giovedì 28 novembre 2024

Dos Peregrinos en Santiago - Il Cammino Primitivo dal 7/09/2024 al 22/09/2024


 

Albergue Cruz - Ferreira 17 settembre 2024 - video di Rossana

07 sett Bologna-Oviedo
Partenza per Oviedo da aeroporto di Bologna. Francesco, il figlio della mia amica di viaggio, Rossana, gentilmente ci trasporta all'aeroporto. Volo Iberia delle 6.50 con scalo a Madrid arrivo 9.25, per poi nuovamente imbarcarci per Oviedo, volo 11.25 con arrivo alle 12.40. Avendo tempo, a Madrid, in aeroporto, facciamo colazione, finalmente! Appena scese dal velivolo Madrid-Oviedo riusciamo a prendere al volo il bus che ci porterà in città quello delle ore 13.00 (sono le 12.59 passate). Arrivate in città, dopo i primi disorientamenti, alla ricerca della Carrettera 634 che non troviamo riportata sui muri, ma che il navigatore ci indica di prendere, imbocchiamo la strada dirette all'hotel Asturies. Pratiche di check-in e pronte per uscire, direzione Cattedrale per la credenziale e la cocha (cioe' la conchiglia del pellegrino, io l'ho già, quella del 2023). Ma tocca ritornare alle 16 perché la chiesa sta chiudendo. C'è un matrimonio in corso con tanto di banda e cornamuse che poi continueremo a sentire per tutto il giorno. Sara' una tradizione locale, ci diciamo, chi lo sa. Sta di fatto che ritroveremo la banda più volte con lo stesso suono durante la giornata. Ci dirigiamo verso negozio Decathlon perché sono necessarie le bacchette per affrontare le salite e le discese che troveremo durante il cammino, saranno tante e tanto difficili, così abbiamo letto in FB. Ritorniamo in Cattedrale e approfittiamo per visitarla. È adornata di altari e sculture in legno dorato e dipinto, di fattura eccelsa. Decidiamo di rientrare in albergo per depositare gli acquisti con un giro un po' in lungo e largo per il centro, per poi ritornare da lì a poco in cerca di un ristorante. Non è facile, alle 18.30 ad Oviedo si va di aperitivi. Girovaghiamo in cerca di cibo per riempire la pancia, così facendo scopriamo meglio il centro città puntellato di molte sculture, chiese ed edifici di rilievo architettonico e molto ben curati e mantenuti, come del resto tutta la città che sin da subito ci è sembrata pulita ed ordinata. Ci fermiamo all'aperto in una trattoria Asturiana. Bistecca patatine ed insalata, birrozza per me e pepsi per la mia amica. Vediamo nei tavoli vicini un ragazzo che versa in modo strano una bevanda, che crediamo birra. Scopriremo che si tratta del sidro, bevanda locale, succo di mela, che per essere bevuta va versata in quel modo così strano (ma questo lo impareremo il giorno dopo da Fernando, pellegrino madrileno che incontreremo lungo il cammino). Quando paghiamo all'interno del locale, scopriamo che è pieno di gente che cena con piatti di ogni bene!!! Rientriamo in hotel per la stanchezza e per il vento freddo che soffia di tanto in tanto. Domani si parte per davvero.
08 sett - 1^ tappa Oviedo-Grado. Tappa non troppo difficile. km 28
Ore 7.00 colazione abbondante in hotel. Alle 8.00 siamo pronte per iniziare la 1^ tappa Oviedo-Grado di circa 28 km. Partiamo dalla Cattedrale e seguendo la conchiglia in bronzo impressa sui marciapiedi, usciamo dalla città. Il paesaggio, appena fuori città, è meraviglioso, montagne in lontananza, nuvole basse, sole che si sta alzando nel cielo. Il percorso è a tratti asfaltato su strade carrabili e a tratti nei boschi su sentieri in terra battuta ed anche in parte rocciosi. Le salite e le discese non mancano, anzi imbocchiamo spesso tratti asfaltati con salite abbastanza ripide e faticose. Lungo il cammino ci sono pochi pellegrini, e si tratta soprattutto di spagnoli. Mi imbatto in una coppia di uomini di Madrid che sono arrivati in bus ad Oviedo. Scambiamo due chiacchiere in un inglese basico, soprattutto con Fernando, perché Eugenio parla solo spagnolo. Mi dice che sono consuoceri, sua figlia ha sposato il figlio di Eugenio. Hanno già percorso il cammino Francese in 5 tappe (in diversi anni), il Portoghese, ed ora il Primitivo ma fino a Fonsagrada. In passato si sono votati a Santiago (San Giacomo) perché arrivasse un nipotino. Infatti, un anno dopo il loro cammino, è arrivata Aria che oggi ha 8 mesi di vita. Con la mia amica Rossana facciamo alcuni tratti insieme, altri separatamente, perché ognuna di noi va al suo passo. Lungo il cammino attraversiamo agglomerati di case rurali con i loro horreo, tanto diffusi in Spagna. In Asturia sono costruzioni grandi in legno sopraelevate, a pianta quadrata, su pilastri in pietra o strutture similari, dotati di scalette e ballatoi perimetrali, ed ho notato che servono per esiccare pannocchie, zucche, stendere indumenti, ... Ci sono meleti, covoni di paglia chiusi in cellophane nera e bianca, sparsi sui terreni, coltivazioni di mais, alberi da frutta sparsi ed in coltivazione, noci, castagni, noccioli, peschi, fichi e tanti rovi di more. Nei campi aperti sentiamo spesso il muggire delle mucche o il loro campanacci, e ne vediamo anche tante, sono di diverse razze, rosse e pezzate nere e bianche. Attraversiamo corsi d'acqua, piccoli rii e fiumicciattoli, senza mai perdere di vista la freccia gialla o la stele che ci indica la direzione del percorso. Il cielo è sereno, poche nubi, temperature intorno ai 25°, caldo tollerabile. A 3km da Grado ci fermiamo per un "pee-stop", coca cola per Rossana, caffè con ghiaccio per me. Riprendiamo il cammino e siamo già alle porte di Grado. Siamo stanche ma dobbiamo raggiungere l'hotel AutoBar con camere singole già prenotate da Bologna. Lungo la strada incontriamo di nuovo Fernando ed Eugenio che hanno prenotato al nostro stesso hotel. Dopo le pratiche di arrivo in hotel e un riposo necessario, usciamo per un breve giro in città che a differenza di Oviedo è più piccola e meno sontuosa. Rientriamo verso le 19.30 perché abbiamo deciso di cenare in hotel. Cena con paella di pesce e pollo, stufato di carne con patate e piccolo cremino confezionato, il tutto annaffiato con acqua frizzante e birrozza per me. Cena assai mediocre. Lasciamo Fernando ed Eugenio al loro tavolo a giocare a carte, noi andiamo a dormire. Appuntamento a domani ore 7.00 per la colazione.
09 sett 2^ tappa Grado-Salas. Tappa di media difficoltà. Quasi 23km
Ore 7.00 colazione al bar dell'hotel. Pasta con crema, latte e doppio caffè. Salutiamo Fernando ed Eugenio che devono fare ancora la colazione, e alle 8.00 ci avviamo verso Salas. In uscita dalla città affrontiamo subito un percorso asfaltato in salita. Il cielo è grigio, coperto di nubi, ma non fa freddo. Temperatura ideale per camminare. I paesaggi sono simili a quelli di ieri, verde diffuso, coltivazioni, alberi di meli, querce, castagni, noci, ... ma oggi notiamo la presenza di molti fiori di tanti colori, ortensie, gerbere, o tipo gerbere, belle di notte, altri che non conosciamo, ad adornare recinti di abitazioni sparse che troviamo lungo il cammino. Affrontiamo discese e salite nei boschi, su superfici rocciose e pietose, tanti tratti infangati ma fortunatamente non estesi. Si sente spesso il rumore dell'acqua di ruscelletti, attraversiamo passerelle e ponticelli, troviamo fontane e chiese e case e horreo sopraelevati. Oggi per la prima volta incrociamo una pellegrina italiana, Eliana da Foggia che cammina in solitaria, poi una coppia di polacche, alcuni inglesi/americani, e molti spagnoli. Mentre scendo con un'andatura spedita lungo un percorso nel bosco, mi imbatto in una coppia di polacchi, marito e moglie. Cammino con loro parlando in inglese per un bel po', ci raggiunge anche Rossana, e proseguiamo ancora un po' insieme e poi ci salutiamo, ognuno riprende il suo cammino. Noi decidiamo di fare un break per bere e ristorarci con barrette energetiche presso una fontana in un'area attrezzata con sedute. Quindi riprendiamo ma le salite e le discese non finiscono. Arriviamo a Salas dopo circa 23km, intorno alle 13.30. Rossana acquista un'arnica forte in farmacia e ci dirigiamo all'ostello dove abbiamo prenotato una camera doppia con bagno privato. Una bella e nuova struttura, pulita e graziosa, con soffitto in travi a vista in legno chiaro. Subito chiediamo di fare un lavaggio dei nostri vestiti, in lavatrice ed asciugatrice, e ci vengono consegnati dopo neppure 2h. Rossana nel frattempo si doccia e shampa, io riposo un po' prima di fare doccia. Usciamo verso le 19.30 per giretto in centro. Il paese è piccolo c'è una bella chiesa e una porta con un muro merlato presumibilmente una porzione di vecchie mura, tutto in pietra squadrata. Cerchiamo un ristorante per cenare ma come abbiamo ben capito ormai, in questi posti non si cena, si va di aperitivi, birre, sidro, appettaizers. Rischiamo di saltare l'unico pasto di oggi, perché in un posto ci dicono di tornare alle 20.30 ma poi non ci danno da mangiare. Incontriamo Fernando ed Eugenio, loro pranzano all'arrivo della tappa, la sera fanno aperitivo. Ci dirigiamo verso l'unico bar dove forse ci preparano qualcosa. Bar La Luciana. La signora gentilissima ci prepara quel che le è rimasto, fettine di pollo alla griglia, patatine e uovo fritto e un cono gelato. Rientriamo all'ostello alle 22.00 circa.
10 sett - 3^ tappa Salas-Tineo. Si prevede una tappa di media difficoltà. Totali km 22
