Camminiamo su strade asfaltate,  puntellate di abitazioni custodite da cani che abbaiano al nostro passaggio. Poi ci immettiamo su una strada statale ma fortunatamente "attrezzata" per i pellegrini perché consente di camminare lateralmente lungo un percorso sterrato e protetto da staccionata in legno (sul lato verso il bosco) e da guardrail. La città di Rieti si comincia a vedere sotto i nostri occhi e da li' a poco il cartello di arrivo in città. Sono circa le 10.30 e le previsioni di Elena sono puntualmente confermate. Ancora un paio di km circa e siamo in centro. La città non è particolarmente bella. Visitiamo la Cattedrale di Santa Maria, la piazza antistante con una bella statua di San Francesco, passiamo davanti al Palazzo del Governo, percorriamo alcune vie centrali e infine apponiamo l'ultimo timbro sulla credenziale nell'ufficio turistico della città "Visit Rieti". Percorriamo via Roma dirette al ponte romano. Del ponte restano poche rovine che sembrano galleggiare sull'acqua chiara e limpida del fiume Velino che superiamo su un nuovo ponte ad una unica arcata ma di epoca moderna. Prima del nostro treno per rientrare a casa (alle 14.30) c'è ancora molto tempo. Cosi bighelloniamo nei paraggi, fino alle 12.30 perché abbiamo deciso di pranzare in una pizzeria-rosticceria a due passi dal ponte. Una omelette con spinaci e buonissimi contorni di verdure cotte, sono il nostro pasto accompagnato da una birra fredda. Con calma risaliamo verso il centro città e da qui raggiungiamo la stazione dei treni. In attesa, manca circa un'ora alla partenza, prendiamo un caffe in stazione e ammazziamo il tempo caricando i cellulari. Rischiamo di perdere il treno regionale perché, nonostante il pannello informativo visualizzi il treno in partenza "Rieti-Terni" sul binario 1, in realtà il nostro treno è al binario 3 ma nessun operatore FS ci informa. Dopo Terni, cambio treno regionale diretto ad Orte, quindi nuovo cambio con treno IC diretto a Bologna. Arrivo alle 19.50 circa. A Bologna in stazione, il viaggio si conclude, ci salutiamo e davanti a noi ci attendono i prossimi circa 100-105km da Rieti a Roma. 



Note finali.
Il cammino di circa 100km è stato molto piacevole ma percorso da pochi pellegrini (noi ne abbiamo incontrati pochi nonostante la festività del Santo del 4 ottobre). Abbiamo visitato luoghi molto belli: il Monastero di Monteluco e il bosco sacro, il borgo di Labro, il paese di Piediluco. Sicuramente il peso più leggero degli zaini sulle nostre spalle e la migliore predisposizione ad affrontare la fatica del cammino hanno reso il percorso più agevole rispetto alla volta scorsa. Le temperature sono sempre state ottime per camminare e, come sempre, abbiamo avuto incontri con persone simpatiche, amichevoli e accoglienti.

mercoledì 6 maggio 2026

La Via di Francesco - Via del Sud - 1° episodio



  

Immagini prese dal web 

Tra le tante possibilità di fare un nuovo cammino, valutate in tempi brevi, per impegnare al max 4-5gg. includendo la festa del 1 maggio, questo de "La Via Francesco - Via del Sud", nel tratto da Assisi a Spoleto, è andato in porto, grazie alla disponibilità di dormire nelle strutture religiose contattate. Io conoscevo le Suore Francescane di Susa in Santa Maria degli Angeli, Mari (amica e collega, principiante in corse e in cammini ma vulcanica e piena di idee e voglia di fare) pratica nelle ricerche in internet, contatta le suore di Foligno e Trevi, e nel giro di 24h la programmazione è chiusa. In 3gg. di cammino porteremo a casa una parte del Cammino di San Francesco (o Via di Francesco). Acquistiamo da subito il biglietto del bus per l'andata (Bologna-Assisi-Santa Maria degli Angeli) e il biglietto del treno per il ritorno (Spoleto-Bologna).

30 aprile Bologna-Santa Maria degli Angeli

Alle ore 8.35 è prevista la partenza del Flixbus da Bologna direzione Santa Maria degli Angeli. Ma il bus e' in ritardo di quasi 30 minuti. È previsto un cambio di bus a Firenze -Villa Costanza con sosta di più di un'ora. Anche a Firenze il bus che aspettiamo è in ritardo, devo rassegnarmi al fatto che i bus sono inaffidabili (ed io lo sapevo già!!!). Arrivate a Santa Maria degli Angeli, circa alle 14.30, ci dirigiamo subito verso la nostra prima struttura delle Suore Francescane di Susa, e qui ci accoglie Suor Viola (conosciuta a novembre scorso in occasione del concerto di FdG al teatro Lyrick). La suora ci assegna una stanza doppia con bagno al 1° piano stanza "Fratello Sole" e ci lascia due biglietti per il bus per raggiungere Assisi. Lasciamo gli zaini e ci dirigiamo verso la Basilica di Santa Maria degli Angeli per il ritiro della credenziale ma qui all'ufficio informazioni ci dicono di recarci all'ufficio del pellegrino accanto alla basilica di San Francesco in Assisi. Così prendiamo il bus e scendiamo alla 1^ fermata Basilica di San Francesco. Ritiriamo la credenziale ad offerta libera e una collanina con la croce Tau che indosseremo durante il cammino. Visitiamo la chiesa inferiore e la tomba di San Francesco, quindi la superiore e poi giriamo per il bellissimo centro ricco di negozietti e di tanti turisti. Quindi la chiesa di Santa Maria sopra Minerva e poi la chiesa di San Rufino e la chiesa di Santa Chiara. Poi usciamo dalla Porta Nuova dove vediamo la segnaletica del nostro cammino con la croce Tau e i colori giallo-blu direzione Spello e Roma da cui domani partiremo. Lasciamo Assisi dalla Porta Nuiva e ci dirigiamo a piedi verso la nostra struttura, la distanza è di circa 3,5km. Arrivati in struttura ci sistemiamo in stanza e dopo la doccia aspettiamo le 20.00 per la cena. La struttura ospita altre persone, si tratta di famiglie con bambini, il tavolo è infatti apparecchiato per tanta gente. Noi chiediamo di cenare prima del loro arrivo, anche se da lì a poco arriva la prima famigliola. Pasta e pomodoro, cotoletta di pollo per me, mozzarella per Mari, zucchine gratinate e insalata come contorni, frutta. Vino e acqua. Torniamo in camera che sono circa le 21.15, dandoci come orario le 8.00 per la colazione di domani. Dormiamo bene nel silenzio e nella "pace fra gli ulivi"(cit. FdG canzone Guarda che no sono io).
01 maggio Santa Maria degli Angeli-Foligno 24,5km

