giovedì 8 ottobre 2026

La Via di San Francesco - Via del Sud - 2° episodio

Edicola all'ingresso dell'Eremo di San Francesco - Monteluco

01 ottobre 2026 Bologna - Assisi Santa Maria degli Angeli (PG)
Come da programma (fissato alcuni mesi fa), io e la mia amica e collega Mari, ci accingiamo ad aggiungere nuove tappe alla Via del Sud del cammino di San Francesco. L'obiettivo è arrivare a Roma ma, anche questa volta per il tempo a nostra disposizione, decidiamo di fermarci a Rieti; proseguiremo fino alla ultimazione in Roma in un successivo viaggio. 
Da Bologna alle 15.50 partiamo con il bus Flixbus fino a raggiungere Assisi - Santa Maria degli Angeli. All'arrivo, sono circa le 20.50, siamo subito dirette alla nostra casa religiosa "Casa Perfetta Letizia" delle Suore Missionarie di Susa. Qui ad attenderci ci sono Suor Viola (che ormai conosciamo) e Suor Silvia da Torino (nuova arrivata).
Suor Viola ci assegna la depandance esterna dal nome "San Francesco" tutta per noi: 4 letti e un bagno. Facciamo subito la cena in struttura con fusilli al tonno e pomodoro, cotoletta di pollo impanata (di quelle già pronte), peperoni arrostiti e patate al forno buonissime, vino rosso, acqua e frutta. Non manca il dolce (pesche all'archemes da Bologna, tipiche della tradizione emiliana, un piccolo presente) accompagnato dall' "acqua benedetta delle suore", una buonissima grappa che Suor Viola ci offre volentieri perchè orgogliosa delle sua provenienza, infatti arriva direttamente dalla sua Albania. Ci auguriamo la buonanotte e ci diamo appuntamento al mattino seguente di buon ora, perchè abbiamo il treno regionale alle 7.20 che da Assisi ci porterà a Spoleto da dove inizierà il nostro cammino.

02 ottobre. Sveglia alle 6.00 
1^ tappa Spoleto-Ceselli 18km - Percorso impegnativo
Facciamo una colazione veloce in struttura, salutiamo le suore e usciamo. L'aria mattutina è fresca ma piacevole. Ci affrettiamo perchè abbiamo il treno alle 7.20 diretto a Terni con fermata a Spoleto. All'uscita dal treno, una coppia ci chiede se conosciamo la fermata del bus diretto a Cascia. Diciamo loro di non essere del posto ma l'accento non ci inganna ... Sono pugliesi e sono proprio di Gravina, abitano nel quartiere Giulianello. E il figlio abita in via Unità d'Italia, cioè dietro casa mia! 
A Spoleto sappiamo dove fare colazione (e soprattutto andare in bagno) in un bar del corso principale dove avevamo fatto pausa nello scorso cammino. Da qui ci incamminiamo verso la Rocca Albornoziana perché è da lì che parte il cammino di San Francesco. Facciamo un'altra pausa caffè nel bar degli Artisti in piazza Mercato, unico bar aperto, per apporre il primo timbro sulla credenziale (io purtroppo l'ho dimenticata a casa, ma ho un post-it con me). Sono le 8.55 circa, l'uscita dal centro è molto bella perché attraversiamo il Ponte delle Torri, un ponte caratterizzato da possenti arcate, derivato da un acquedotto romano, con una vista stupefacente sulle colline verdeggianti attorno. Camminiamo lungo sentieri bel segnalati (il segnale giallo-blu che ci ha guidato nello scorso cammino), con ripide salite, con fondo a tratti terroso, pietroso e con roccia affiorante in mezzo ai boschi di lentaggine e altre specie arboree ed arbustive. Dopo circa 7 km da Spoleto, quasi tutti in salita, arriviamo allo splendido santuario-eremo di San Francesco in Monteluco. Qui hanno dimorato i primi frati francescani in piccole celle dal soffitto in vimini (in alcune è ben conservato). Il monastero ospita la cappella di San Leopoldo e San Bernardino che visitiamo. Mentre quella di Sant'Antonio è chiusa. All'uscita, breve sosta nel bosco sacro di Monteluco, un'estesa area boscata di lecci. Riprendiamo il cammino che è ancora in salita per alcuni tratti e quindi in discesa, all'interno di boschi.  