Colazione nel primo bar di Salas ore 7.00, fette di pane con marmellata e caffelatte. Recuperiamo il bagaglio in ostello e ci attrezziamo per la pioggia perché ha piovuto durante la notte e pioviggina al mattino. Usciamo che è un po' buoio perché il cielo è coperto. Uscendo dal paese, ci si immette subito nel bosco. Durante il cammino incontriamo pochi pellegrini, salutiamo Eliana che si è liberata di 2kg spedendo un pacco a casa con le poste (correos). Oggi camminiamo ognuno con il suo passo, i pellegrini sono pochi e soli. Il paesaggio è differente, non meleti, noci, fichi, ma ontani, castagni, abeti e alberi più di montagna. Il percorso è prevalentemente nei boschi, pochi tratti asfaltati. Ci sono molte pozzanghere e quindi fango e quindi difficoltà ad andare spediti. Non si vedono case e horreo, come nelle scorse tappe. Raggiungiamo alcune frazioni abitate e in due chiese apponiamo la "sella" sul passaporto. Continuiamo su e giù per boschi, e nelle aree aperte si vedono mucche al pascolo, alcune anche in stalle che vediamo lungo il percorso. Anche il cielo a tratti si apre, così senza pioggia arriviamo a Tineo che sono circa le 13.30 dopo 22km. Il giorno prima avevamo prenotato una doppia in Albergo Palacio Mares, un bel palazzo storico, in centro. Stanza n. 101 e come sempre doccia e riposo. Usciamo verso le 17.30 nella speranza di mangiare. Facciamo un giretto ed incontriamo seduti ad un bar Fernando ed Eugenio che vogliono offrirci un caffè ma noi abbiamo bisogno di pranzare-cenare, non abbiamo nello stomaco nulla dalla colazione. Fernando ci indica un posto dove la cucina è sempre aperta. Ci rechiamo lì ed in effetti stasera ceniamo alle 18 circa e finalmente un piatto gustoso ed ottimo: calamari tenerissimi su una base di insalata mista altrettanto buona. Fuori dal locale c'è Eliana che beve una birra. Ci salutiamo e facciamo una gran bella chiacchierata con lei mentre ceniamo. Ci racconta un po' di lei e del motivo per cui fa in solitaria il cammino senza aver mai prima fatto qualcosa di simile. Rientriamo in hotel nella speranza che domani sia un giorno non piovoso come le previsioni sembravano indicare fino a stamattina.
11 sett 4^ tappa Tineo-Pola de Allende. È una tappa difficile, così ne parlano le guide del cammino che consultiamo. Circa km28
Alle 7 passate scendiamo a far colazione al bar dell'albergo che è anche dell'ostello annesso, infatti incontriamo ancora una volta Eliana che ha dormito all’ostello. La colazione non è abbondante, ma è l'unico posto aperto a quell'ora, così sembra. Poi, solito rientro in camera, chiusura definitiva di zaini, e via, si va verso Pola de Allende. Non piove ma è un po' scuro per la presenza di nubi. Sembra promettere bene perché le nubi non coprono completamente il cielo. Incontriamo 4-5 pellegrini all'uscita del paese, poi più nessuno. Una sola fontana appena uscite dal centro abitato e poi nulla. Il percorso iniziale è prevalentemente nei boschi di querce, ornielli, castagni, noccioli. Sentieri pietrosi, in terra battuta, in roccia affiorante. Percorriamo alcuni tratti asfaltati che sono anche pericolosi perché le automobili scorrono velocemente. Il paesaggio è bellissimo, colline o se vogliamo montagne basse verdeggianti, con boschi e campi coltivati a mais, o semplicemente erba fresca. Tante, tantissime mucche al pascolo, le vediamo e le sentiamo non solo muggire , si sentono i campanacci al loro collo mentre mangiano erba fresca. Oggi sono più numerose dei pellegrini che non se ne vedono. Qualche volta vediamo anche pecore e cavalli. Nei pressi delle poche costruzioni che attraversiamo, incontriamo qualche abitante, cani e pochi gatti. E come sempre il saluto non manca "bona dias" "buen camino". Ci addentriamo più di una volta nei boschi e con l'aumentare dell'altitudine cambiano le essenze: faggi, ontani, abeti. Felci e una pianta che somiglia al ginepro; c’è anche il pungitopo. Oggi si sale e si scende più di ieri, percorso difficile, tratti ripidi e discese ardite. Io non sento tanto la stanchezza quanto dolore alle dita del piede sinistro (soprattutto all’alluce). Così arrivate a Pola de Allende, dopo circa 28km, mi fermo alla prima farmacia che trovo in città a comprare i copridita in silicone perché temo che le unghie si siano annerite del tutto; il dolore avevo cominciato a sentirlo da ieri, ma oggi è scoppiato e ho bisogno di procurarmi un rimedio (almeno spero). In realtà avevo già messo un copridito in silicone per l’alluce (portato da Bologna) ma evidentemente il danno è esteso e devo provvedere anche per le altre dita. Ci sistemiamo in albergo, Pola de Allendesa, che è pure ristorante e quindi la cena della sera è assicurata. Doccia e riposo stanza doppia n. 306 con bagno privato. Esco solo, la Rossana vuole restare a riposare, verso le 19.00 che pioviggina per fare un giretto in paese che scopro molto carino, verde e lussureggiante. È un paese dove gli emigrati in America, Porto Rico e Santo Domingo, sono rientrati e hanno costruito chalet e ville molto belle, progettate da importanti architetti del luogo. È un posto di villeggiatura, potrebbe essere paragonato al nostro Vidiciatico (BO). Ceniamo alle 20.00 con il menu del pellegrino, piatti tipici asturiani. Portate "infinite" caldo gallico, polpettone di verdure, involtini grandi di verza ripieni di carne, dolce. E' tantissimo, quasi scoppio. Esco a fare due passi per digerire sotto una pioggerellina che non promette bene per domani. In camera prima di dormire mi prendo un digelsez.
12 sett 5^ tappa Pola de Allende-La Mesa. È una tappa che sulla carta è segnata "hard", escursionistica. Km totali 24
Dopo aver fatto colazione nel bar dell'hotel, usciamo che sono da poco passate le 8.00. Ci siamo preparate per la pioggia perché secondo le previsioni pioverà tutto il giorno. Usciamo dal paese e ci immettiamo subito in un bosco. Pioviggina ed è grigio, camminiamo come sempre tra boschi di querce, castagni, abeti e felci. Il fondo è alcune volte sassoso altre volte di terriccio. Percorriamo molti km incontrando pochi pellegrini. Dopo i boschi e nessuna casa, camminiamo su sentieri in salita, lunga e a tratti ripida, attraversando paesaggi di alta quota, brughiere aperte. Non ci sono alberi ma siepi di erica, tantissima erica, ginepro e piante di mirtillo. Il paesaggio è mozzafiato, si vedono montagne e vallate in lontananza. Ma nel giro di poco, ci troviamo immersi tra le nuvole, in lontananza nebbia, forse nebbia di nubi, così dense che si vede ben poco. La pioggia si fa più insistente, sarebbe opportuno coprirsi con la mantella ma non oso aprire lo zaino, sono fradicia dalla testa ai piedi, ma ho la giacca anti pioggia e il copri zaino. Dopo tanta salita in mezzo al "nulla", si comincia a scendere, tratti rocciosi, pietrame sciolto, percorso accidentato con parecchi salti di quota. I miei piedi languono, nelle discese ho forti dolori alle dita e credo di avere anche una vescica perché sento male al piede destro. Si scende per un bel po', incrociamo 3 pellegrini in bici. Facciamo con loro un incontro ravvicinato con 3-4 vacche con vitelli a mezzo metro di distanza. Ho paura, non mi aspettavo di trovare sullo stesso nostro percorso le vacche. Ci allontaniamo dopo aver dato loro la precedenza, e continuiamo a scendere. Attraversiamo, quando ormai siamo scesi di livello, boschi di pini, forse larici, alberature alte e non troppo fitte. Qui ci raggiungono Fernando e Eugenio, i madrileni consuoceri, gia' conosciuti nei giorni precedenti, e facciamo il resto della discesa insieme. Ci fermiamo all'uscita del bosco, a fare una sosta ristoratrice ad un bar. Sosta necessaria per un caffè e una pausa dopo tanta pioggia addosso. Caffè latte per me ed Eugenio, coca cola per Rossana e Fernando, offerti gentilmente da Fernando. L'ultimo breve tratto è su strada asfaltata fino a raggiungere tutti insieme l'Albergue Miguelin a La Mesa, appena dopo Berducedo. Qui ci mostrano la stanza, si tratta di una dependence con 2 bagni comuni ad una camerata, tutto nell'unico edificio in pietra separato dall'edificio principale. Noi abbiamo la camera doppia, ma in camerata non c'e' e non arrivera' nessun'altro pellegrino. È una stanza molto fredda e umida, non c'e' wifi, ci docciamo velocemente e tentiamo di riscaldarci sotto il piumone, ma non è facile. Nel frattempo abbiamo consegnato gli indumenti sporchi e bagnati per un lavaggio e un'asciugatura. Io medico i miei poveri piedi che si lamentano per il troppo dolore. Verso le 17.00 raggiungiamo la sala grande della reception ristorante perché più calda e perché dalle 18.00 si può cenare. Qui c'e' internet con wifi ma non riusciamo a collegarci, e non vanno neppure le nostre schede telefoniche. Siamo senza possibilità di comunicazione con il mondo. Aspettiamo per la cena che arrivi la cuciniera, così ci riferisce la giovane e gioviale cameriera. Zuppa di lenticchie, carne di manzo in umido con patatine fritte, mousse di mirtillo, vino e acqua. Una ottima cena. Arrivano i nostri amici Fernando ed Eugenio e con loro facciamo qualche partita a carte. Rimaniamo noi tre, Rossana torna in camera perché stanca, e noi continuiamo a giocare ancora un po'. Dopo un caffè latte e ancora qualche partita, ci salutiamo e ci diamo appuntamento a domani per la nuova tappa da affrontare.
13 sett 6^ tappa La Mesa-Grandas de Salime tappa difficile anche se breve. 17km