Scendiamo un po' prima delle 8.00. Non c'è nessuno in sala e sembra che tutti stiano ancora dormendo. Ci sbagliamo, le suore (sono tre, suor Viola albanese, una suora argentina e una giovane suora italiana di Torino che è medico, lo scopriremo più tardi) sono già sveglie e attive da tempo e così per le 8.00 arrivano dall'esterno e tutto è già pronto per la colazione, il tavolo e'  apparecchiato in un ordine perfetto. Arrivano subito anche le tre famiglie ospitate nella struttura con la loro prole, sette bambini inclusa una coppia di gemelline. Noi finiamo presto perché vogliamo andare. Cosi salutiamo gli ospiti e dopo aver apposto il timbro sulla credenziale e ripreso gli zaini, salutiamo suor Viola e le altre e via ... in direzione Assisi. Il nostro cammino comincia con i 3,5km dalla nostra struttura ad Assisi-Porta Nuova. Qui cerchiamo un bar per un cappuccino e un bagno e quindi ci incamminiamo. Il percorso è subito bello, segnalato perfettamente o con la segnaletica  o con il doppio colore giallo-blu che ritroveremo sempre sui pali. Non possiamo sbagliare. Camminiamo senza incrociare pellegrini ma gente del luogo che passeggia. Il cielo è sereno con poche nubi, la temperatura è gradevole, non è caldo e neppure freddo. Camminiamo indossando la felpa. C'è un po' di vento ma non è fastidioso. Le strade sono in parte asfaltate e soprattutto sterrate. Sono in salita, pianeggianti e in discesa. Costeggiamo da un lato le colline di boschi del Parco Subasio e dall'altro campi di ulivo e in basso la enorme vallata di case e fabbriche e strade ma in lontananza. Ci sono infiniti campi di ulivo, molte querce lungo le strade che percorriamo e tanto asparago selvatico, qualche pianta di finocchietto selvatico e tanta ginestra non ancora fiorita. Si cammina benissimo, il paesaggio è bello e infonde pace. Seguiamo la segnaletica che non manca indicandoci sempre i km che mancano a Spello e Foligno. Incrociamo tre ciclisti che marciano verso Assisi e subito dopo, i primi quattro veri pellegrini stranieri della giornata sempre in direzione Assisi. Uno invece, anch'egli straniero, va nella nostra direzione e ci segue. Si intravede Spello e prima di entrare in città ci riforniamo di acqua ad una fontana. Spello è bellissima, ricca di edifici in pietra bianca e rosata ben conservati. Visitiamo alcune chiese e poi facciamo qualche acquisto (braccialetti). Spello è famosa per i suoi fiori e molte case ne sono addobbate e infatti leggiamo non solo i manifesti per l'infiorata del 6-7 giugno prossimo ma su alcune case le targhe per i premi ricevuti di edizioni di infiorate passate. Ci sono molti turisti in giro per la città e i bar e i ristoranti sono affollati. Noi camminiamo e cerchiamo la segnaletica per ritrovare il cammino. Così per le 13.30 circa usciamo da Spello dirette a Foligno. Mancano circa 5km. Il percorso non è bello come quello del mattino ma è ugualmente ben segnalato. Ben presto siamo alle porte di Foligno, alla sua periferia fatta di strade e costruzioni anonime, e ci rendiamo subito conto che è più grande di Spello. Raggiungiamo il centro, la piazza della Repubblica, dove si trova il municipio, o Palazzo comunale, un grande edificio con un colonnato neoclassico e una scritta S.P.Q.F. (come quella di S.P.Q.R. di Roma) e una bella e grande chiesa, il duomo di Foligno o cattedrale di San Feliciano. Da qui raggiungiamo la nostra nuova struttura religiosa, il Monastero di Sant'Anna delle Suore Beata Angelina. Struttura molto bella e bel curata e pulita, anzi lucidissima. Ci accoglie una suora per le solite pratiche di pernottamento. Stanza al 1°piano n.6. Ci sono 3 letti con bagno e 2 finestre. Tutto procede benissimo. Riposo con snack e prenotazione cena alle 19.00 in un ristorante cercato in Google.
"La Lanterna dei Trinci" in centro è il nostro ristorante. Tagliolini con pistacchio tritato, finocchietto e scaglie di pecorino (piatto abbondante ma non gustoso), strapazzata al tartufo condita con crostini, pomodorini e rucola (buona), e come dolce i tozzetti al vinsanto umbro (scarso in quantità). Acqua e un quartino di vino rosso fermo. Giretto in centro per ritrovare la segnaletica per il cammino di domani che parte da Porta Romana. Rientro in monastero, doccia e letto.
02 maggio Foligno-Trevi 12km / Trevi-Poreta 12km / Poreta-Spoleto 15km (km arrotondati per eccesso)

Ci svegliamo verso le 7.30 e usciamo per la colazione in un bar a pochi metri di distanza. Usciamo dalla città e dopo una prima incertezza, imbocchiamo la strada giusta. Oggi i km da percorrere sono pochi circa 12. Superiamo la frazione di San Eraclio, qui perdiamo la segnaletica ma con le coordinate gps la ritroviamo subito e proseguiamo con tranquillità su strade asfaltate e sterrate, tra campi di grano e coltivati e uliveti a perdita d'occhio. Lungo i bordi delle strade grandi querce e tanto asparago selvatico e piante di finocchietto selvatico (che degustiamo volentieri). Oggi incontriamo tanti pellegrini, in gruppi numerosi organizzati e in piccoli gruppi, ma tutti in direzione opposta alla nostra, loro camminano verso Assisi. Superiamo anche il borgo di Collecchio, con la sua bella fontana lavatoio e abbeveratoio, e intravediamo a poca distanza il paese di Trevi in cima ad un colle. Ci fermiamo su un'ampia panchina semicircolare, prima dell'ingresso in paese, per fare il punto. Sono appena le 10.30 e abbiamo davanti l'intera giornata che crediamo non possa andare "persa" in un piccolo paese dovendo fare l'indomani circa 25 km impegnativi da Trevi a Spoleto. Così pensiamo di cambiare programma e cerchiamo un posto da dormire in serata in Poreta, località a circa 11-12km da Trevi, per accorciare la tappa Trevi-Spoleto. Nessun contatto chiamato ha disponibilità per la notte. Proviamo anche su Spoleto perché la distanza non è tanta, circa altri 13km. Nulla anche su Spoleto. Ci rassegniamo e proseguiamo per il centro. Il borgo è molto bello, facciamo un giretto, riempiamo le borracce, valutiamo se mangiare o stuzzicare visto che abbiamo davanti a noi molto tempo. Ci sediamo su una panchina e ragioniamo ancora sulla possibilità di raggiungere Spoleto. C'è una coppia sulla panchina opposta alla nostra che ha appena comprato dall'alimentari di fronte due grossi panini imbottiti e si apprestano ad una breve sosta. Sono due camminatori, marito e moglie, Fabio e Anna, leccesi, che sentendoci parlare, ci offrono un elenco di strutture da contattare perché anche loro hanno prenotato all'ultimo in mattinata in un ostello a Spoleto e si accingono a ripartire. Proviamo a telefonare, ma nulla. Ci salutiamo dispiaciuti per non aver trovato posto a Spoleto. Anche noi compriamo da mangiare, mangiamo e chiacchieriamo ormai del tutto rassegnate. Mentre decidiamo di raggiungere la nostra struttura in Trevi, Mari riceve un sms da un numero a cui aveva precedentemente chiamato. Dice di contattare un certo monastero in Spoleto e di prenotare a nome di un tal sacerdote...Detto, fatto. In pochissimi minuti abbiamo risolto, perché in monastero c'è una doppia libera ma dobbiamo arrivare entro le 21.00.
Alle 13.30 passate, dopo aver avvisato il monastero di Trevi del nostro mancato arrivo, ci incamminiamo seguendo la segnaletica in modo facile. Il cammino si presenta da subito impegnativo, strade sterrate in salita e in discesa ripide, su campi aperti e uliveti, all'interno di aree boscate su stretti sentieri. Il sole si fa sentire parecchio quando siamo esposte, perche' l'orario è quello del primo pomeriggio, così le salite diventano difficili da affrontare e non c'è alcuna fonte d'acqua. Io ho un passo più spedito della mia amica, sono allenata e ho uno zaino più leggero, mi fermo di tanto in tanto ad aspettarla perché la vedo affaticata. Incontriamo un automobilista su una strada sterrata al quale chiediamo quanto manca a Poreta e se ci sono ancora salite. Ci rassicura che a poca distanza le salite finiscono e a Poreta manca poco,  il percorso sarà quasi in piano. In realtà ci saranno altre salite e discese, ma nonostante la stanchezza dovuta al caldo e la mancanza di acqua, sostiamo ancora e poi riprendiamo il cammino per arrivare finalmente a Poreta. Qui finalmente ci indicano una fontana, ci abbeveriamo e ci rinfreschiamo e siamo spinte ad andare avanti perché abbiamo l'orario delle 21.00 che incombe, la spada di Damocle sulle nostre teste! Un signore del posto ci indica di accorciare il percorso ed evitare il Castello di Poreta, ma pur seguendo il suo consiglio, perdiamo tempo perché non vediamo la segnaletica e la mappa che consultiamo ci indica un percorso diverso. Cosi con decisione riprendiamo la segnaletica, non possiamo permetterci di perdere tempo. E il percorso è subito in salita verso il Castello su strada sterrata. La mia amica affronta le salite con fatica, la vedo stanca e affranta. Io davanti a sforzarmi di dettare il passo per non mollare. Continuiamo con passo meno spedito, sali e scendi e attraversamenti in aree boscate su stretti sentieri che mi mettono ansia perché al limite di dirupi e leggermente esposti. Ci imbattiamo in un cane libero con collare, tranquillo ma fastidioso, perché ci segue e ci precede con insistenza. Io sono stizzita dalla sua presenza perché sono stanca, ansiosa per i percorsi affrontati e forse ancora da affrontare nei boschi, stretti ed impervi. Da lì a poco, altri due cagnetti, anch'essi liberi, che si avvicinano, abbaiando e ostacolando il nostro cammino. Io ho paura dei cani, piccoli o grandi che siano, e non tollero che siano lasciati incustoditi. Così inizio ad urlare per scacciarli, ci imbattiamo  in una donna, un gruppetto di donne sedute davanti all'ingresso di alcune case, che non accetta il mio comportamento e addirittura mi riferisce che sarei di passaggio sulla loro proprietà e i cani possono tenerli come desiderano...lasciamo perdere, posso solo dire che ho perso le staffe ma di certo mi sono imbattuta in persone che credo amino più i cani che i loro simili... (i cani sono cani e gli umani sono umani e lo dico con tanto rispetto per i cani e in generale per gli animali). Questo episodio mi lascia davvero molto turbata e irritata. Riprendiamo il nostro cammino e incontriamo due pellegrine in direzione opposta, chiediamo loro se ci sono ancora salite lungo il percorso; ci confermano che ce ne sono ancora ma non troppo impegnative. Il tempo scorre e i km da fare sono ancora 8. Nei tratti boscati la luce comincia a diminuire e la mia amica comincia ad avere paura del buio, e ha ragione, perchè non abbiamo con noi nè torce, nè telefoni carichi di batteria. Io la incoraggio a non mollare, l'aiuto con lo zaino nell'ultima salita nel bosco prima di finire su una strada asfaltata. Ci troviamo in località Bazzano Inferiore. Qui penso che è inutile continuare, i km sono ancora tanti e sono già le 18.30. Proseguiremo facendo l'autostop. Subito si fermano due macchine ma non sono dirette a Spoleto. Un automobilista è disposto a lasciarci sulla statale e da lì noi proseguire a piedi, ma scegliamo di rinunciare perchè lungo la statale è pericoloso camminare, l'altro, invece, ha una commissione da fare in zona ma se lo aspettiamo per circa mezz'ora, potrà accompagnarci a Spoleto (dovrà ripassare da li', ci dice). Per fortuna e, soprattutto per la gentilezza e la disponibilità di questo signore macedone e della sua compagna (ci parliamo in macchina quando ci caricano), arriviamo a Spoleto per le 19.45 circa. Raggiungiamo, attraversando il centro storico pieno di gente, il nostro monastero Istituto Bambin Gesù. Un grande monastero, un tempo di suore di clausura, lo si capisce dalle grate metalliche alle finestre. Qui le suore convittrici ci assegnano la stanza n.20 in stile francescano. Tempo di lasciare gli zaini, usciamo per la cena rimanendo in zona, siamo troppo stanche e non vogliamo fare neppure mezzo km. Ceniamo al ristorante pizzeria "Tre Fontane" con strangozzi alla spoletina (molto buoni), radicchio al forno e cicoria ripassata, tozzetti con vinsanto e due birre artigianali locali (bionda per me, rossa per Mari). Torniamo al nostro monastero, doccia e riposo stra-meritato.