Incrociamo i primi 4 pellegrini che camminano in direzione opposta alla nostra e subito dopo altri 2. Continuiamo a camminare lungo stretti sentieri terrosi e pietrosi in discesa, puntellati di tantissimi ciclamini, di felci, mentuccia e timo. Non mancano anche  piante di ginepro, di ginestra e di asparago selvatico. Sentiamo il piacevole suono dello scorrere dell'acqua e da lì a poco guadiamo nel bosco un ruscello dove sostano 4 pellegrini che crediamo non italiani perchè parlano in inglese. Li salutiamo e proseguiamo. Il cammino è quasi sempre in discesa, tranne brevi tratti in salita. Al decimo km decidiamo di fare anche noi una sosta per ristorarci. Ci raggiungono due pellegrine che riconosciamo essere quelle del gruppo dei 4 incontrati poco prima. Sono americane del Wisconsin, abitano vicino a Chicago. Scambiamo due chiacchiere, facciamo foto, e scopriamo che alloggeranno nel nostro stesso B&B "il Ruscello" in Ceselli. Lungo il cammino a tratti aperto sulla vallata con colline verdeggianti, puntellate di macchie di rosso autunnale e qualche costruzione in lontananza, procedendo sempre in discesa, raggiungiamo la frazione di Pontuglia dove c'è un antico mulino visitabile. Da li', in discesa, costeggiamo il piccolo ruscello che è incanalato a bordo strada dal rumore fragoroso (impareremo dopo che si tratta del fiume Nera e che ci accompagnerà a lungo perchè stiamo attraversando la Valnerina). Decidiamo di sostare per calmare il "bollore" dei nostri piedi. L'acqua è molto fredda, ma piacevole è la sensazione e il beneficio che ci offre. Ci superano salutandoci le due pellegrine americane dirette al B&B. Riprendiamo anche noi il cammino lungo una strada, ormai asfaltata gia' da qualche km, quindi molto comoda e agevole. La temperatura lungo il cammino è piacevole, il sole non scotta e il tragitto percorso è stato quasi sempre in mezzo a boschi, tra paesaggi  davvero splendidi. Alle 15.00 arriviamo a Ceselli. Al nostro B&B ci accoglie la sig.ra Oriana. Abbiamo un intero appartamento tutto per noi. Dopo la doccia e il riposo, usciamo mezz'ora prima della prenotazione al ristorante accanto al B&B (dallo stesso nome), così approfittiamo per visitare il centro storico di Ceselli a poca distanza da noi. Alle 19.30 siamo le prime ad arrivare al ristorante, e insieme a noi, due coppie di bresciani e quindi le due pellegrine americane. Noi ordiniamo una strapazzata di uova con tartufo, tagliatelle al tartufo e pachino, cicoria ripassata in padella. Vino bianco e acqua frizzante. A fine pasto facciamo un po' di chiacchiere con le americane. Una delle due ha 73 anni, è in pensione e viaggia molto, infatti dopo il cammino è diretta a Copenhagen. L'altra, invece, ha 61 anni, ancora in attività, se ne torna in Wisconsin. Ci chiedono se siamo madre e figlia (già stamattina un signore a Spoleto ha fatto la stessa domanda, e vi lascio immaginare la mia reazione!!!). Le americane vorrebbero pagare 4 uova sode che hanno chiesto all'Oriana perchè a loro dire la colazione è un po' scarsa. Non sanno quanto lasciare in più e chiedono alla cameriera quanto potrebbero costare 4 uova sode. Alla fine tra i 2 euro della cameriera e i 4 euro a cui pensavano, io dico "don't worry, be happy". E tutti scoppiamo in una grande risata. La serata si conclude con i saluti finali e un "arrivederci" detto all'americana, cioè alla "Stanlio&Ollio". Ore 21.30 siamo nel nostro appartamento. Domani sveglia alle 6.00, abbiamo molti km da fare.

03 ottobre. S
veglia alle 6.00. 