Facciamo una buona colazione con succo di mirtillo e marmellata di mirtillo, oltre a pane tostato e caffelatte. Usciamo dopo le 8.00 con un cielo che non è coperto, sembra aprirsi, ma è freddo e c’è molto vento. Ci aspetta una bella salita su strada asfaltata, il panorama è bellissimo, ci sono anche pale eoliche vicine e lontane, evidentemente il vento è proprio della zona. Ci immettiamo in un tratto boscato, querce e faggi, felci ed erica, fondo sassoso ma non c'è fango, solo pochi tratti ma superabili con piccoli salti. Proseguiamo su un sentiero sul crinale ed intravediamo l'ampio corso d'acqua che troverà più valle lo sbarramento nella diga Grandes de Salima. Ci raggiungono Fernando ed Eugenio e continuiamo con loro ma ciascuno al suo passo. Si comincia a scendere, siamo su un percorso a mezza costa, lungo, con tanti tornanti, ci tocca scendere parecchio su sentiero con fondo a tratti sassoso e terroso e circondato da erica e piante basse. Si vedono in lontananza le solite mucche ed anche cavalli. Arriviamo in basso dopo molta strada e molti dolori. I miei piedi non apprezzano affatto tanta discesa. Sono dolenti. Dopo aver superato la diga, grande lavoro di ingegneria idrica, arriviamo su strada asfaltata e ci fermiamo insieme ai madrileni al primo ed unico bar che troviamo. Urge una pausa. Prendiamo un caffelatte, andiamo in toilette, sostiamo 15 minuti al sole sulla terrazza del bar. Si perché il freddo ed il vento mattutini sono spariti da un po', ora il cielo è sereno, limpido e pulito. Ripartiamo ed i piedi mi fanno male peggio di prima. Proseguiamo sempre su strada asfaltata, lunga e in leggera salita, percorsa da automobili. Io sono indietro a tutti, ho troppo male e vado adagio. Intanto Fernando ed Eugenio vanno verso il paese, io e Rossana, ricongiunte, cerchiamo un posto dove dormire questa notte perché non l'abbiamo prenotato. La mancanza di internet di ieri ci ha impedito di cercarlo. Facciamo un giro di telefonate ma è tutto full. Mi faccio consigliare un ostello dall'ultimo ostello chiamato. Troviamo 2 posti in una stanza condivisa con altri. Ostello Casa Sanchez. Arriviamo in paese circa alle 13.00, raggiungiamo la struttura. Il paese è davvero piccolino, ha una chiesa in centro, il solito "concello" (casa municipale) ma ha anche un museo etnografico, ci sono subito le indicazioni all'arrivo. In ostello ci assegnano un letto a castello in una camera con 4 letti a castello con un bagno minuscolo ed un soggiorno cucina condivisi. Io vado in farmacia per nuovi compeed, (altra vescica sul piede sinistro), e nuovo cappuccio per dito grande, Rossana e gli amici madrileni consumano un aperitivo al bar. Torno in ostello zoppiccando, ho necessità di curare e riposare i miei piedi. Aspettando di cenare, rimaniamo in struttura senza lavarci come avremmo voluto, né svestirci. Usciamo alle 19 circa per cenare in un ristorante che ci hanno consigliato. Buona cena con ceci e baccala' in zuppa galleco, salmone alla piastra con patate lesse, torta all'ananas (io) e birra alla spina, cheese cake e acqua/coca per Rossana. Rientriamo in ostello, vestite ci mettiamo a letto. Una notte in bianco, un ragazzo di Taiwan russa davvero senza soluzione di continuità. E non solo lui...
14 sett 7^ tappa Grandas de Salime- Fonsangrada. Tappa di media difficoltà circa 27km
Mi alzo presto, chiudo lo zaino, non vedo l'ora di lasciare l'ostello. I piedi sembrano riposati e non doloranti, così decido di non mettere alcuna protezione alle dita e di indossare le mie collaudate scarpe Hoka che avevo sostituito con le Salomon per 3gg. solo perché più adatte all'acqua e al fango. Quindi sono già contenta perché sento che il dolore è diminuito e posso affrontare il percorso di oggi. Colazione discreta in un bar del posto e via, si va verso Fonsagrada, passate le 8.00. Usciamo dal paese e ci incamminiamo su sentieri tranquilli, la giornata sembra serena. In lontananza nubi basse ma lungo il cammino il cielo è blu e non ci sono nubi. Si intravedono pale eoliche lontane e vicine ed un campo con pannelli fotovoltaici, il primo visto sino ad ora. Il paesaggio è campestre, in parte attraversiamo boschi di pini e querce, in parte percorsi aperti su paesaggi verdeggianti costeggiando vegetazione bassa di felci ed erica e piccoli alberi di pino. Ci sono vacche ed edifici che sono capannoni con stalle. Oggi troviamo sul percorso alcune chiesette in pietra e tetti in ardesia, piccole costruzioni rurali, cortili, orti, aie con galline, gatti, le solite e immancabili vacche, pecore,... Il percorso è un sali scendi continuo ma non difficile, procediamo insieme ad altri pellegrini che abbiamo già conosciuto nei giorni scorsi. Attraversiamo e percorriamo strade carrabili per brevi tratti, quindi arriviamo ad una fontana con acqua potabile, non ne vedevamo da alcuni giorni. Proseguiamo su sentieri terrosi e in parte sassosi, e sostiamo in un bar lungo la strada dove sostano quasi tutti i pellegrini. Abbiamo lasciato le Asturie e siamo entrati in Galizia, una stele in granito ci segnala i km per arrivare a Santiago e riporta la scritta Galicia. Da adesso in poi seguiremo le indicazioni verso Santiago all'incontrario del simbolo della conchiglia che fino ad oggi ci ha guidato in Asturia (anche se ne troviamo e troveremo ancora come le precedenti). Qui arrivano anche Fernando ed Eugenio, ci scambiamo i saluti e procediamo. È un continuo sali scendi tranquillo, sentiamo il caldo perché c'è il sole alto nel cielo ed anche l’umidità. Siamo stanche per non aver dormito la notte e non vediamo l'ora di arrivare a Fonsagrada. Ma pur vedendo le case del paese a poca distanza, ci aspetta una ultima ripida salita prima di entrare in paese di circa 1km. Il paese sembra di modeste dimensioni e con case mal mantenute, non si presenta come i paesi sino ad ora visti. Ha una chiesa ed edifici semplici senza un particolare valore architettonico. I balconi sporgenti dalle facciate e chiusi tipo dei "bow window" sono estesi, come ne abbiamo visti fino ad ora, di legno, di metallo e alcuni in muratura. Ci dirigiamo in albergo, Pension Manolo, sono circa le 15.00 stanza n.13 e come sempre doccia e riposo. Usciamo circa alle 18.00 ma i negozi sono chiusi perché è sabato, stiamo cercando dei pantaloni da trekking per Rossana. Mi chiama a telefono Fernando (hanno lo stesso nostro hotel) per fare un giretto insieme in paese. Andiamo a fare aperitivo e restiamo parecchio tempo a parlare seduti al bar. Domani vanno in bus verso Lugo per rientrate a Madrid. Sono molto gentili e simpatici gli amici madrileni, ci invitano ad andare a Madrid ed essere loro ospiti. Stasera devono vedere partita di calcio in un bar, ci diamo appuntamento al mattino seguente per i saluti. Noi andiamo a cena al ristorante Pulperia piu' tardi del solito, 20.30, dove troviamo menù del pellegrino: zuppa di verdure con fagioli e patate (solito caldo gallico), tonno alla griglia con insalata, coppetta gelato e acqua minerale. La birra l'avevo già bevuta durante l'aperitivo, una birra tra l’altro mai assaggiata prima, birra 0% alcol e tostada, buonissima! Dopo la cena, torniamo in hotel a dormire.
15 sett 8^ tappa Fonsagrada-Baleria. Circa 26km tappa abbastanza impegnativa ultima di montagna
Alle 7.30 facciamo colazione completa al bar della pensione. Salutiamo Fernando ed Eugenio che sono pronti alla partenza. Noi ci incamminiamo verso le 8.15, ci sono altri pellegrini sul sentiero. Incontriamo da subito il quartetto dei taiwanesi dell'ostello di Grandes de Salime e poi spesso, lungo il cammino, i pellegrini visti e rivisti a più riprese durante le varie tappe. Anche oggi il percorso si snoda in un saliscendi continuo nei boschi di eucalipto, querce, pini, faggi, ... e in aree aperte costeggiate dai soliti rovi di more e felci. Le salite e le discese sono lunghe e pesanti, su terreni battuti o su fondi misti di radici e terreno o sassi e materiale sciolto di cava. Brevi percorsi su strade asfaltate, tratti in comune alle automobili, in compagnia delle stele in granito a segnalarci la direzione. Piccoli agglomerati rurali, chiesine isolate, gruppi di case abbandonate. Il cielo è sereno e la temperatura è buona, si sente tanta umidità nell'aria soprattutto nei tratti boscati. Ci fermiamo per una pausa riposo-snack in un piccolo raggruppamento di case in pietra abbandonate, ma molto interessanti, alcune con forno che ha sempre forma rotondeggiante all’esterno: Quindi riprendiamo il cammino. Ci sono ancora salite e discese nei boschi, mancano 10km per raggiungere Baleria. Incontriamo lungo la strada, la coppia di texani Eliana e Delhi, le due ragazze croate che avevo conosciuto nella tappa in brughiera e ancora altri pellegrini, ma non tantissimi. Sembrava essere arrivati ma gli ultimi 2-3 km sono su strada sterrata senza una particolare vegetazione, su spazi aperti, sotto il sole delle 13.30 circa e ancora in salita e discesa. Arriviamo a Baleria - O Cavado e sono passate le 14.30. Si percepisce sin da subito che è una piccola località di case recenti moderne povere e brutte, e senza un vero e proprio centro. Ci dirigiamo verso la Pensione Marrada, già prenotata in booking.com giorni prima, solita routine di check-in, doccia e riposo. Durante il riposo, prenotiamo da dormire per i giorni successivi che ci restano e poi usciamo per un giretto. Piccoli acquisti in un negozietto di alimentari e abbigliamento insieme, poi cena al ristorante della pensione. Qui piatto unico di carne di manzo per me, di merluzzo e scampi per Rossana, insalata comune e dolce, torta all'ananas, solo per me. Stranamente Rossana salta il dolce!!! Ci sono molti pellegrini che ormai conosciamo da un po' che mangiano nello stesso posto: i taiwanesi, la coppia di texani, i due olandesi, ... ci salutiamo con affetto perché l’indomani alcuni hanno programmato di sostare un giorno in più, altri di fermarsi, … e andiamo a dormire.
16 sett 9^ tappa Baleria-Lugo. Km 31