03 maggio Spoleto

Alle 8.00 scendiamo nel refettorio a fare colazione. Una bellissima sala a volta a botte lunettata e con due enormi lampadari di Murano (almeno così sembrano). Quindi chiudiamo gli zaini, salutiamo le accoglienti suore e ci avviamo verso la stazione ferroviaria perché abbiamo intenzione di anticipare il rientro a Bologna cambiando la prenotazione. La stazione è fuori dal centro, così ci arriviamo con calma attraversando il centro città. In stazione non c'è alcun operatore FS a cui chiedere, tentiamo in autonomia di effettuare il cambio. Non è possibile e non c'è alcun treno che può riportarci a Bologna in anticipo. Dobbiamo rassegnarci a restare a Spoleto, abbiamo tutta la giornata davanti a noi. Risaliamo verso il centro, facciamo una breve sosta in un bar, visitiamo una mostra d'arte, il Museo archeologico nazionale e il Teatro romano (aperti gratuitamente essendo la prima domenica del mese), la Rocca Albornoz. Pranziamo all'aperto street food perché è in corso la manifestazione Spoleto Buskers Festival, con tanti stand di cibo di varie provenienze (ce n'è per tutti i gusti). Io scelgo gli arrosticini abruzzesi, Mari un panino imbottito di polpo arrosto. Per ammazzare il tempo, sostiamo alle panchine di un giardinetto pubblico e poi pian piano raggiungiamo la stazione. Ci fermiamo al bar della stazione in attesa del nostro treno previsto alle 18.53 verso Pesaro e qui cambio treno diretto a Bologna. 
Alle 23.30 circa si conclude questa nuova esperienza di cammino, breve ma intensa, con l'intento di proseguire in futuro con nuove tappe per arrivare a Roma. 

Ringraziamenti: ringrazio di vero cuore Camillo per il gentile passaggio in macchina a casa al rientro a Bologna, suor Viola che ci ha accolto con il suo sorriso, le suore tutte per la loro ospitalità, la coppia dei leccesi Fabio e Anna, perchè grazie al loro elenco di strutture siamo riuscite a trovare una sistemazione a Spoleto, la coppia macedone-albanese che in macchina ci ha accompagnato da Bazzano Inferiore a Spoleto. 
The last but not the least, la mia amica Mari che, nonostante tutto (è stata la sua prima esperienza di cammino) è riuscita a tenere il passo per ben oltre 50km.

Riferimenti web, tra i tanti:
https://apiediilmondo.it/la-via-di-francesco-la-verna-roma-a-piedi/
https://www.viadifrancesco.it/it/w/via-di-francesco-in-umbria-da-assisi-a-roma


mercoledì 15 aprile 2026

E con la Pasqua non possono mancare le “scarcelle”!


Foto Antonella Tartaro

Io sono molto legata alla mia terra, nonostante i tantissimi anni trascorsi lontano dalla Puglia, tra studi e attività lavorativa, ma con molto piacere ancora mi diletto a riproporre preparazioni tradizionali che la mamma o le donne di casa (nonna, zie, …) facevano un tempo quando la vita quotidiana e i giorni di festa, o che precedevano la festa, erano “frenetici” di attività casalinghe e gastronomiche che ancora porto con me nei ricordi più belli. Vale anche per il Natale, il Capodanno, e persino per la “Salsa”, quando in estate, tra agosto e settembre, si era intenti alla preparazione delle conserve di pomodoro per l’inverno (passata di pomodoro oblungo “Pomodoro di San Marzano” che vedeva tutti i componenti della famiglia impegnati per diversi giorni, addirittura dalla fase di raccolta del pomodoro, in certe occasioni).

Torno alla Pasqua e alla preparazione delle scarcelle. La Scarcella è un dolce tipico della tradizione gastronomica pasquale pugliese e si prepara nei giorni durante la Settimana Santa o nei giorni a essa precedenti, e viene donata ad amici e parenti in segno augurale di “rinascita” e simbolo di pasqua, con il forte richiamo religioso alla Resurrezione di Cristo.

“L'etimologia del suo nome è dibattuta: potrebbe provenire dal termine scarsella, poiché probabilmente in origine era una pietanza da viaggio, di facile trasporto e adatta a essere messa in borsa. Ancora oggi, in alcune zone, è uso comune modellare la scarcella dandole la sagoma di una borsa stilizzata” (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Scarcella).

Ho letto e ascoltato altre versioni, tra cui quella in dialetto gravinese dove il termine “scarcedd” sta per “scarcerato-liberato” e quindi riconducibile al significato religioso di liberazione dal peccato originale.

La forma tradizionale di questo dolce è quella di un cestino piatto con manico ma viene anche modellata con la sagoma di colomba, di coniglietto, di campana, di cuore, di “pupa”, etc. Essa tradizionalmente ha come decorazione uno o più uova sode non sgusciate, incorporate a seconda della forma, e arricchita da codette colorate, perline d’argento di zucchero, ovetti di cioccolato, etc.