2^ tappa 28 km Ceselli-Arrone-Piediluco - Percorso non impegnativo (Ceselli-Arrone) di media difficoltà (Arrone-Piediluco)
Colazione nel B&B e uscita alle 6.50. Ci incamminiamo dirette ad Arrone che dista 15 km. La strada è asfaltata e sterrata ma pianeggiante. Il percorso odierno sappiamo essere abbastanza facile, almeno fino ad Arrone. Il paesaggio è splendido, colline verdeggianti e dal profilo sinuoso e ondulato. Il fiume Nera non ci abbandona durante tutto il tragitto. Sentiamo il suo scorrere, alcune volte più rumoroso altre volte quasi silente. A Ferentillo, che è alto rispetto al nostro sentiero (si riconosce dalla torre in cima isolata), incrociamo dapprima una pellegrina e subito dopo un altro pellegrino in senso contrario al nostro (saranno diretti a Assisi). Il cielo è parzialmente nuvoloso e le temperature sono gradevoli anche se oggi indossiamo la felpa per un bel po'. Arriviamo ad Arrone e qui facciamo una breve sosta caffè con pastina e inevitabile bagno. Prendiamo il timbro per la credenziale e continuiamo dirette verso Piediluco. Abbiamo davanti a noi circa 13 km all'arrivo. Attraversiamo paesaggi molto belli, ritroviamo le distese di ulivi, che non vedevamo dal cammino scorso (quello fatto in maggio), filari di vigneti, e lungo il margine dei sentieri, molti alberi di noci di cui raccogliamo i frutti. E tante siepi e arbusti di alloro lungo i margini di sentieri e di abitazioni. Ne raccogliamo un bel pò, perchè la Mari vuole preparare l'allorino (liquore digestivo buonissimo che io preparo da tempo). Attraversiamo tratti brevi boscati fino ad arrivare ad un bivio con la segnaletica che indica due direzioni: Piediluco-Roma e Greccio-Terni, quest'ultima direzione porta verso le Cascate delle Marmore per poi ricondurre su Rieti. Noi prendiamo la prima e ci incamminiamo verso un sentiero sterrato e pietroso in salita, molto ripido con molti tornanti e molto lungo. Arriviamo dopo una bella sfacchinata in località Marmore. Qui c'è tanta gente perché oggi è sabato e molti approfittano per visitare le cascate e trascorrere una giornata all'aperto, le temperature lo consentono. Ci fermiamo in un parco per breve pausa con barrette, noci, prugne fresche. Quindi riprendiamo a camminare seguendo la segnaletica, sempre chiara e presente. Non ci si può sbagliare. Costeggiamo ancora il fiume Nera che in alcune zone si estende tanto da sembrarci fermo come un lago. Si sente il verso delle fologhe che sono assai numerose. Il sentiero è assolato, con fondo terroso e molto tranquillo. Il paesaggio davanti a noi è molto bello, colline e pini che svettano a distanza ma anche lungo il nostro sentiero, si sente il profumo di resina e si vedono gli aghi di pino sul sentiero che calpestiamo. Non vi sono pellegrini. Oggi abbiamo incontrato più ciclisti in giro che camminatori. Piediluco non è distante, si intravede il suo profilo a distanza ma mancano ancora 5km. Percorriamo un breve tratto su una strada asfaltata e carrabile prima di addentrarci  in un bosco su uno stretto sentiero, dapprima in salita e poi in discesa. Qui in senso contrario finalmente incrociamo 6 pellegrini. Andiamo avanti mancando pochissimi km al nostro arrivo. Contattiamo il sig. Alberto che deve accoglierci nell'ostello Santuario di San Francesco in Piediluco (il suo riferimento mi è stato dato dal parroco don Lorenzo che avevo contattato già mesi prima e poco prima di arrivare). Sono circa le 14.30 e in paese c'è movimento di gente perché il posto sembra molto carino vista la presenza del lago. Al civ. 63 di Corso Raniero Salvati c'è l'Ostello e la Chiesa di San Francesco del XIII sec. sostiamo sui gradini aspettando che arrivi il sig. Alberto che arriva da lì a pochi minuti e ci conduce nella nostra stanza doppia con due letti. C'è un bagno e una cucina in comune, e altre due stanze, una doppia e una quadrupla, entrambe con letti a castello. Un bel balconcino assolato dove stendiamo i nostri panni ad arieggiare. Qui il sig. Alberto ci da tutte le info necessarie, ci lascia le federe usa e getta, le chiavi del portone e ci saluta. Lasciamo donativo e apponiamo timbro sulla credenziale. In struttura siamo sole e quindi questo ci conforta. Il bagno sarà tutto nostro. Ci docciamo come sempre e poi riposiamo i nostri piedi (e non solo) distrutti dalla fatica. Dopo un breve riposo, sotto 2 doppi piumoni per il tanto freddo dovuto alla stanchezza e al luogo, usciamo per un giretto in paese. Confermiamo la bellezza del posto e la sua particolarità. Esso si sviluppa su una collina che protende verso il lago. Le case sono piccole e le viuzze in salita e con gradini, sono un'estensione delle case stesse. Addobbate con vasi di fiori, sedie e panchine e tanto altro. Alle 19.00 abbiamo prenotato la cena nel ristorante che il sig. Albero ci ha suggerito il ristorante "Giosefatta". Fettuccine al profumo di lago, carbonaretti in salsa verde (pescetti di lago alla griglia), cicoria ripassata in padella, sbriciolata alla crema, vino bianco grechetto, acqua. Tutto molto, molto buono. A nostro dire la migliore cena finora degustata lungo il cammino.