Il mattino a Baleria si presenta fitto di nebbia. Alle 7.30 facciamo colazione al bar della pensione. Ci incamminiamo alle 8.00 con il buio, la nebbia, il freddo. Usciamo dal paese percorrendo un tratto prima in discesa poi in salita, abbastanza ripida, e dopo circa un'ora di cammino il cielo è sereno ma ancora un po' freddo. Ci sono pellegrini sulla strada che oggi è con dislivelli ancora in su e giù ma più leggeri. Faccio un bel tratto con un nuovo pellegrino che incontro lungo il cammino. Si chiama Ernesto, è del Messico, viaggia da solo ed è architetto. Parliamo in inglese, mi parla della sua attività, ora è in pensione, è vedovo. Mi racconta un po' dell'economia del Messico di tipo industriale, produzione di automobili Kia da esportazione. Del muro che separa il Messico dagli Usa, del suo passato, ha subito tante cadute e risalite nella sua vita. Periodi buoni e meno buoni. Ci lasciamo dopo un bel po' con un "never give up". Il paesaggio che attraversiamo è campestre, case, campi coltivati, orti, animali come cavalli, vacche, galline, gatti, cani... persone che lavorano nei campi. La campagna si alterna a tratti boscati su sentieri sterrati o in terra. Raggiungiamo piccole frazioni abitate. È un bell'andare oggi perché è piacevole il clima e l'ambiente circostante, atmosfera contadina. Ci fermiamo per un break a 12km da Lugo. Riprendiamo che è mezzogiorno e il caldo comincia a farsi sentire di più. Iniziamo così ad accelerare il passo per raggiungere la città. Il percorso costeggia la carreggiata per un po', poi si allontana verso l'interno e si snoda tra campi e aree boscate. Quando siamo alle porte di Lugo, il sentiero è su asfalto e ci porta con discese e salite più ripide in città. Lugo 100km a Santiago. La foto ricordo sotto la scritta gigantesca è d'obbligo. Raggiungiamo la pensione San Roquo, ci sistemiamo in stanze singole A02 per me e A03 per Rossana. Verso le 17.30 usciamo. La città si presenta subito molto bella, chiese ed edifici pubblici curati, spazi pubblici attrezzati e piazze ben pavimentati, panchine, alberi, fontane. Ed è una città vivace, gente in giro e fuori dai bar, a passeggio, e per negozi. Ha una bellissima cinta muraria di 2km intatta di epoca romana, con 10 porte, e tante torri; è stato dichiarato come bene patrimonio mondiale dell'umanità. Ci sono tante chiese e la Cattedrale di Santa Maria è in stile gotico. Ci facciamo apporre la sella in Cattedrale ma decidiamo di non visitarla, non abbiamo troppa voglia. Rossana cerca un negozio di articoli sportivi per un pantalone trek antipioggia, ne compra uno in Intersport. Durante il giretto in centro, incontriamo i 4 ragazzi taiwanesi che ci consigliano di fare giro sopra le mura. Così percorriamo un breve tratto sulle mura e poi cerchiamo un posto dove cenare. Nei pressi di Rua da Cruz, consigliato da un "lutense", ci fermiamo in un ristorante-bar. Io menù del pellegrino, abbondante e buono, insalata gigante con tonno e uovo sodo, merluzzo in umido con patate, dolce di Santiago e birra. Rossana invece paninone con hamburger, acqua e coca cola. Rientriamo in pensione dandoci appuntamento alle 7.15 del giorno dopo.
17 sett 10^ tappa Lugo-Ferreria. Circa 26 km tappa di media difficoltà
Lasciamo la pensione San Rocho alle 7.30 circa in cerca di un bar per fare colazione. La maggior parte dei bar son chiusi, ne troviamo uno in centro e ci fermiamo. Provo i churros per la prima volta, poi le solite fette di pane tostato, marmellata, doppio caffè, latte freddo, spremuta di arancia. Ci avviamo verso il cammino attraversando il centro città che è molto bello con le sue luci ancora notturne. Solite salite iniziali su asfalto, chiesetta per la prima sella della giornata. Si continua su asfalto e su sterrato costeggiando la carreggiata. Un percorso tranquillo, bello, semplice per circa 10-13 km. Oggi da subito vediamo nuovi pellegrini, sono quelli che iniziano il cammino da Lugo. Si procede su strada, leggere salite e discese, e si attraversano tratti boscati su fondo terroso. Un bel percorso quello di oggi, non troppo faticoso e quindi piacevole, incrociando case con horreo, qui in Galizia sono piccolini, a pianta rettangolare, in legno o pietra o mattoni, sopraelevati, con croce a protezione dell’ingresso e scultura decorativa sul tetto (parte posteriore), fattorie, chiesette e cimiteri annessi, campi di mais e campi arati, alberi di meli e castagni. E corsi d'acqua, la Galizia è terra ricca di acqua, si sente il suo scorrere anche se non sempre si vede. Io come quasi ogni giorno, mangio 2-3 meline e questo mi ricorda il finocchietto selvatico del cammino portoghese che era il mio "vizio" quotidiano. Ho anche mangiato una pannocchia di mais, così tenero e succoso. Ci sono sempre tanti campi coltivati a mais. Attraversiamo all'incirca al 20° km un bosco di eucalipti e di pini, non sono boschi fitti di alberi, sembrano delle piantate, ci sono strade sterrate carrabili che li attraversano. Mi fermo ad un baretto per un caffelatte, aspettando Rossana perché siamo quasi vicine al nostro Albergue Cruz che dista da Ferreria circa 2km. Infatti, da lì a poco la vedo passare, quindi insieme ci incamminiamo per l'ostello. Arriviamo circa alle 14.00 e non c'è nessuno, ci assegnano una camera quadrupla con 2 letti a castello. Mentre ci sistemiamo arriva una ragazza ed un ragazzo nella nostra stessa stanza. Mi doccio e cambio indumenti al volo, poi con Rossana usciamo nell'area verde circostante a riposare su sdraio accarezzate dal vento e dal sole. Nel frattempo vediamo arrivare altri pellegrini alla spicciolata. È un bel giorno, soleggiato, anche se ventilato, sembra di essere in vacanza. All'ora di cena, 19.00, siamo con gli altri pellegrini nell'unica sala comune dell'ostello. Menù del pellegrino a scelta tra 3 primi, 3 secondi, 3 postre (dolce). Zuppa di verdure, orata al forno con patate fritte, torta al wiski (una specie di gelato zuccotto). Tutto buonissimo. A letto presto in camera comune a 4. Dormo pochissimo nel letto alto che ho scambiato con il ragazzo spagnolo perché temevo il peso del suo corpo nel letto alto sopra di me. La ragazza tedesca nel letto alto sopra Rossana sembra tranquilla, l'ho osservata all'arrivo appena dopo il nostro all'ostello.
18 sett 11^tappa Ferreria-Melide. Tappa abbastanza semplice, circa 24 km
Al mattino, quando è ancora buio, circa alle 5.30 scendo dal letto a castello per andare in bagno ed essere pronta ad uscire appena è possibile. Poco dopo anche Rossana si alza, idem la ragazza tedesca, dorme (così sembra), invece, il ragazzo spagnolo. Facciamo in fretta perché vogliamo andar via. Alle 6.50 usciamo che è ancora buio ma e' bellissimo. C'è la luna piena nel cielo stellato che un po' illumina lo spazio attorno, si fa fatica ad orientarsi ma con le nostre torce (la mia del telefono, una torcia vera quella della Rossana) riusciamo a trovare l'uscita dall'albergue. Sento il verso dell'allocco, emozionante, l'ho riconosciuto subito dopo il workshop sui rapaci notturni fatto a Segavecchia (Bologna) qualche mese fa. Andiamo verso l'altro albergue Casa da Ponte, poco distante, a fare colazione. E qui incontriamo la signora di Barcellona che avevamo conosciuto a Pola de Allende (con suo marito) che parla benino l'italiano. Quindi dopo la colazione ci incamminiamo. Percorso tranquillo, tra abitazioni, campi, vacche, stalle, il solito paesaggio che ormai conosciamo bene. Ad un certo punto si sale su un sentiero sterrato, la vegetazione è bassa, ginepro, erica, felci, alberelli di pino; c'è molto vento, infatti ci sono pale eoliche. Dopo aver attraversato un bosco di eucalipti molto aperto, percorriamo un tratto asfaltato tra discese e salite dolci; il paesaggio circostante è collinare e verdeggiante. Ancora casupole in pietra, horreo, chiese e cimiteri, castagni, meli. Breve sosta in un baretto e riprendiamo con un gruppo di pellegrini italiani di Roma o adottati da Roma. Scambiamo delle chiacchiere, mangiamo fichi e poi ci salutiamo. Loro sono partiti da Fonsagrada, l'anno scorso hanno fatto tappe da Oviedo-Fonsangrada. Continuiamo su strada asfaltata e già da lontano si intravede la città di Melide. Il cielo è sereno, un po' velato, temperatura buona. Entriamo in città e cerchiamo il nostro hotel Carlos 96. È in periferia ma fortunatamente sulla strada del Cammino che domani riprenderemo. Sistemazione in stanza doppia con bagno privato n. 311. Facciamo la doccia e ci riposiamo. Usciamo verso le 17.30 per un giro in centro. Salendo lungo la strada principale chiediamo info per la cena alla pulperia “A Garnacha” che avevamo visto all'arrivo all'hotel per il profumo di polpo che ci inebriava. C'è il solito menù del pellegrino e il locale ci piace, decidiamo di tornarci al rientro. Visitiamo la Cattedrale di Santa Maria con il suo campanile che ospita nidi di cicogne, e il centro storico. Incontriamo una del gruppo dei 4 taiwanesi dell'ostello Grandas de Salime ci salutiamo con calore ed affetto. Continuiamo per le vie del primo nucleo storico fino al cimitero, casette basse in pietra e intonacate, horreo parzialmente visibili, incorporati tra le case, viuzze e gente del luogo a chiacchierare in gruppo fuori dall'uscio. Ci dirigiamo verso la pulperia, ceniamo: per primo io zuppa di verdure (caldo galleco), Rossana tortilla di patate, secondo pulpo alla feira, per postre (dessert/dolce) fetta di formaggio e confettura di melacotogna, birretta e acqua. Rientriamo in hotel. Alle 21.30 quasi si dorme.
19 sett 12^tappa Melide-Brea. 31 km circa
Ore 7.30 colazione in hotel. C'è tanta gente a far colazione, forse tutti pellegrini o quasi. Lasciamo l'hotel alle 8.30 circa, usciamo dal paese attraversandolo fino al cimitero e già vediamo molto pellegrini tutti marciare nella stessa direzione. Incontriamo i nostri amichetti taiwanesi e chiedo una foto per ricordo, sono cosi' carini e affettuosi. A loro si è aggiunta una nuova compagna, anch'ella di Taiwan, conosciuta a Lugo (così ci ha riferito una delle taiwanesi il giorno prima incontrata in giro per Melide).