La ricetta, come la maggior parte delle ricette tradizionali di dolci pugliesi, prevede l’utilizzo di ingredienti poveri, semplici e genuini come uova, farina, zucchero, latte e olio che danno vita ad una pasta frolla speciale aromatizzata con la scorza di limone.


venerdì 10 aprile 2026

La Via Francigena da Lucca a Siena in 6 tappe dal 2 al 7 aprile 2026

Immagine presa dal web

La mia amica, compagna di viaggi, di nome Mg, da tempo proponeva un cammino da fare insieme e aveva scelto un tratto toscano della Francigena da San Miniato a Siena, il più bello a detta di guide e di camminatori che ci hanno preceduto. Ma valutando la disponibilità di tempo del periodo pasquale, soprattutto dell’Mg che di mestiere fa l’insegnate, decidiamo di fare il tratto da Lucca a Siena di circa 135-140 km in 6 giorni. Quello che segue è il racconto di questa nuova esperienza di cammino. 

2 aprile. 1^ tappa Lucca-Altopascio km 18-20. 

Partenza da Bologna con treno regionale delle 8.05 per Lucca con cambio treno a Prato. All’arrivo ci dirigiamo verso il Museo della Cattedrale di San Martino per acquisto della credenziale che comprende anche la visita della Cattedrale stessa. 

Nell’ufficio incrociamo i primissimi pellegrini, anche loro per la credenziale, una italiana e una coppia di stranieri. E con la credenziale i primi due timbri all’acquisto e all’ingresso in Cattedrale.

Facciamo un giretto in città che si presenta molto vivace e meritevole di una visita. Abbiamo già apprezzato la sua bella ed estesa cinta muraria all’arrivo e passeggiando apprezziamo la chiesa di San Michele, le vie del centro e la via Fillungo, la Piazza dell’Anfiteatro. Dalla piazza raggiungiamo la Porta Elisa per l’inizio del cammino sulla Via Francigena. La segnaletica è una freccia marrone con la scritta Francigena Nord e Sud (a seconda della direzione che si percorre) che ritroveremo lungo il cammino, spesso con l’aggiunta dei simboli di bicicletta per indicare il percorso in bici, di pedoni a indicare il percorso a piedi ed anche di automobile per le strada carrabile.

L’orologio batte le ore 12.07 ed è solo l’inizio. Il percorso che seguiamo è in parte ciclopedonale e in parte su marciapiede di strade trafficate perché siamo in uscita dalla città. Camminiamo quasi obbligati ad andare in fila indiana. Poi continuiamo su strade secondarie e meno trafficate fino a Capannori. Qui facciamo una sosta snack in giardinetto pubblico. Riprendiamo il cammino seguendo una segnaletica che riporta la scritta Francigena Ospitale perché la freccia marrone del percorso non la vediamo intorno a noi. In poche parole ci perdiamo in Capannori e così chiediamo a più passanti la strada per ritornare sulla Francigena verso Altopascio. Grazie alle indicazioni dei locali, ritroviamo la segnaletica che è anche rappresentata da un adesivo bianco-rosso con l’aggiunta dell’immagine di un pellegrino e che la ritroveremo spesse volte sui pali della segnaletica stradale. Lungo il cammino tanto glicine profumato a ridosso di muri e pergole di case, campi coltivati, alcuni con piantagioni gialle che imparo essere piantagioni di colza. Arriviamo a Porcari, qui facciamo una sosta caffè in un bar dove ritroviamo i 2 pellegrini stranieri del mattino. La signora del bar riconosce il mio accento pugliese e parlando mi dice di avere una carissima amica di Gravina, di cognome Aquilino, conosce anche suo marito e racconta di essere stata a Gravina proprio loro ospite. Ricorda di aver visto un uccello enorme all'ingresso del paese (io le dico che si chiama “Cola Cola”, ed è una gigantografia in vetroresina di un piccolo oggetto tradizionale che rappresenta un fischietto a forma di uccello che è simbolo antico della mia città; è in terracotta dipinto a mano, risultato della sapienza artigianale ed artistica della tradizione gravinese). Racconta di aver mangiato il buonissimo panzerotto e la focaccia, di essere stata in un posto molto bello di cui non ricorda il nome. È incredibile, pure io sono di Gravina e spesso mi capita di trovare collegamenti inaspettati! Da lì riprendiamo il cammino con segnaletica costante, su strade asfaltate e attraversamenti stradali trafficati. Il meteo è buono, soleggiato con velature, non è freddo ma quando soffia il vento c'e' freddo. Il paesaggio attraversato non è particolarmente bello, semplici campagne di campi coltivati. Arriviamo ad Altopascio nel primo pomeriggio e raggiungiamo il nostro b&b “La Casa nel Vicolo”. Una stanza con angolo cottura e bagno al p.t. in centro. Non male. All'interno ha un vecchio forno fuori uso e un pozzo a pavimento con coperchio in vetro. Non ha finestre se non un sopraluce alla porta di ingresso. Subito facciamo la doccia e poi riposiamo. Cerchiamo in Google un posto dove cenare e così usciamo per le 19.30 circa. “La Loggia Bar - spaghetteria” da Alessandro è il nostro locale, a due passi dal nostro b&b. Cena frugale con spaghetti Pirata e birra Becks, dolce apple pie per me e cheese cake ai frutti di bosco, per Mg. Giretto serale per le strade del piccolo centro; oggi è giovedi santo, in chiesa c’è tanta gente per la Messa. Ma noi andiamo a casa a nanna.

3 aprile. 2^ tappa Altopascio-San Miniato 28-30km. 

Ore 7.30 sveglia, caffe in b&b e siamo già pronte per uscire. Lasciamo il b&b e facciamo colazione in un bar del posto. Quindi ci allontaniamo dalla città seguendo le indicazioni per la Francigena Sud. Ma le indicazioni si perdono come sempre laddove ci sono molte strade trafficate e periferiche, o comunque non sono sufficienti e chiare laddove sono necessarie a non confondere i pellegrini. Così chiediamo ad un passante che ci indica la direzione giusta. Camminiamo dapprima su tratti sterrati e pedonali, poi attraversiamo un paesaggio più campestre e incontriamo 2 pellegrini stranieri la cui presenza ci conferma che la direzione è giusta. Ma dopo alcuni chilometri di nuovo ci perdiamo (come detto, la segnaletica è un po' carente e noi non abbiamo le tracce gps). Dopo circa 1km di giro a vuoto ritroviamo il sentiero lasciato inizialmente, perché interrotto da un albero caduto, e ritorniamo sul sentiero della Francigena Sud. Camminiamo su sentieri sterrati o di terra e non mancano alcune pozzanghere a causa della pioggia di qualche giorno fa. Ci sono poche felci, tanta vegetazione spontanea e pochi alberi. Negli attraversamenti stradali carrabili ci sono macchine e camion che ci mettono ansia. Arriviamo prima a Galleno e poi raggiungiamo Ponte Cappiano dove ci fermiamo per breve sosta bar per poi riprendere fino a Fucecchio. Il percorso è ancora su strada asfaltata e trafficata (almeno il primo tratto) e poi si immette su pista ciclabile. Incrociamo altri pellegrini, alcune coppie, una famigliola di 5 persone (babbo, mamma 2 figlie femmine e un maschietto), e gruppi di amici. A Fucecchio raggiungiamo la Collegiata che si affaccia su un piazzale da cui si gode una bella veduta che spazia su un panorama vasto con case in basso in mezzo al verde e in lontananza gruppi di montagne, alcune alte con punte innevate. Lì sostiamo per circa mezz'ora su una panchina sotto l'ombra di grossi lecci. Mangiamo le “scarcelle” che avevo preparato per Pasqua (è un tipico dolce pasquale pugliese a pasta di biscotto decorato con uovo sodo e codette colorate che può essere di varie forme, di coniglietto, colomba, campana, cestino, etc.) e riposiamo anche i nostri piedi (io ho una vescica che mi duole e Mg i secondi diti dei piedi). Riprendiamo il cammino, riempiamo le borracce alla fontanella del paese e ci dirigiamo verso San Pierino che è una piccola località prima di arrivare a San Miniato. Proseguiamo come sempre dapprima su strade asfaltate e percorse da automobili, poi, non ancora in città, ma ormai prossime, imbocchiamo uno stretto sentiero su un rilevato stradale e davanti a noi ci sono 2 pellegrini. Gentilmente ci lasciano passare, quindi li superiamo e li precediamo per un pò. Si tratta di una giovane coppia che presto ci raggiunge e ci supera a sua volta perché taglia il percorso nella direzione di San Miniato. Scambiamo due chiacchiere con loro, lui riferisce di aver fatto il cammino francese. Anche noi raccontiamo dei nostri cammini e poi chiediamo loro da dove provengono. Lui dalla Puglia di Monopoli (non avevo alcun dubbio, l'ho riconosciuto dal suo accento dalla prima parola proferita!), lei da Monza. Lui porta sulle spalle il suo zaino e pure quello di lei davanti sul petto, perché lei ci sembra essere molto stanca e cammina a fatica. Li salutiamo e proseguiamo con il nostro passo svelto perché non vediamo l’ora di arrivare. Superiamo anche una coppia di ragazze, le salutiamo e via verso San Miniato che ormai è alle porte. Ma giunti in paese, cerchiamo di trovare il nostro b&b. Ancora 34 minuti di cammino a detta dello smartphone. Ho male al piede destro, sotto al tallone ma resisto. Mancano almeno 2 km, se non di più, percorriamo un sentiero campestre tutto in salita che sembra tagliare la strada principale su cui ci immettiamo alla fine del sentiero stesso; ma pure la strada principale è tutta in salita con curve, percorsa da molte macchine che scendono e salgono in velocità. Un tratto bruttissimo. Non vediamo la fine e chissà se la strada e' quella giusta. Arrivate in paese su in cima, chiediamo informazioni ad una signora del b&b prenotato con Booking, se conosce la via, e sembra che sia poco distante. Alle 16.00 circa entriamo nel nostro b&b “Domus San Miniato” che è molto grazioso, al 1° piano un appartamentino con arredo nuovo e ben attrezzato, corridoio con cucina, bagno, stanza da letto. Come sempre, doccia e riposo. Io mi accorgo di avere almeno due nuove vesciche (piede six e dex) di cui una in pianta molto estesa e dolorosa. Mi curo le vesciche e spero in bene. Anche Mg ha una piccola vescica. Insomma oggi abbiamo percorso circa 30km è stata dura non per il tracciato che, a parte qualche tratto in salita, è stato semplice e non bellissimo a mio avviso, ma soprattutto per gli ultimi infiniti km, per i dolori ai piedi e la lunga salita che non ci dava speranze di trovare la nostra destinazione finale. Il meteo è stato bello, sole, caldo e poco vento. Usciamo per cenare e dopo aver lasciato il tavolo in una macelleria-bisteccheria del centro (non avevano verdure e insalata, la carne l’avremmo pure presa volentieri), decidiamo di cenare nel bar ristorante “Cantini” che ha una bella vetrata interna con affaccio panoramico su un paesaggio splendido. Monti piu' alti dell'appennino tosco-emiliano e il gruppo di montagne pistoiesi (ce lo riferisce la padrona). Qui ordiniamo tagliata di pollo su letto di rucola, insalata mista, birra Moretti, acqua frizzante e cantucci con vinsanto. Nel locale arriva anche la coppia che avevamo incontrato all'ingresso in città. Ci salutiamo e ci auguriamo di ritrovarci lungo il cammino.
Rientro in appartamento, tisana drenante per Mg e caffè deca per me. Medicazione dei piedi e buonanotte.