04 ottobre. Sveglia alle ore 6.00. 
3^ tappa km 22 Piediluco-Poggio Bustone - Percorso molto impegnativo
Colazione in ostello con quel che abbiamo noi e un caffe e tè a disposizione dei pellegrini.  Alle 7.30 usciamo dal paese ammirando il sole che si sta levando sul lago che crea una vista assai stupenda. Il riflesso dei primi raggi di sole nell'acqua è uno spettacolo imperdibile, mozzafiato! 
Ci incamminiamo seguendo la segnaletica su un percorso asfaltato e senza troppe difficoltà raggiungiamo Labro, un bellissimo borgo tutto in pietra molto ben conservato e tenuto. Non c'è nessuno, così ci sembra, infatti non c'è neppure un bar per un caffè. Uscendo dalla porta aretina ci incamminiamo sempre su strada asfaltata per poi iniziare lunghi sentieri, anche strette mulattiere tra i boschi, tutti in salita, salite ripide sassose, pietrose. Le temperature sono più alte dei giorni scorsi, il paesaggio è cambiato, sembra più urbanizzato, subito dopo Labro. La segnaletica c'è, forse meno frequente di prima e occorre attenzione per non perdere la strada giusta. I boschi che attraversiamo sono più aperti, penetrati dai raggi del sole. Ci sono querce, olmi, aceri, arbusti di ginestre e ginepro. Dopo tanta salita, molto faticosa, arriviamo al punto più alto della tappa odierna, dove si trova il faggio monumentale di San Francesco. In una estesa faggeta, tra faggi secolari, si trova il faggio che la tradizione vuole legato alla vita e culto di San Francesco. C'è anche una piccola chiesa in pietra costruita in tempi recenti su un vecchio rudere utilizzato da pastori in cui si sta celebrando la messa del Santo; si è raccolta tanta gente, all'interno della chiesa e fuori nell'area circostante. Dopo la messa è prevista l'inaugurazione di alcune sculture che somigliano a radici di albero, posizionate in modo sparso nei dintorni del bosco, opera di un artista locale. Così ci informa un fotografo che incontriamo al nostro arrivo al sentiero del faggio. Lasciamo il santuario per riprendere il nostro cammino. Con qualche incertezza sulla segnaletica, grazie alla mappa che la Mari utilizza e alla conferma di due pellegrini stranieri (i primi del giorno diretti ad Assisi), ci avviamo sulla strada verso Poggio Bustone. Il sentiero è subito in forte discesa, ghiaioso e terroso e si rischia di scivolare. Pian piano finiamo su una carrabile, anch'essa in discesa e poi ancora su sentieri sterrati, con roccia affiorante e ghiaia, o stretti sentieri tra boschi ma sempre prevalentemente in discesa. Accusiamo molta stanchezza, i piedi sono dolenti a causa delle discese. Non abbiamo trovato fontane, siamo a corto di acqua ed è caldo. Facciamo una breve sosta per riposare i nostri piedi. Il paese ci sembra lontano, ancora non appare ai nostri occhi, nonostante che manchino circa 4 km. Siamo su un percorso in discesa quando incrociamo la terza pellegrina che ci appare baldanzosa ed energica al contrario di noi che siamo fortemente e visibilmente stanche. Proseguiamo in discesa su asfalto ma siamo ancora in alto rispetto alle case sparse che si vedono in basso. Davanti ai nostri occhi una enorme vallata, ed in lontananza case sparse, campi arati, fazzolletti di boschi, due enormi specchi di acqua che sono laghi ma che non conosciamo, e il profilo degli Appennini all'orizzonte.  