Troviamo subito una chiesetta ed apponiamo la prima sella del giorno. Quindi attraversiamo un bel tratto boscato, e poi campagna e spazi aperti come sempre coltivati a mais, la maggior parte. Oggi la campagna sembra più urbanizzata, ci sono più case abitate, più macchine nei cortili, piu' strade asfaltate, più animali domestici, ma sempre molte vacche, più orti, con la ormai consueta verdura alta che somiglia alla verza (già vista nelle tappe passate). E ci sono più pellegrini in giro, comitive in gruppo, ed anche tanti ciclisti che seguono lo stesso percorso. Il cielo non è del tutto sereno, non è neppure nuvoloso, ma sembra esserci foschia, è molto velato. Le temperature sono buone, proprio adatte a camminare. I percorsi sono semplici e su fondi vari: su terreno, asfalto, sterrato, non presentano particolari difficoltà. Dopo circa 14 km arriviamo ad Arzua, una cittadina animata, con tanti caffè, negozi, albergue, diverse attività commerciali. Qui c'è un via vai di pellegrini, molti partono e tanti arrivano. Si esce dal paese e si entra subito nel bosco. Percorsi miti, alberi di querce, eucalipti, castagni, noccioli, ...Ci sono salite e discese ma non troppo difficili, corsi d'acqua, alcuni da attraversare, e poi aree attrezzate con tavoli da picnic e panchine, aree recintate, cartelli informativi. Ci sono lungo il percorso anche molti baretti/punti di ristoro ed anche artisti/artigiani che in cambio di un gadget da comprare, ti mettono la sella sul passaporto. Proseguo da sola per diversi km, dopo Arzua non ci sono tantissimi pellegrini, e poi io e Rossana camminiamo al nostro passo, sappiamo di ritrovarci più avanti. Al 32esimo km da Santiago (la stele in granito lo segnala), mi fermo per un break ad un baretto e resto per circa 15 minuti ad aspettare Rossana. Non vedendola, decido di proseguire con passo più lento, raccolgo castagne e nocciole che trovo sui sentieri. Poi al 29esimo km mi fermo su un bel muretto in granito a lastre dietro l'ombra di un nocciolo. Vedo passare diversi pellegrini, visti e rivisti alcuni, lungo il percorso. E i soliti saluti: buen camino, hola, animo, ultreya, ...i saluti che spesso ci scambiamo. Dopo circa 20 minuti arriva Rossana, insieme proseguiamo, raggiungiamo prima Salceda e poi Brea dove abbiamo pernottato nella Pension O Meson. Arriviamo alle 15.30. Solite attività all’arrivo, check-in stanza n.5 doppia con bagno, doccia e riposo. Qui sappiamo di poter fare cena dalle 19.30 e colazione domattina dalle 7.00. Per cena menù del pellegrino: insalata con tonno, pollo all'aglio fritto con patatine fritte e crem caramel. Il pane sempre super buono ovunque. Birra e acqua. C'è un gruppo di italiani delle Marche che cena con noi. Dopo cena rimango al bar dell'hotel a vedere football mach Monaco Barcellona bevendo birra tostada, il 1°tempo finisce 1-1. Qui non tifano per il Barcellona. Torno su in stanza per dormire.
20 sett 13^tappa Brea-Santiago 26km
Facciamo colazione intorno alle 8.00 al bar della pensione. Solita colazione, fette di pane tostato con burro, marmellata, doppio caffè e leche fria a parte (per me), spremuta di arance. Mentre ci apprestiamo ad uscire, una coppia americana di pellegrini che hanno dormito nella nostra stessa pensione, ci dice che fuori piove. Così ci tocca prepararci per affrontare l'ultima tappa sotto la pioggia. Coprizaino, giacca antipioggia, ... Usciamo alle 8.30 e iniziamo a camminare. Piove ma non è una pioggia battente. Subito lungo il percorso incontriamo due pellegrini, sono italiani marchigiani. Stefano e Matteo. Stefano di Falconara, Matteo di Castelfidardo ma originario abruzzese. Facciamo subito amicizia e decidiamo di proseguire insieme verso Santiago. Loro sono in cammino da Arzua dalle 5.00, ci dicono che hanno bruciato le tappe con 40-50km a tappa. Infatti hanno un passo veloce. Cerchiamo di stare insieme allo stesso passo, e man a mano che i km scorrono, ha smesso di piovere e i pellegrini aumentano. Fra questi ci sono molti italiani, come non li avevamo mai incontrati. Lungo il cammino incontriamo di nuovo gli amici taiwanesi e facciamo "festa", ci rifacciamo una foto di gruppo e a noi si aggiungono una coppia di olandesi ed altri italiani. Oggi quasi non faccio caso al paesaggio che attraversiamo, tanta la gente e le chiacchiere e i saluti mentre proseguiamo. Sembra che tutti siano gioiosi, unico obiettivo arrivare il prima possibile a Santiago. Camminiamo ancora in aree boscate ma ormai siamo quasi alle porte della città del Santo e si inizia a vedere un paesaggio più urbano. Sosta in un baretto, passaggio in chiesa per la sella del giorno (occorre averne 2) e ancora cammino fino all'arrivo finalmente al Monte do Gozo (collina della gioia). Siamo a 5km da Santiago su una collina verdeggiante da cui si vedono le guglie della Cattedrale. Qui facciamo un piccolo pic-nic, birra acquistata prima al baretto, brioscine al cioccolato, banane e pane. Ricaricati di energia, affrontiamo gli ultimi km. Ormai siamo in città con le sue strade, ponti, macchine, case, negozi. Nel frattempo ha ripreso a piovere e un flusso di pellegrini scorre fra le strade cittadine, mescolandosi agli abitanti. Finalmente arriviamo, passando sotto l'arco dove si sente suonare una cornamusa, quindi in piazza con la Cattedrale al nostro fianco sinistro. Qui tanta gente arrivata prima di noi o con noi o appena dopo di noi, tutti ad immortalare il momento con le foto di rito. E pazienza se San Giacomo ci ha accolto con la pioggia, siamo tutti felici! Ci ritroviamo, io Rossana, Stefano e Matteo, e ci dirigiamo al ristorante dove Stefano aveva prenotato per le 15.00 circa. Scorriamo fra le stradine del centro in velocità e poi ci ritroviamo seduti a mangiare ma sta volta non il menù del pellegrino. Ci separiamo perché dobbiamo raggiungere l'albergo. Hotel Windsor, il nostro, a circa 700mt dalla Cattedrale. Stanza doppia n. 318. Doccia e piccolo riposo, alle 19.30 c'è la Messa del Pellegrino in Cattedrale e non vogliamo perderla. Usciamo alle 18.30 circa, quando arriviamo in chiesa i banchi sono già tutti occupati. Troviamo da sedere tra le colonne della navata. Messa solenne in spagnolo e cerimonia finale del butafumiero. Visita alla tomba del Santo. Usciamo e giriamo in cerca di un bar pasticceria. Ne troviamo uno dove mangiamo, io fetta di torta di Santiago e Rossana di cheese cake con spremuta di arancia ed acqua. Quindi verso l'albergo e sono le 21.30.
21 sett Santiago
Stamattina dormiamo più a lungo, non ci sono più km da macinare, non c'è più una tappa da percorrere e raggiungere, tutto è compiuto. Colazione in hotel alle 9.00. Io esco perché ho già chiuso lo zaino e devo andare a ritirare la Compostela (mi certificheranno km 315, in realtà sono stati 330). Così, io e la Rossana, ci diamo appuntamento verso le 13.00 in piazza della Cattedrale. Nel frattempo, Matteo mi ha contattato e ci siamo dati appuntamento in piazza. Stefano, invece, oggi è diretto a Finisterre e non sarà con noi. Ci ritroviamo tutti e 3 in piazza Cattedrale e facciamo sosta pranzo in un locale molto carino, Beher 100% iberico, con bocadillos al jamon iberico (io e Matteo), Rossana con tapas assai invitanti. Giriamo ancora per il centro e poi ci dirigiamo verso la chiesa di Santa Maria del Cammino per la Messa ai Pellegrini italiani. Qui officia Padre Fabio dei Padri Guanelliani in Santiago. Ci fornisce informazioni sulla Chiesa dove ci troviamo e sulla Madonna dell'Aurora, a cui i pellegrini fanno voto nella speranza di ritornare in città, informazioni sui primi pellegrini dell'anno 813, sul significato del pellegrinaggio, sull'apostolo Giacomo, di cui si ha certezza storica ed archeologica del luogo di sepoltura, Santiago appunto; lo stesso per l'apostolo Pietro la cui sepoltura è sul colle Vaticano in Roma (si ha certezza storica ed archeologica del luogo dove si trovano le spoglie degli unici due apostoli di Gesù del gruppo dei 12). E tante altre informazioni. Dopo la messa, ritiriamo i nostri bagagli dall'hotel (Matteo ha gia con sé il suo) e ci dirigiamo alla stazione dei bus per il pullman 6A che ci porterà in aeroporto. La partenza del nostro volo Ryanair è stata anticipata, 5.45 su Bologna così ci tocca rimanere in aeroporto tutta notte.
21-22 sett. Tra Santiago e Bologna
Arrivati in aeroporto con largo anticipo, facciamo l’ingresso, previo consueto controllo, nell’area dei gates e, poiché, dobbiamo occupare il tempo, lo facciamo andando in giro per i negozi dell’aeroporto, mangiucchiando qualcosa, oziando e/o riposando sulle sedute. Rossana e Matteo allo scoccare della mezzanotte mi fanno gli auguri di compleanno (evidentemente tutto organizzato a mia insaputa) e ricevo anche un bel regalo da Rossana: un paio di orecchini a forma di conchiglia di Santiago. Che bella questa sorpresa per i miei 58 anni! A notte fonda ci invitano ad uscire; l’aeroporto non chiude ma in quell’area non si può sostare. Così torniamo nell’area di arrivo in aeroporto (quella consentita a tutti) e lì cerchiamo di ammazzare ancora il tempo che rimane alla partenza. Quindi, intorno alle 4.30, ritorniamo all’area controlli per rientrare e raggiungere il nostro gate. Volo Ryanair su Bologna alle 5.45 e arrivo circa alle 8.30 in città. Matteo ci saluta perché deve andare verso la stazione dei treni a prendere il treno che lo porterà a casa, direzione Ancona. Io e la Rossana, dopo un caffè di ricarica, affrontiamo il nostro ritorno a casa.
Un bellissimo viaggio ricco di incontri, di luoghi, di paesaggi, di viandanti, di tanti dolori (ai piedi) e di tante gioie!
Pellegrine: Antonella e Rossana
Adelante, adelante!