4 aprile. 3^ tappa San Miniato-Gambassi Terme 24-25km. 

Ore 8.30 circa lasciamo il b&b per la colazione nel primo bar che troviamo in centro. E nel bar ritroviamo la famigliola dei 5 che anche ieri sera cenava nel nostro bar ristorante. Poi seguendo la segnaletica usciamo dal paese e imbocchiamo una strada asfaltata. Andiamo avanti per un paio di km ma come ormai è capitato nei giorni scorsi non vediamo pellegrini né davanti a noi, né dietro di noi. Ci chiediamo se è la strada giusta anche se abbiamo seguito la segnaletica sin da subito. Purtroppo non c'e' nessuno a cui chiedere info, io provo ad attirare l'attenzione di qualcuno nelle poche case in zona con il richiamo "c'è nessuno?". Dapprima interpello una vecchietta, affacciatasi da una finestra, ma senza avere una risposta certa, dopo una signora gentilissima di una casa poco distante che ci accoglie in casa. Ex insegnante di scuola primaria di San Miniato ci mostra una cartina per capire il percorso da prendere ma, visto che di solito vede passare pellegrini, ci conforta sul fatto di continuare lungo quella strada anche se ci dice che potrebbe esserci una alternativa tornando indietro. C'è anche suo marito siciliano ma ormai da 70 anni lontano dalla sua terra. Ci raccontano dei loro tanti viaggi in moto anche se da qualche anno sono fermi. Approfittiamo del bagno e di un caffè gentilmente offerto. Davvero gentilissimi, ci abbracciamo augurandoci buona Pasqua e ci salutiamo. Proseguiamo il cammino e ritroviamo la segnaletica, siamo confortate anche se è quella che indica il percorso ciclabile. Percorriamo chilometri lungo una provinciale, non ci sono tante automobili ma quando passano sfrecciano e ci mettono ansia. Non è bello camminare su una strada asfaltata e percorsa in velocità dalle macchine. Dopi diversi chilometri, richiamo l'attenzione di un signore intento al suo orto per chiedere se la strada sarà ancora così per molto. Ci riferisce di aver sbagliato percorso perché la Francigena pedonale è quella interna molto bella e il nostro errore può essere stato proprio in uscita dal paese. Non ci resta che continuare fino a Corazzano, una località ancora distante circa 5km. Da lì, dopo aver superato questa frazione, dovremmo dirigerci verso Castelfiorentino senza arrivarci per incrociare di nuovo la Francigena pedonale. Ci armiamo di coraggio e proseguiamo lungo la strada. Ci conferma dell'errore anche un podista che corre lungo la provinciale. Arriviamo finalmente a Corazzano per poi proseguire per centinaia di metri fino ad un incrocio dove ritroviamo la segnaletica e l'indicazione del Castello di Coiano. Siamo di nuovo rincuorate perché la strada è si asfaltata ma secondaria, poche macchine ma tanta salita con tornanti. Dopo circa 1km arriviamo ad una pieve e finalmente vediamo alcuni pellegrini e l'indicazione della fontana per l'acqua. Non è facile trovarla, chiediamo a dei pellegrini, finalmente la troviamo in un’area attrezzata a pic-nic con tavoli. Ci sono molti pellegrini che mangiano, chiacchierano, riposano. Noi facciamo altrettanto, barrette energetiche, frutta secca e acqua a volontà. Riposiamo i nostri piedi distrutti dalle vesciche e dalla fatica. Poi, rinvigorite, riprendiamo il cammino seguendo la segnaletica Francigena Sud. Ci immettiamo in un bel sentiero sterrato in discesa, attorniato da alberi, querce, ulivi, e altre essenze. Scendiamo per un po' ma di nuovo ci accorgiamo di non vedere pellegrini e ci chiediamo il perché. Forse abbiamo di nuovo sbagliato strada? Come è possibile se abbiamo seguito la segnaletica? Insomma, siamo davvero mortificate, arriviamo alla fine del sentiero e vediamo una strada a poca distanza molto trafficata e pensare di percorrerla ci fa male. Incontriamo una signora, un ragazzo giovane e un cane "Alba", un golden retriver, molto bello che giocano insieme. Chiediamo della Francigena. Ci confermano che abbiamo sbagliato strada e che siamo verso Castelfiorentino. Siamo distrutte dalla fatica e dal fatto che dalla mattina non abbiamo azzeccato mai la strada giusta. Si offrono di accompagnarci o su al Castello di Coiano per riprendere il sentiero sul crinale fino a Gambassi, o direttamente a Gambassi, o, sentito il babbo del giovanotto, in un punto dove riprendere il percorso della Francigena a 5km da Gambassi. Optiamo per questa ultima soluzione, ci sembra la migliore. Posso senza dubbio dire che le persone incontrate fin qui dal primo giorno di cammino, sono davvero di una disponibilità ammirevole e gentilissime. Il ragazzo ci accompagna in macchina fino a poco prima della località Pillo a 5km da Gambassi Terme. Lo ringraziamo e ci incamminiamo su una ciclabile avendo ritrovato anche la segnaletica. Ma le nostre speranze si infrangono solo dopo poche centinaia di metri. La strada che dovremmo percorrere è in salita, asfaltata e percorsa da molte macchine in velocità. Non ce la sentiamo, non è sicura e siamo molto stanche, di tutto. Una giornata nera da cancellare o dimenticare. Eppure le guide e le persone del posto hanno riferito che il percorso tra San Miniato e Gambassi è uno dei più belli della Francigena toscana. Niente di tutto questo, di bello c'è stato il meteo che ci ha offerto un cielo sereno senza nubi e vento e una temperatura assai gradevole. Ci convinciamo subito che l'unica soluzione è chiedere un passaggio con auto stop. In pochi minuti si ferma una macchina guidata da una signora pimpante e da una passeggera accanto silente. Ci carica in macchina e ci dice di aver fatto anche lei la Francigena in passato. E quindi comprensiva della fatica dei viandanti come noi e degli errori che si possono fare durante il percorso. Ci lascia all'ingresso del paese e ci indica la strada da prendere all'indomani e di prendere il timbro nella chiesa che è proprio li' la parrocchia dei SS. Jacopo e Stefano. Facciamo esattamente così e poi dritto verso il nostro Hotel Gambassi a pochi metri di distanza. Stanza n.3 con bagno condiviso solo con una stanza singola. Doccia veloce, prima dell'arrivo dell'altro ospite, e poi consueto riposo orizzontale! Verifichiamo dove cenare (come ogni sera andando a guardare cosa propone la carta del menù nei ristoranti del posto, così da avere già delle idee chiare) e prenotiamo in una “Osteria Pinchiorba” a due passi dal nostro albergo. Ottima cena. Per me tagliolini con carciofi e calamari, per Mg paccheri con pesce spada, pesto di pistacchi e pomodori secchi. Birra Raffo e cantucci con vinsanto per 2. Mentre usciamo, la coppia che anche ieri abbiamo ritrovato nello stesso bar ristorante di San Miniato, cerca un tavolo nella stessa osteria, ma purtroppo non c'è posto. Facciamo due chiacchiere sulla giornata del cammino di oggi. Loro seguono le tracce dell'App Garmin Explore e non sbagliano percorso. Poi ci scambiamo i nomi, lei Alessandra, lui Gennaro. E ci diamo appuntamento a domani sperando noi di non sbagliare percorso. Rientriamo in hotel dopo un veloce giro in paese, è freddo si è alzato un po' di vento. E anche oggi la giornata è finita ma è da archiviare perché abbiamo percorso almeno 20km a piedi, stancandoci molto e raccogliendo poco e niente.