La strada che percorriamo continua ad essere asfaltata e in discesa. Siamo ormai alle porte del paese, c'è una festa in corso, si festeggia San Francesco, c'è movimento di macchine e gente. Interroghiamo Google maps per arrivare direttamente alla nostra struttura, "Accoglienza Casa dei Nonni Frate Jacopa" (a donativo), ma mancano ancora 30 minuti. Superiamo l'aggregato del centro storico, "aggrappato" ad un costone e continuiamo a seguire Google maps. Passiamo davanti ad un parco urbano "I Giardini di Marzo" ed intravediamo una scultura in bronzo raffigurante Lucio Battisti con la chitarra. D'altronde Poggio Bustone è il paese natale del famoso cantante. Manca ancora molta strada, tutta in discesa. Siamo quasi alla fine dell'abitato, anche se ci sono ancora case e  ci troviamo su uno passaggio stretto che ci conduce alla nostra struttura da cui non si va da nessuna parte, se non verso un sentiero di mezza costa protetto da staccionata che vi vede a distanza. Sono circa le 15.15. Lì ci sediamo su una panchina in attesa che arrivi la sig.ra Elena per l'assegnazione delle stanze. Nel frattempo arrivano due pellegrine straniere, una francese e una franco-canadese (amiche da 40 anni) molto simpatiche con cui chiacchieriamo un bel po' perché l'Elena si fa attendere. Hanno percorso il cammino da Roma e proseguono verso Assisi e poi da li' ancora verso Siena, sempre in cammino. Sono over 70 ma in formissima e hanno già fatto numerosi cammini. Finalmente poco dopo le 16.00  arriva Elena che ci assegna una stanza doppia e comunicante con altra stanza in cui sistema un pellegrino, Fabrizio della provincia di Imperia, arrivato pure lui li' ma è sul Cammino di San Benedetto in direzione Rieti. Elena ci propone una cena insieme con gli altri ospiti che subito accettiamo volentieri. Dopo la ormai consueta doccia e il riposo rigenerativo, alle 19.30 siamo nella cucina a cenare. Siamo in 7, compresa Elena, insieme a noi anche un'altra ospite pellegrina, una signora belga che è sul Cammino di San Francesco e diretta ad Assisi ma già in struttura da ieri. La cena prevede 2 primi, tagliatelle alla matriciana e riso con zucca, un secondo, costatine e spuntatine di maiale, fritte in padella, contorno di spinaci ripassati in padella e insalata. Dopo la piacevole esperienza conviviale con foto ricordo, andiamo a letto. Domani colazione alle 6.30 per riprendere ciascuno la propria nuova destinazione.


05 ottobre. Sveglia alle 6.00. 