Gravina in Puglia tra i Borghi più belli d'Italia 2024

 



Un prestigioso riconoscimento per Gravina in Puglia: entra nella lista dei borghi più belli d'Italia


Il sindaco Lagreca: 'Premiato il nostro impegno'

Un prestigioso riconoscimento che premia i grandi passi avanti fatti sul cammino della promozione e della valorizzazione di Gravina e delle sue bellezze, cogliendo una grande occasione di sviluppo economico e sociale. La nostra Città infatti, su iniziativa dell’Amministrazione Lagreca, è stata inserita fra i dieci nuovi Borghi Più Belli d’Italia, ufficialmente certificati dall’Associazione che si occupa di stilare l'elenco delle realtà che compongono quell'Italia "nascosta" tutta da scoprire e far conoscere.

Esprime estrema soddisfazione il sindaco Fedele Lagreca: “La lista di attesa per entrare a far parte dell’ambito club è infatti molto lunga ed i criteri di selezione sono molto seri e rigidi, per cui sono particolarmente orgoglioso dell’esito positivo giunto alla nostra richiesta. Voglio ringraziare in particolar modo l’ex Assessore Giusy Festa che ha lavorato con impegno e dedizione perché si ottenesse questo importante risultato”.

In base a questa importante decisione, già sulla Guida del 2025 Gravina sarà ospitata insieme ad alcune fotografie di Carlo Centonze, raffiguranti gli scorci più suggestivi del centro storico. Con i nuovi dieci arrivati il numero complessivo delle piccole località eccellenti sale a 371; delle  dieci nuove entrate, di cui due sole località del Sud, una è proprio Gravina che si dimostra sempre più all’altezza delle moderne sfide del turismo, che chiedono alti livelli qualitativi della vita per i residenti e un efficiente sistema di accoglienza e di ospitalità per turisti e visitatori.