05 aprile. 4^ tappa Gambassi Terme - San Gimignano 14-15km.
Sveglia alle 7.30. Colazione nel Bar Centrale, il solo aperto a parte il bar del nostro albergo ma che non ci ispira. Nello stesso bar arrivano orde di camminatori, molti ormai li riconosciamo, e cerchiamo di uscire il prima possibile. Chiedo ad una camminatrice straniera di un gruppo più volte incrociato, il percorso da fare per uscire dal paese ma mi indica esattamente il contrario sia della segnaletica che delle indicazioni di mappa scaricata dall’Mg la sera precedente. Così vanno a vuoto i primi 500mt circa, ma subito ci mettiamo sul sentiero giusto. La segnaletica c'è e il percorso è molto bello sin da subito. Infatti, ci immettiamo su una strada asfaltata in discesa e poi tagliando le curve in mezzo al verde, ci dirigiamo su un sentiero sterrato in discesa che a tratti è caratterizzato dalla presenza dei tipici cipressi, segno inconfondibile dei luoghi che stimo attraversando. Il cielo è azzurro, la temperatura ottima, il panorama è davvero bellissimo. La vista spazia su un paesaggio collinare, dolcemente ondulato, verdeggiante, puntellato da costruzioni in pietra e mattoni, molto ben curate circondate da alberi, in prevalenza cipressi, ma anche querce. Le coltivazioni sono ordinate, filari infiniti e allineati alla perfezione di piante di vite, alberi di ulivo, piantagioni di fave ancora in fiore, campi arati e coltivati. In lontananza le catene montuose degli appennini. Riconosco il monte Cimone dalla punta tronco-conica inconfondibile e altre vette innevate. Il panorama davanti ai nostri occhi è di una bellezza straordinaria e ci ripaga dell'amarezza di ieri in cui non ci è stato possibile ammirare e apprezzare tanta bellezza. Proseguiamo nel cammino, guardando sempre la mappa, ma oggi la segnaletica c'è ed è chiara. Non si può sbagliare. Il sentiero è sterrato, si scende e si sale. Alcuni tratti sono costeggiati da alti e vigorosi cipressi. Ci sono pellegrini dietro di noi, un gruppo numeroso, che teniamo a debita distanza perché chiassoso. Incontriamo un pellegrino in direzione opposta alla nostra. È straniero, e' partito da Roma e vuole arrivare a Santiago passando da Genova. È in pensione si chiama Gabriele ed è un 70enne in gran forma. Ci racconta di aver perso 11kg in 3 mesi da quando cammina. Ha fatto molti cammini lunghi fino a 3.000 km; cammina in solitaria, ci riferisce che non è sposato e per questo ha tempo e modo di fare ciò che vuole (sue parole molto comprensibili persino dette in inglese!!!). Ci salutiamo e continuiamo il nostro cammino. Arriviamo in località Pancole dove c'è un bel Santuario ed una fontana dove beviamo e carichiamo la borraccia. Proseguiamo sempre circondate da un paesaggio incantevole, attraversando anche piccoli gruppi di case e frazioni, con percorsi in salita e discesa. Incrociamo tre persone arrivate in zona da Roma in macchina, lui è romano, lei beneventana e la figlia studia a Piacenza. Scambiamo due chiacchiere scherzando allegramente su Roma, la mia amatissima città. Ci salutiamo e arriviamo davanti a un nuovo complesso monastico, la Pieve di Santa Maria a Cellole. Visitiamo la chiesa in stile romanico, lo spazio accoglienza con prodotti locali. Qui ci riposiamo al sole mangiando i nostri snack. Riprendiamo dopo un'oretta circa il cammino su asfalto in discesa e davanti a noi c'è una coppia. Lui imbraccia e suona una chitarra e insieme canticchiano una canzone di Battisti, ci avviciniamo e anche noi ci uniamo al canto. Quindi, sempre camminando, iniziamo a parlare dei cantanti di un tempo e delle loro canzoni immortali, e così si finisce inevitabilmente di parlare del mio Francesco! Parte con gli accordi di Rimmel, suona e cantiamo tutti e poi con Alice non lo sa e Titanic. Che gioia!!! Conoscono tutte le parole dei brani, soppa'... quasi come me!!! Vengono da Verbania e finiscono il cammino della Francigena a Colle Val d'Elsa. Continuiamo a parlare camminando ormai verso San Gimignano, Mg davanti con lui, io dietro con la signora. Ci salutiamo alle porte della città dove ci presentiamo, lui Marco, lei Claudia, quindi Mg (lui è divertito dall'acronimo) ed io Antonella, per gli amici Anto. Lui è un fisico e quindi con Mg sono andati a braccetto nei discorsi, sua moglie, invece, insegnante di primaria. Sono le 12.30 quando entriamo in San Gimignano.  La città è affollata da tanta gente, oggi è festa, domenica di Pasqua, turisti e pellegrini ovunque. Bar, negozietti di souvenirs, locali e negozi aperti. La città è bella, ricca di torri e palazzi in pietra, chiese, musei e piazzette, tutto in un'armonia perfetta. Raggiungiamo il nostro b&b “Le Fonti” poco distante dal centro ma non è possibile occupare l'appartamento. Tuttavia possiamo lasciare i nostri zaini e ce ne torniamo in centro per fare un giretto. Ci fermiamo in un bar all'aperto per bere e stuzzicare qualcosa in attesa del check in alle 16.00. Birra artigianale locale e pizzetta formaggio e rucola. Al tavolo accanto al nostro siedono 4 ragazzine e domando loro il nome della pizza che stavano mangiando perché sembrava più appetitosa della nostra. Dall'accento riconosco che sono pugliesi. Sono di Bari, sono 17enni, studentesse liceali del classico (una è più piccola) in vacanza lì con i genitori poco distanti in altro tavolo. Parliamo, sono ragazze vivaci, allegre, felici di vivere a Bari. Ci raccontano della loro città, del buon cibo, del mare e del loro futuro universitario restando a Bari. La speranza di sapere che loro così giovani e con la voglia di vivere e rimanere nella loro città natale a studiare, l’apprezzo molto. Mi dice dell’attaccamento alla terra natale e dell’orgoglio di quanto offre. Vanno via salutandoci e anche noi andiamo per rientrare nel b&b pronto un po' prima del previsto. Un bel b&b, appartamento n.4 nuovo e accogliente, pulito e armonioso come la città di San Gimignano. Doccia, shampoo e riposo, io con solita medicazione ferite e vesciche. Alle 19.00 circa cerchiamo un posto dove cenare tramite google e tra i tantissimi decidiamo di prenotare alla “Osteria Baccano” poco distante. Ordiniamo un primo di ravioloni di ricotta e spinaci conditi con crema di pecorino e radicchio rosso, un contorno di spinaci ripassati in padella con aglio e olio evo e gli immancabili cantucci con vinsanto. Il tutto molto buono. Mentre decidiamo di andare mi scrivono in Instagram Gennaro e Alessandra. Ci aggiorniamo sulla giornata di oggi, ci scambiamo i numeri e ci diamo appuntamento a domani nella speranza di poter cenare insieme. Attraversando il centro città per rientrare nel nostro b&b, incontriamo proprio i due simpatici nuovi amici, Alessandra e Gennaro. Ci salutiamo con affetto, ci diciamo di domani e degli alberghi in cui andremo e chiediamo loro se chiuderanno come noi il cammino a Siena. Anche loro, dopo l’ultima tappa che si concluderà a Siena il 7 aprile, rientrano entrambi a casa a Livorno, dove lavora e abita Gennaro, mentre l'Alessandra partirà il giorno successivo verso Monza. Saluti finali e rientro nel b&b. Domani ci aspetta una giornata lunga di cammino.