4^ tappa 18 km Poggio Bustone-Rieti - Percorso non impegnativo
Come da accordi, dopo la colazione, salutiamo Elena e seguiamo le sue precise indicazioni per uscire facilmente dal paese attraverso la strada dapprima privata (dalla sua struttura) poi pubblica che conduce direttamente verso Cantelice. Il simbolo del cammino è proprio già all'inizio del percorso e quindi ci confortiamo per le precise e corrette informazioni ricevute da Elena. Il meteo promette bene, anche se le nubi sono ancora basse, più basse delle montagne che ci circondano. Il paesaggio mattutino, con le nubi che somigliano ad una distesa di acqua, viste in lontananza, l'aria frizzante, il silenzio, ... è emozionante. Proseguiamo a passo spedito, senza esitazioni, perchè il sentiero si snoda lungo una mulattiera fra i boschi e protetto da una staccionata in legno. Arriviamo così, in poco tempo, a Cantelice; qui sosta caffè e bagno. Per uscire dal paese, ci si deve "arrampicare" lungo una ripida e lunga salita gradonata che da basso del paese porta in cima, in Piazza Castello, per proseguire lungo il cammino. Il segnale non manca e il percorso è abbastanza facile. Attraversiamo tratti boscati e una sola discesa ripida dal fondo sconnesso, con ciottoli e ghiaia sciolta. Il resto sono tratti asfaltati pianeggianti e in leggera discesa. Notiamo che il cartello segnaletico e chilometrico del cammino di San Francesco in entrambe le direzioni (Assisi e Roma) e' affiancato da quello del cammino di San Benedetto, infatti entrambi i cammini portano a Rieti. Noi seguiamo sempre il segnale giallo-blu, dipinto ovunque (sui tronchi, sui paletti segnaletici, sui guardrails, sui sassi, ...) che ormai abbiamo imparato benissimo a riconoscere, il nostro "navigatore sul campo" ma nel dubbio consultiamo il percorso in mappa sul telefono perché in alcuni casi ritroviamo il segnale bianco-rosso del CAI o quello di San Benedetto (marrone con il Tau e la b), ma non il nostro. Camminiamo su strade asfaltate,  puntellate di abitazioni custodite da cani che abbaiano al nostro passaggio. Poi ci immettiamo su una strada statale ma fortunatamente "attrezzata" per i pellegrini perché consente di camminare lateralmente lungo un percorso sterrato e protetto da staccionata in legno (sul lato verso il bosco) e da guardrail. La città di Rieti si comincia a vedere sotto i nostri occhi e da li' a poco il cartello di arrivo in città. Sono circa le 10.30 e le previsioni di Elena sono puntualmente confermate. Ancora un paio di km circa e siamo in centro. La città non è particolarmente bella. Visitiamo la Cattedrale di Santa Maria, la piazza antistante con una bella statua di San Francesco, passiamo davanti al Palazzo del Governo, percorriamo alcune vie centrali e infine apponiamo l'ultimo timbro sulla credenziale nell'ufficio turistico della città "Visit Rieti". Percorriamo via Roma dirette al ponte romano. Del ponte restano poche rovine che sembrano galleggiare sull'acqua chiara e limpida del fiume Velino che superiamo su un nuovo ponte ad una unica arcata ma di epoca moderna. Prima del nostro treno per rientrare a casa (alle 14.30) c'è ancora molto tempo. Cosi bighelloniamo nei paraggi, fino alle 12.30 perché abbiamo deciso di pranzare in una pizzeria-rosticceria a due passi dal ponte. Una omelette con spinaci e buonissimi contorni di verdure cotte, sono il nostro pasto accompagnato da una birra fredda. Con calma risaliamo verso il centro città e da qui raggiungiamo la stazione dei treni. In attesa, manca circa un'ora alla partenza, prendiamo un caffe in stazione e ammazziamo il tempo caricando i cellulari. Rischiamo di perdere il treno regionale perché, nonostante il pannello informativo visualizzi il treno in partenza "Rieti-Terni" sul binario 1, in realtà il nostro treno è al binario 3 ma nessun operatore FS ci informa. Dopo Terni, cambio treno regionale diretto ad Orte, quindi nuovo cambio con treno IC diretto a Bologna. Arrivo alle 19.50 circa. A Bologna in stazione, il viaggio si conclude, ci salutiamo e davanti a noi ci attendono i prossimi circa 100-105km da Rieti a Roma. 



Note finali.
Il cammino di circa 100km è stato molto piacevole ma percorso da pochi pellegrini (noi ne abbiamo incontrati pochi nonostante la festività del Santo del 4 ottobre). Abbiamo visitato luoghi molto belli: il Monastero di Monteluco e il bosco sacro, il borgo di Labro, il paese di Piediluco. Sicuramente il peso più leggero degli zaini sulle nostre spalle e la migliore predisposizione ad affrontare la fatica del cammino hanno reso il percorso più agevole rispetto alla volta scorsa. Le temperature sono sempre state ottime per camminare e, come sempre, abbiamo avuto incontri con persone simpatiche, amichevoli e accoglienti.

Nessun commento:

Posta un commento