 I parametri per farne parte sono essere sotto i 15.000 abitanti nell’intero territorio comunale e non contarne più di 2.000 nel borgo: Gravina infatti è stata inserita come borgo ospite per due anni (2025-2027). I dieci borghi che hanno ottenuto il prestigioso riconoscimento sono stati proposti dal Comitato Scientifico, e ammessi dal Consiglio Direttivo che si è riunito nei mesi di settembre e novembre, al termine di un iter di certificazione (costituito da 72 parametri) che valuta il patrimonio artistico, storico, culturale e paesaggistico, le iniziative per la tutela dell'ambiente, i servizi per la popolazione e per l'accoglienza turistica. La commissione esaminatrice era stata a Gravina lo scorso luglio, accolta dall’Amministrazione nelle persone del sindaco Fedele Lagreca e dell’Assessore al turismo Giusy Festa.



venerdì 18 ottobre 2024

Gravina in Puglia da "Paesi del Gusto"



Paesi del Gusto
   

fonte: https://www.paesidelgusto.it/in-puglia-ce-una-cittadina-sospesa-nel-vuoto-dove-tutto-e-scolpito-nella-roccia-anche-un-ristorante-dove-mangi-18-metri-sottoterra/

In Puglia c’è una cittadina sospesa nel vuoto dove tutto è scolpito nella roccia. Anche un ristorante dove mangi 18 metri sottoterra

di Marianna Di Pilla  | 17 Ott 2024

È una delle gemme nascoste della regione pugliese, situata nel cuore dell’area della Murgia, a ridosso del confine con la Basilicata. Conosciuta per il suo affascinante centro storico, le chiese rupestri e le profonde gravine che solcano il paesaggio, Gravina in Puglia è un borgo ricco di storia, cultura e bellezze naturali. Questo luogo, che ha ispirato artisti e registi, rappresenta un perfetto esempio di come la storia antica e la natura possano fondersi armoniosamente. Oggi Gravina è un borgo che ha mantenuto intatto il suo fascino antico, con un intreccio di stradine, architettura rupestre e palazzi nobiliari che raccontano secoli di storia. Cosa vedere a Gravina in Puglia

Gravina in Puglia, cosa vedere



La Cattedrale di Santa Maria Assunta, situata nel cuore del centro storico di Gravina, è uno dei monumenti più importanti della città. Costruita nel 1092 per volere di Roberto il Guiscardo, la cattedrale è un magnifico esempio di architettura romanica pugliese. L’interno è ricco di affreschi e decorazioni barocche, mentre dalla terrazza esterna si può godere di una vista spettacolare sulla gravina sottostante. La cattedrale rappresenta un importante punto di riferimento spirituale e culturale per la comunità locale.

Uno dei simboli di Gravina è il suggestivo Ponte Acquedotto, un ponte a due arcate costruito nel XVII secolo per portare l’acqua nella città. Questo imponente ponte attraversa una delle gravine più profonde e offre una vista mozzafiato sulla gola e sul paesaggio circostante. Il ponte è uno dei luoghi più fotografati di Gravina ed è anche stato utilizzato come location per diverse produzioni cinematografiche, inclusa una scena del film di James Bond No Time to Die (2021).

Gravina in Puglia, cosa mangiare



Uno dei prodotti più famosi di Gravina è il pane di Gravina, un pane tradizionale a lievitazione naturale, cotto nei forni a legna e fatto con semola di grano duro. Questo pane ha una crosta croccante e una mollica soffice e fragrante, ed è perfetto per accompagnare i piatti tipici della cucina locale. Il pane di Gravina è molto simile al celebre pane di Altamura ed è un simbolo della tradizione gastronomica del territorio.

Notevole anche la produzione casearia di Gravina in Puglia, che annovera tra le sue specialità il celebre Pallone di Gravina (Presidio Slow Food).

La zona di Gravina è infine rinomata per la produzione del Vino D.O.C. Gravina, un vino bianco fresco e fruttato, ottenuto da uve Malvasia, Greco e Bianco di Alessano. Questo vino, perfetto per accompagnare piatti a base di pesce e formaggi freschi, è uno dei simboli della produzione vitivinicola della Murgia.

Gravina in Puglia, un mondo di pietra



La gravina è una profonda gola scavata dall’acqua che caratterizza il paesaggio di Gravina in Puglia. Questa fenditura naturale, che si estende per chilometri, offre uno spettacolo mozzafiato di natura selvaggia e incontaminata. Esplorare la gravina significa immergersi in un paesaggio unico, dove è possibile fare escursioni tra grotte, chiese rupestri e antichi insediamenti nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia di cui Gravina fa parte.

Gravina è infatti famosa per le sue chiese rupestri, scavate nella roccia calcarea che caratterizza il paesaggio della Murgia. Queste chiese, utilizzate dai monaci eremiti e dalle comunità religiose nel Medioevo, sono una testimonianza affascinante della vita spirituale e sociale del tempo.

Tra le chiese rupestri più note ci sono la Chiesa di San Michele delle Grotte e la Chiesa di San Basilio, entrambe decorate con affreschi e scolpite direttamente nella pietra. Questi luoghi di culto rappresentano una delle attrazioni più suggestive di Gravina, perfetti per chi desidera immergersi nella storia antica del territorio.

Di rupestre a Gravina in Puglia non ci sono solo le chiese. Scavati all’interno delle antiche grotte ancora oggi visibili nel centro storico, si ritrovano tantissimi ristoranti in grotta dove assaggiare piatti e specialità della cucina locale. 

Un posto su tutti? Il 13 volte, uno dei locali più pittoreschi della cittadina pugliese. Aspetta il visitatore a ben 18 metri di profondità, e lo accoglie con le sue tredici altissime volte di tufo che danno il nome (o meglio, il numero) al locale stesso. Indirizzo: Via Guglielmo Marconi, 13, 70024 Gravina in Puglia (BA).

lunedì 12 agosto 2024

La Via Appia - Regina Viarum è patrimonio mondiale dell'umanità



Il Comitato del Patrimonio Mondiale, riunito a Nuova Delhi nella 46esima sessione, ha deliberato l'iscrizione della "Via Appia - Regina Viarum” nella Lista del Patrimonio Mondiale che diventa così il 60esimo sito italiano riconosciuto dall'UNESCO. 27/07/2024

Il link per ogni informazione:

https://www.parcoarcheologicoappiaantica.it/news-eventi/via-appia-regina-viarum-la-strada-candidata-unesco/



giovedì 25 aprile 2024

Le Luminarie del Sud si candidano a Patrimonio Unesco - Aprile 2024

Le Luminarie come Patrimonio Culturale Immateriale dell'Unesco.
Di seguito alcuni link relativi alla candidatura UNESCO.
https://www.elle.com/it/lifestyle/viaggi/a60507493/luminarie-sud-patrimonio-unesco/
https://www.grammichele.eu/20657/le-luminarie-del-sud-si-candidano-a-patrimonio-immateriale-unesco/
https://www.barbarhouse.com/it/notizie/luminarie-patrimonio-dellumanita-verso-il-riconoscimento-unesco


sabato 9 marzo 2024

Gravina nel 1962

Una bella descrizione ritrovata in una guida turistica del 1962 che parla della città di Gravina in Puglia nella terra di Puglia. La terra dei muretti a secco.

10000 anni di storia: Gravina in Puglia

Pubblicato da: Il Brigante NEWS

Riporto l'intero articolo
riguardante Gravina in Puglia.



martedì 4 agosto 2015


Gravina In Puglia 10000 anni di storia, la città più antica della storia




l'antica Sidion Conosciuta come "Città del grano e vino",  Gravina è una delle città più antiche al mondo ad essere abitata, con insediamenti risalente a più di  10.000 anni fa. Nelle grotte dell'habitat rupestre e nella necropoli superiore sul costone del torrente Gravina, l'antico "caprio", sono stati ritrovati oggetti che testimoniano la presenza di insediamento umano dal Paleolitico; nel Neolitico gli insediamenti diventarono più stabili, come testimoniano tracce evidenti di villaggi ed alcuni villaggi sono giunti fino a noi, diventando i quartieri più antichi della città Piaggio e Fondovico . Molte delle case  sono state vissute senza interruzione dall'età del bronzo, fino allo sfollamento forzato a causa dell'emigrazione. Nel museo Nazionale "Pomarici Santomasi" e in quello della diocesi di Gravina, sono conservati reperti provenienti dalle necropoli della zona sul costone della gravina e della collina di Botromagno. aspettiamo che l'unesco finalmente convalidi la richiesta di iscrizione  nella lista dei Patrimoni dell'Umanità .
Insomma Gravina è fra le città piu antiche della storia, ma Matera è più famosa e Altamura è più intraprendente, forse per questo che stiamo ancora aspettando il veto dell'UNESCO
Rocco Michele Renna

la Via Appia

Gravina
Comune Duosiciliano della colonia italiana,  noto anche come Gravina In Puglia è un comune Duosiciliano di più di 45.000 abitanti della città metropolitana di Bari, in Puglia. Ospita la sede del Parco Nazionale dell'Alta Murgia.

Territorio

Il comune di Gravina è situato nei contrafforti, tra il pre-appennino lucano e l'altopiano delle Murge. A sud confina con la Basilicata. Ha un'estensione territoriale di 384,74 km2, che ne fanno il 21° comune italiano per estensione territoriale.
Versante Bradanico - territorio gravinese.