06 aprile. 5^ tappa San Gimignano - Monteriggioni. 31km

Lasciamo il b&b intorno alle 7.45 perché oggi abbiamo tanti chilometri da fare e ci dirigiamo verso il centro per la solita colazione. Quindi ci incamminiamo e abbiamo davanti a noi la famigliola dei 5 già in cammino. Percorriamo un tratto di strada su marciapiede uscendo dal paese che da lontano offre bella mostra di se'. Il paesaggio è sempre molto bello, colline verdeggianti, case e chiese con annesse costruzioni circondati da alberi. Ci immettiamo su un sentiero sterrato e camminiamo su tratti in discesa e in salita circondati da campi e alberi. Mentre chiacchieriamo, ci accorgiamo di aver perso la strada giusta perché ci ritroviamo in un’area boschiva chiusa; ritorniamo indietro e ritroviamo la coppia di Verbania, Marco e Claudia, quelli della chitarra dico io all’Mg. Facciamo molta strada insieme, il tempo scorre piacevolmente, chiacchierando di viaggi, di studenti, di canzoni, di figli e famiglia, ... Il percorso è sterrato, terroso circondato da alberi, vegetazione bassa spontanea di sottobosco, superiamo anche due guadi. Dopo la frazione “Le Grazie”, arriviamo fino a Colle Val d'Elsa dove ci salutiamo perché loro rimangono lì per ripartire domani verso casa. Il paese (che non sapevo aver dato i natali ad Arnolfio di Cambio, lo imparo a posteriori) si presenta diviso in una parte alta parte, dove facciamo un pit-stop con caffè in un bar, e una parte bassa che raggiungiamo dopo una lunga discesa serpeggiante per poi seguire un percorso un po' articolato tra nuove costruzioni che ci immettono su sentiero campestre in mezzo al verde. Procediamo seguendo un bel percorso lungo un corso d'acqua dal colore bellissimo tra il verde e l'azzurro chiaro. Un fiume fragoroso, l'Elsa, che guadiamo in più punti su massi rocciosi protetti da corde come passamano. È un ambiente fluviale ricco di alberi e verde, c'e' tantissima gente, un andirivieni di persone, molte in compagnia dei loro cani che passeggiano e/o sostano in aree attrezzate a pic-nic per trascorrere la Pasquetta. Si tratta del parco fluviale Alta Val d'Elsa (me lo dice una delle due ragazze che avevamo già incontrato in uscita da Colle Val d'Elsa con cui avevamo scambiato poche parole) e noi lo percorriamo per diversi chilometri lungo sentieri battuti con rocce affioranti, gradini in legno, ponticelli, un sali-scendi continuo fra alberi e vegetazione arbustiva tipica dell'ambiente fluviale. Anche noi facciamo una piccola pausa snack per ricaricarci sostando in un'area lungo il percorso. Proseguiamo ancora lungo il fiume, le due ragazze riposano con i piedi nell'acqua, le salutiamo e andiamo avanti ancora un po' fino a salire su una scala che ci porta su un ponte carrabile e pedonale. Superato il ponte proseguiamo dapprima fra costruzioni periferiche poi più avanti ci immettiamo su sentieri sterrati costeggiando campi arati e coltivati, molti vigneti e uliveti sotto un cielo azzurro e soleggiato e una temperatura perfetta per camminare. Sostiamo lungo un sentiero sterrato ma all'ombra di una quercia per un breve riposo e ristoro. Riprendiamo circondate dal solito paesaggio collinare, attraversando vigneti e campi coltivati a grano, fieno, arati e anche alcuni tratti boscati. I tratti boscati mi ricordano molto alcuni sentieri sul cammino di Santiago, aree ombreggiate, sentieri in terra tra radici di alberi e bassa vegetazione. Arriviamo a Strove, un piccolo e delizioso borgo fatto di case in pietra e pavimentazioni in pietra serena, molto pulito, ordinato, curato. Un vero gioiello di architettura medievale. Da lì, dopo aver bevuto alla fontanella e riempito le borracce, ci dirigiamo verso Abbadia Isola su strade sterrate fra piccoli boschi e campi coltivati. In lontananza scorgiamo il bel castello di Monteriggioni e ci rincuoriamo, quasi ci siamo, ma dobbiamo raggiungere ancora il piccolo borgo medievale di Abbadia Isola che dista 1,5 km. È un borgo molto caratteristico per le sue costruzioni in pietra e per la chiesa romanica dei Santi Cirino e Giacomo che andiamo a visitare. Qui si trova anche un Ospitale che porta il nome della chiesa e apponiamo il timbro sulla credenziale. All'uscita incontriamo la camminatrice della Repubblica Ceca che avevamo già conosciuto nella 3^tappa quando eravamo mortificate dall'aver sbagliato strada al Castello di Coiano. Lei viaggia da sola, ha già percorso Siena-Roma e La Verna-Assisi. E' simpatica, ci chiede una foto insieme, un selfie, e ci salutiamo. Ormai ci siamo, manca poco al nostro albergo che non è in Monteriggioni ma in periferia. Dobbiamo percorrere un tratto di strada provinciale ma è inevitabile. Arriviamo al nostro albergo a 4 stelle “Hotel Piccolo Castello”. Camera n. 202 colazione compresa e cena perché uscire a cercare altro non ci va proprio. In camera doccia, medicazione e riposo in attesa della cena fissata per 19.30. Nel frattempo facciamo prenotazione viaggio con Itabus per rientrare da Siena a Bologna all'indomani e chattiamo con la coppia Alessandra e Gennaro. Anche loro sono arrivati in Monteriggioni, decidiamo di rivederci non per cena ma nell'ultima tappa di domani. Ritroviamo in sala a cena le due ragazze di Colle Val d'Elsa che avevamo incontrato più volte durante il giorno. Anche loro qui. Ottima cena con riso carciofi e scampi, un piatto di verdure grigliate, acqua e 2 birre artigianali e finiamo con l’immancabile dolce, cantucci al vin santo

07 aprile. 6^ tappa Monteriggioni-Siena 20km.

Siamo giunte all’ultimo giorno di cammino, non abbiamo molti chilometri davanti e quindi con calma scendiamo a fare colazione che sono circa le 8.30. Colazione abbondante, latte e caffè, cappuccino, torta, pane e marmellata, frutta, yogurt. Ci portiamo via anche l’ovetto sodo perchè non riusciamo a mangiarlo a colazione. Ritorno in camera, ultimissimi preparativi prima di caricarci lo zaino in spalla e partire. All’uscita, nonostante le indicazioni ricevute dalla receptionist per raggiungere Monteriggioni su una strada di campagna, finiamo per percorrere la provinciale trafficata in compagnia di 2 pellegrini, una coppia di Bergamo. Arriviamo in paese lungo un bel sentiero sterrato in salita e curvo, ad abbracciare quasi la collina su cui si erge il Castello turrito di Monteriggioni. Il borgo è ben curato con una piazzetta centrale e tanti bar ristorantini su cui si affaccia la chiesa di Santa Maria. Visitiamo la chiesa, poi carichiamo la borraccia alla fontanella e superata una delle porte del castello, usciamo dirette a Siena. Seguiamo facilmente la segnaletica e la mappa, percorriamo sentieri sterrati fra le campagne. Ammiriamo il solito paesaggio collinare, campi arati dove la terra ho un intenso colore rosso ferroso, i vigneti che si estendono a vista d’occhio. Il paesaggio agrario è puntellato di tanto in tanto da costruzioni come il Castello della Chiocciola che ammiriamo al nostro passaggio. Mentre percorriamo i sentieri, incontriamo Gennaro e Alessandra che sono partiti da Monteriggioni al mattino, ci salutiamo e poi ci lasciamo perché abbiamo andature diverse e Alessandra è afflitta dai tendini infiammati alle ginocchia. Arriviamo in località “Lago scomparso”, nota come Pian del Lago, un'ampia zona umida/palude bonificata nel XVIII secolo dai Lorena. Situato vicino all'Eremo di San Leonardo al Lago, il bacino fu prosciugato tramite un canale sotterraneo per scopi agricoli e per eliminare la malaria e il monumento denominato “La Piramide” fu eretto per celebrare il successo dell’opera ingegneristica e il prosciugamento dell’area di 150 ettari (notizie dal totem informativo sul posto). Qui alla Piramide incontriamo distese la coppia delle 2 ragazze del nostro ultimo hotel, evidentemente sono partire presto al mattino non avendole neppure viste a colazione. Un saluto veloce e via, noi proseguiamo. Nei pressi di un cimitero ci fermiamo in un’area attrezzata con tavolo e panchine in legno e ci concediamo una pausa breve con gli ultimi snack e due chiacchiere in inglese con una coppia di camminatori americani che sostano con noi. Hanno fatto diversi cammini, addirittura due in Giappone, poi Santiago il portoghese partendo da Lisbona, visitato Bologna che hanno apprezzato particolarmente e ora sono diretti a Roma sulla Francigena. Ci offrono due ovetti di cioccolata e poi ci salutiamo. Proseguendo su un tratto in salita, intravediamo la coppia delle due ragazze accompagnate sta volta da una coppia di due ragazzi che ci precedono. Davanti a noi altri camminatori, ormai siamo alle porte di Siena, si capisce dalle prime costruzioni periferiche e dalla segnaletica che ci dice essere a Siena. Seguiamo sempre la direzione della freccia Via Francigena per molti chilometri in città, fra i le costruzioni e le strade cittadine, i semafori e gli incroci e le macchine, … Arriviamo in centro e ammiriamo la bellezza dei palazzi, delle chiese, delle case. C’è tanta gente in giro, locali, turisti e camminatori (con zaino e scarpe tecniche). Arriviamo nella splendida e famosa piazza del Campo, piazza principale della città di Siena. Unica per la sua particolare forma a conchiglia, è rinomata in tutto il mondo, non solo per la sua bellezza, ma anche per essere il luogo in cui due volte l'anno si svolge il Palio di Siena. Entriamo nel portico del Palazzo Pubblico affiancato dalla torre del Mangia per il timbro finale sulla credenziale ma ci indicano di recarci al civ.1 dello stesso palazzo sede del Comune. Ci stendiamo finalmente in terra come fanno tutti e ci riposiamo al sole. Oggi le temperature sono più alte di ieri e si avverte molto caldo (sarà anche per l'ora, sono circa le 14.00). E’ bello stare seduti e osservare il mondo intorno, con i pensieri che vagano ovunque senza fine... Da lontano intravediamo le due coppie che vanno a prendersi anche loro il timbro sulla credenziale e poi Alessandra e Gennaro che sono seduti in terra a riposare nei pressi della grande fontana “Fonte Gaia” con le sue belle sculture. Ci avviciniamo, ancora qualche chiacchiera e poi non poteva mancare la foto finale insieme, un selfie a suggellare il nostro bell’incontro, la nostra amicizia nata in cammino e che speriamo possa portarci in futuro a rincontrarci. Nel frattempo l’Mg aveva contattato Paolo, un coordinatore di un viaggio fatto in ANM, che è del posto e che ci raggiunge in piazza. E’ gioviale, dinamico e simpatico (io dico all’Mg è “gagljardo” come si dice a Roma), ci racconta della città, della piazza, del palio, delle contrade. Ci invita in un bar per una pausa ristoro da lui gentilmente offerto nel mentre si parla di un futuro viaggio in ANM. Poi, un breve giretto ad ammirare il Duomo di Santa Maria Assunta, l’ex ospedale di Santa Maria della Scala, oggi polo museale, situato di fronte al Duomo, e la chiesa Cateriniana di San Domenico, dove ci salutiamo e ci avviamo verso la stazione ferroviaria da cui prenderemo in nostro bus. Noto, mano man che passeggiamo, ma l’avevo già notato in centro, che a Siena sono numerose le rappresentazioni della lupa che allatta i gemelli e mi chiedo il perché. A posteriori leggo che si tratta della lupa e dei gemelli Senio e Ascanio che simboleggiano la leggendaria fondazione della città da parte dei figli di Remo, fuggiti da Roma. Questo mito, rafforzato durante il Rinascimento, lega indissolubilmente Siena a Roma, utilizzandolo come simbolo di identità e continuità storica. Arriviamo in stazione che non sono circa le 17.00-17.30, abbondantemente prima dell’orario del nostro bus alle 18.35. L’Mg riceve una email da Itabus che informa che il nostro bus è in ritardo, partito da Napoli, non è ancora arrivato a Roma Tiburtina. Il ritardo stimato è tantissimo, oltre le due ore. Cerchiamo di capire cosa fare e di contattare via telefono Itabus. Nessuna risposta, nessun contatto con l’azienda. Un treno ci sarebbe, in alternativa, un regionale prima e un Freccia Rossa da Firenze, ma decidiamo di non prenderlo perché avevamo la stessa identica possibilità il giorno prima ma l’avevamo deliberatamente scartata, e ora quindi dobbiamo sperare che il ritardo si accorci. L’app ci fa ben sperare perché sembra che il bus stia procedendo già oltre Roma. Ma la situazione è più grave di quanto pensiamo. I bus a scendere verso il Sud non hanno ritardi, ma i bus provenienti dal Sud stanno registrando interminabili ritardi per via del traffico del rientro dalle vacanze e per via di problemi di interruzioni viarie. Tocca rassegnarci e preparaci a rimanere ancora altre ore in attesa e arrivare a Bologna tardissimo. Facciamo un giro in un centro commerciale lì di fronte, approfittiamo del bagno e di un bar per mangiare quel che avevamo ancora con noi. Poi di nuovo davanti alla fermata del bus e qui facciamo chiacchiere con una ragazza greca, studentessa universitaria in Siena, anch’ella in attesa dello stesso bus, diretta a Bologna e da lì in aeroporto Guglielmo Marconi per un viaggio a Madrid (del giorno dopo) e di un ragazzo di Reggio Calabria insegnante di sostegno in San Giovanni in Persiceto. Alle 22.00 circa arriva il bus tanto atteso. Direzione Bologna. Arrivo circa alle 00.30.

La Lupa leggendaria per Roma e Siena merita un collage fotografico a parte e la dedico a tutte le lupe e i lupi che possano vivere alle insidie e cattiverie degli umani. In bocca al lupo... viva il lupo!!!

A conclusione dei circa 135-140 km, posso dire che il cammino è stato bello. Il meteo con temperature ottime. I borghi e le città attraversate sono davvero posti straordinari, unici, delle vere perle di arte e architettura. La gente dei luoghi, sempre gentilissima e accogliente.

Mai più spostamenti in bus (salvo che non ci siano alternative), sono inaffidabili. Anche dei treni veloci io mi fido poco in realtà (esperienze negative con ritardi di ore ne ho avute tante), forse meglio i treni regionali che sono quasi sempre in orario sebbene con tempi di percorrenza più lunghi.