Dal punto di vista orografico, è situata tra il pre-Appennino lucano e la Murgia nelle zone terminali, con altitudine media di 360 m. Parte della città si estende sulle sponde di un crepaccio profondo, molto simile ai canyon, scavato nella roccia calcarea da un fiumiciattolo, il torrente Gravina, affluente del Bradano, da cui prendono il nome le famose gravine della Murgia, in un territorio caratterizzato dalla presenza di numerose cavità carsiche, come il profondo Pulicchio di Gravina.
Rocca Garagnone - Murgia.
pulicchio

La vegetazione comprende numerosissime specie (pseudo steppe mediterranea - sulla Murgia) a cui si contrappongono interminabili uliveti e vigneti, ma anche la coltivazione del grano duro è tra le peculiarità del territorio.

Il Bosco comunale Difesa Grande con i suoi 2.000 ettari è uno dei più importanti complessi boscati dell'intera Puglia. Situato a 6 km dal centro abitato di Gravina, nel medio bacino idrografico del fiume Bradano.
Clima

Il clima è tipicamente mediterraneo: gli inverni sono relativamente miti, con temperature che solitamente non scendono mai sotto gli zero gradi centigradi; le estati sono, invece, calde e secche.


Toponimo

Il toponimo "Gravina" proviene dalle gravine[5]: spaccature della crosta terrestre simili a canyon. Sul motto riportato sul gonfalone cittadino vi è scritto “Grana dat et vina" (trad. "offre grano e vino"), attribuito alla città da Federico II di Svevia, il quale amava questa città tanto da definirla "giardino di delizie". Egli, infatti, fece realizzare in loco un castello, del quale restano oggi soltanto i ruderi, che aveva la funzione di ospitare lui ed i suoi uomini, prima e dopo le battute di caccia svolte nel territorio murgiano.
     Storia di Gravina in Puglia.
« In Italia i sanniti, dopo aver espugnato Sora e Calazia, città alleate ai romani, ne vendettero schiavi gli abitanti; nel frattempo i consoli romani invasero con un numeroso esercito la Iapigia e si accamparono presso la città di Sìlbion. Poiché essa era presidiata dai sanniti, l'assediarono per molti giorni, e dopo averla espugnata con la forza, catturarono più di cinquemila prigionieri e presero anche un'ingente quantità di altro bottino. »

« Chi navighi da Brindisi lungo la costa adriatica incontra la città di Egnazia, tappa comune per i viaggiatori diretti, per mare o per terra, a Bari: la navigazione si effettua col vento di Noto. Fino a qui si estende lungo il mare il territorio dei Peuceti, nell'entroterra fino a Silvium. Esso è tutto aspro e montagnoso, poiché in gran parte occupato dagli Appennini, e si ritiene abbia accolto coloni arcadi »

Grazie alla posizione strategica dei vari abitati, Gravina può vantare una storia antichissima. Il suo territorio risulta essere stato abitato già dal Paleolitico antico, data l'alta presenza di acque nel torrente della Gravina, mentre i resti più consistenti risalgono al Neolitico, sin dal 5950 a.C.
Gli insediamenti più antichi sono stati individuati nelle contrade di Botromagno, S.Paolo, Vagnari, S.Stefano e S.Staso (paleocristiano). I toponimi Sidis (Σίδις), Sìlbion (Σιλβìον), Sidìon, Silvium, Petramagna o Botromagno (nome della collina dove si è sviluppato l'antico abitato) e i nomi degli antichi indigeni, quali Sidini, Silvini, attestano che la città subì la colonizzazione peuceta, prima, e greca, poi. In seguito, la conquista romana, come confermato anche dagli evidenti scavi archeologici, le necropoli e i relativi corredi funerari.
Il percorso della Via Appia che, da Benevento, si diramava nella cosiddetta "Appia antica", in basso, che conduceva a Brindisi passando da Taranto, ed "Appia Traiana", tracciato in alto

Prima influenzata dai Greci, poi occupata da Roma, fu facile preda dei visigoti di Alarico e dei vandali di Genserico nel V secolo a.C. Distrutto il centro abitato, uno sulla collina di Botromagno e l'altro sul ciglio del burrone, la popolazione si trasferì nel sottostante burrone, dove alle grotte preesistenti aggiunsero altre abitazioni.


All'epoca di Alessandro il Molosso, divenne polis con diritto di coniare monete (Sidinon) e dopo la terza guerra sannitica (305 a.C.) divenne municipium romano, toccato dal tracciato della via Appia.

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, seguì le vicende dell'intera Italia, passata attraverso l'effimero dominio dell'erulo Odoacre, il regno goto e, infine, all'inizio del V secolo, la riconquista dell'Impero ad opera di Giustiniano. Durante lo stesso secolo fu inglobata nel dominio dei nuovi invasori Longobardi, sino all'avvento dei Normanni. Intorno al 1006 fu contea con Accardo, padre di Umfrido. Questi nel 1091 ricostituì la diocesi e consentì la costruzione della cattedrale presso il castello, sul ciglio della "Gravina" tra i rioni, Piaggio e Fondovito.

Le famiglie degli Aleramici e dei De Say la elevarono a Marchesato; Federico II di Svevia, con Gilberto d'Aigle, la mise a capo del Giustizierato di Terra di Bari, ponendola in primo piano tra le città di Puglia per le sue ricchezze e bellezze naturali. Infatti, la sua contea comprendeva gli attuali territori dei comuni di: Altamura, Ruvo, Bitetto e Grumo Appula.Dal 1267 al 1380 fu feudo degli Angioini ora d'Angiò, ora d'Ungheria. In questo stesso periodo, Gravina divenne città demaniale e feudale. Conobbe il Cristianesimo nel I secolo d.C. e fu evangelizzata da Basiliani, Benedettini, Francescani, Domenicani. Nel XIII secolo giunsero i monaci degli ordini cavallereschi: Templari e Cavalieri Gerosolomitani, che furono possessori di case e territori di grandi estensione. Nel XIV secolo divennero feudatari gli Orsini di Roma. Successivamente si avvicendarono i discendenti delle case Del Balzo e Anguillara, di Taranto e Solofra. Francesco Orsini, prefetto di Roma, elevò il feudo di Gravina in Puglia a ducato.


Gli Orsini furono signori dal 1380 al 1816. In questo lungo arco di tempo la città subì le prepotenze feudali, dell'alto clero e dell'oligarchia locale. La città è molto nota in quanto nel 1649 vi nacque Pietro Francesco Orsini. Durante il periodo borbonico Gravina ebbe molto risalto fino a considerarla la seconda città del regno dopo napoli, molto ammirata dalla famiglia reale borbonica che la scelsero per soggiornare durante il viaggio verso Bariper il matrimonio di Francesco I e soprattutto per le angherie che arrivavano aala corte di napoli perpretata da nobili senza scrupoli in nome di sua maestà. tanto che Ferdinando II ordinò che la richiesta fatta da suo nonno Carlo di Borbone venisse esaudita e cioè una grande nobile e ricca città come Gravina non poteva vivere di acqua piovana , obbligando quindi gli Orsini a provvedere.

La cavallerizza
 
 Gravina grazie alle sue cavallerizze ha dato alla corte Napoletana e a tutto l'Esercito Delle Due Sicilie i migliori cavalli che venivano allevati allora, il corsiero delle murge, un incrocio con il cavallo arabo che con conseguenti incroci ha dato origine al al Lipizzano e all'attuale Murgiano.
Regina Maria sofia di wittelsbach,

Come potete vedere in questa foto la Regina Maria sofia di wittelsbach, ultima regina delle due Sicilie, Moglie di Francesco II di Borbone,  il cavallo che sta montando era allevato proprio a Gravina, il cosiddetto corsiero delle murge che ha dato origine al murgiano di oggi

     La città fu in parte danneggiata dai bombardamenti degli aerei tedeschi durante il secondo conflitto mondiale. Ancora oggi nella città di Gravina prende luogo la Fiera San Giorgio, che si ripete ogni anno dal 1294, in coincidenza con il Giorno della liberazione (25 aprile)


https://it.wikipedia.org/wiki/Gravina_in_Puglia

La via Appia, l'antica regina viarum



L' Appia Antica candidata a bene Unesco

Non potevo rimanere indifferente alla candidatura della Via Appia Antica a Patrimonio Unesco. È notizia del Ministero della Cultura del 2022.
Allego link
https://www.unesco.it/it/News/Detail/1723
https://www.parcoarcheologicoappiaantica.it/news-eventi/via-appia-regina-viarum-la-strada-candidata-unesco/
https://www.beniculturali.it/appiaunesco











Roberto Giacobbo a Gravina in Puglia

Dalla puntata dell'11 giugno 2019 del programma televisivo "Freedom- Oltre il confine" su Rete 4 condotto da Roberto Giacobbo. Puntata dedicata a GRAVINA.


https://www.facebook.com/136245693057182/posts/2830311183650606/
https://www.facebook.com/gravsott/videos/1556937154441594/
https://www.facebook.com/gravsott/videos/384086975544358/